L'inutile "spolverata" del PD



Portare la macchina all’autolavaggio ma lavarla solo sul muso, al massimo una sciacquatina al parabrezza ed una passata di giornale sul finestrino del guidatore. Fa niente se i sedili sono pieni di briciole, i tappetini sono infangati ed il cruscotto sepolto da una coltre di polvere. Tanto l’importante è la prima impressione, uno sguardo veloce all’apparenza, se il muso è pulito va più che bene. Oggi questa macchina potrebbe essere marcata PD, modello Grasso-Bersani, immatricolata nel 2012, messa in strada nel 2013.
Sappiamo tutti che l’ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso è sceso in campo - ebbene sì, c’è ancora qualcuno che “scende” in campo... - nelle file del PD: Bersani trionfante ha declamato che si tratta di un “simbolo della legalità” ed ha ostentato con orgoglio la sua appartenenza al Partito Democratico. Legalità, appunto. Ma - a ben vedere - nei giorni immediatamente successivi all’annuncio di Grasso il centrosinistra è scivolato proprio sulla tanto orgogliosamente sbandierata quanto scivolosa legalità: nelle “parlamentarie” del 28 e 29 dicembre difatti fra i candidati del partito di Bersani c’erano personaggi la cui fedina penale non risulta poi così pulita come potrebbe garantire la presenza di Grasso - lui sì, con fedina penale immacolata.
A Messina il PD candida un indagato per abuso d’ufficio, ad Enna un suo “collega” parimenti indagato, a L’Aquila un rinviato a giudizio, prescritto, a Massa Carrara un altro prescritto condannato in primo grado, a Trapani un candidato ha patteggiato la pena per abuso d’ufficio.
I nomi non contano - non li abbiamo nemmeno voluti mettere -, né conta il partito, ma conta l’ipocrisia con la quale i partiti - tutti compresi, nessuno incluso - si presenteranno il 24 febbraio: tutti proclamando uno spirito innovatore ma nessuno con un leader che non sia over 60, tutti all’insegna della riforma e nessun vero volto nuovo - non si dica che l’onorevole Monti rappresenti la novità per la politica nostrana... - tutti vantando una legalità che - ahinoi - fra Montecitorio e Palazzo Madama è da tempo che non si vede.

Le correnti della DC


La campagna elettorale per le elezioni che determineranno la composizione del Parlamento della XVII Legislatura della Repubblica Italiana ha visto il ritorno nella dialettica politica nazionale del Centrismo le vicende del quale, per oltre 40 anni, sono state monopolizzate da un unico partito: la Democrazia Cristiana. Fondata nel ’42 da Alcide De Gasperi insieme ad altri 16 anti-fascisti, essa raccolse l’eredità direttamente dal Partito Popolare di Don Sturzo, divenendo la maggiore forza politica del Paese. Ma la storia della DC è stata anche e soprattutto la storia delle sue correnti. Entrate nella retorica anti-partitica, le correnti democristiane sono state anche uno dei contributi più originali del pensiero e dell'organizzazione dei democratici cristiani italiani dal secondo dopoguerra fino alla sua eclissi.
Periodo degasperiano
Durante il periodo degasperiano, non si può parlare di vere e proprie correnti organizzate. Ma ricco è il dibattito, spesso molto acceso, su orientamenti e politiche del partito che hanno trovato distinzioni e contestazioni. I degasperiani sono stati, dalla nascita della DC fino alla morte di Alcide De Gasperi, il riferimento centrale, largamente maggioritario, del partito. I primi quattro Congressi nazionali della DC (1946, 1947, 1949, 1952) hanno visto i degasperiani guidare saldamente la DC. In larga parte provenivano dall'ex Partito Popolare di don Luigi Sturzo. Tra di essi si distinguono Attilio Piccioni, Giuseppe Spataro, Mario Scelba, Bernardo Mattarella, Giulio Andreotti. I degasperiani possono essere considerati una "corrente" dal momento in cui si è manifestata in maniera evidente la corrente politica dei dossettiani, dal nome del suo principale esponente, Giuseppe Dossetti. I dossettiani più importanti sono stati Amintore Fanfani, Giuseppe Lazzati, Giorgio La Pira. Erano culturalmente cresciuti intorno all'Università Cattolica di Milano di padre Agostino Gemelli, e per questo sono stati chiamati anche i "professorini". Espressero posizioni politiche di sinistra, fortemente improntate ad una concezione cristiana integrale della società, più attente alle esigenze di crescita sociale delle classi più povere del Paese. I dossettiani pubblicarono una rivista, Cronache Sociali, intorno alla quale mossero le loro principali critiche alla politica cattolico-liberale di Alcide De Gasperi e della maggioranza della DC. Il momento di maggior successo dei dossettiani viene misurato nel III° Congresso nazionale della DC nel 1949, in cui raccolgono circa il 30% dei voti congressuali, e nel V° Congresso del Movimento Giovanile della DC nel 1951, da loro vinto. Accanto a queste due fondamentali posizioni politiche nella DC del periodo degasperiano, si debbono aggiungere altri tre gruppi, molto meno influenti ma pur sempre significativi. Il primo è identificato in Politica Sociale, ovvero gli amici di Giovanni Gronchi. Sono un gruppo che nasce dalla sinistra dell'ex Partito Popolare di Sturzo, e intendono distinguersi dalla gestione degasperiana e dalla sua linea politica. Dopo l'elezione di Gronchi alla Presidenza della Camera dei Deputati prima, ed alla Presidenza della Repubblica poi, di fatto il gruppo si scioglie in altre correnti del partito. Tra i gronchiani si segnala Fernando Tambroni. Il secondo sono i vespisti, costituito da un gruppo di ex popolari più vicini alle posizioni moderate della DC, quali Stefano Jacini e Carmine De Martino. Il nome deriva dal luogo ove nacque, il club Vespa di Roma. Il terzo, evidenziato nel Congresso nazionale del 1952, è la corrente che sarà denominata l'anno successivo Forze Sociali, una corrente legata al sindacalismo cattolico, con posizioni evidentemente più orientate a sinistra ed al mondo del lavoro, a cui fa riferimento Giulio Pastore e molti dei sindacalisti della CISL. E' l'unica lista alternativa alla ritrovata unità del partito, con Guido Gonella Segretario politico.
Iniziativa Democratica e la DC degli anni Cinquanta
Amintore Fanfani
La prima, vera, corrente della Democrazia Cristiana fu Iniziativa Democratica, la corrente maggioritaria al Congresso di Napoli del 1954, guidata da Amintore Fanfani, che succedette ad Alcide De Gasperi alla segreteria politica della DC dopo la morte dello statista trentino. In Iniziativa Democratica si concentra il blocco centrale del partito, insieme alla parte più politicamente concreta del disciolto gruppo dei dossettiani, e vi troviamo quindi gran parte della futura classe dirigente democristiana: oltre ad Amintore Fanfani, ci sono Aldo Moro, Mariano Rumor, Benigno Zaccagnini, Luigi Gui,Emilio Colombo. Iniziativa Democratica è il perno su cui Amintore Fanfani costruisce una capillare struttura organizzativa della DC, per combattere sul territorio la forza e la penetrazione dell'organizzazione del PCI: di fatto, l'organizzazione della DC dei decenni successivi è stata costruita da Fanfani in questi anni. La Democrazia Cristiana, così orientata da Iniziativa Democratica, ha gestito il complesso periodo del centrismo post-degasperiano, e diventa protagonista del dibattito sull'apertura a sinistra verso il Partito Socialista, nell'ultimo periodo degli anni Cinquanta. Si distinguono in questi anni da Iniziativa Democratica altre correnti minori: la corrente denominata Primavera, legata aGiulio Andreotti, con posizioni più di destra rispetto al blocco maggioritario di Iniziativa Democratica; la corrente di Centrismo Popolare guidata da Mario Scelba, che si pone in continuità con l'esperienza degasperiana; la nuova corrente della sinistra di Base, fondata da Giovanni Marcora nel 1953. Durante la gestione fanfaniana della DC, la corrente della sinistra di Base si struttura sempre più, riceve l'appoggio del Presidente dell'ENI Enrico Mattei, e ad essa aderiscono Ciriaco De Mita, Luigi Granelli, Nicola Pistelli. Fondano una rivista a Firenze denominata Politica.
I dorotei e la DC degli anni Sessanta
L'apertura a sinistra verso il PSI, e la concentrazione delle principali cariche istituzionali e di partito nella figura di Amintore Fanfani, genera nel 1959 la spaccatura della corrente maggioritaria di Iniziativa Democratica.In quell'anno si costituisce la corrente dei Dorotei (il cui nome deriva dal convento di Santa Dorotea nel quale alcuni leader di Iniziativa Democratica si riuniscono per dare la sfiducia a Fanfani), molto più cauta nell'approccio verso il centro-sinistra, e più attenta alle ragioni delle gerarchie ecclesiastiche ed alle associazioni industriali. Alla corrente dorotea aderiscono Aldo Moro, Mariano Rumor, Antonio Segni, Paolo Emilio Taviani. L'altra parte della corrente di Iniziativa Democratica, e cioè i seguaci di Amintore Fanfani, si organizzano nella corrente di Nuove Cronache, a cui aderiscono tra gli altri Arnaldo Forlani, Ettore Bernabei, Franco Maria Malfatti, Giovanni Gioia.Inoltre, è in questi anni che la corrente dei sindacalisti viene denominata Rinnovamento Democratico, e poi successivamente Forze Nuove, e vi aderiscono, oltre a Giulio Pastore, Carlo Donat Cattin e Bruno Storti.Il VII° Congresso nazionale della DC vede prevalere sul filo di lana il raggruppamento più moderato della DC (i dorotei di Moro e Segni, la corrente Primavera di Andreotti, la corrente Centrismo Popolare di Scelba) sul raggruppamento più a sinistra (la corrente Nuove Cronache, la corrente di Base, la corrente Rinnovamento Democratico).
In tutti gli anni Sessanta, la Segreteria politica della DC viene tenuta dai dorotei, Aldo Moro prima, poi Mariano Rumor una volta che Moro va a guidare i governi di centro-sinistra, e Flaminio Piccoli per un breve periodo.
Aldo Moro
Le divisioni tra i dorotei e il ritorno di Nuove Cronache
Alla fine degli anni Sessanta, la vita interna della Democrazia Cristiana vede la progressiva frantumazione della corrente dorotea. Nel 1967 nasce la corrente dei Pontieri, una costola della corrente dorotea guidata da Paolo Emilio Taviani, che si pone l'obiettivo di creare un ponte tra la maggioranza del partito e le sue correnti di sinistra.
Nel 1968 nasce la corrente dei Morotei, gli amici di Aldo Moro che si distacca dai dorotei assumendo una posizione autonoma nel partito, con una linea politica sempre più orientata verso la sinistra. A questa corrente appartengono Benigno Zaccagnini e Luigi Gui.
Infine, nel 1969 la rimanente corrente dorotea si divide in due componenti diverse:
- Iniziativa Popolare, costituita da Mariano Rumor e Flaminio Piccoli; 
- Impegno Democratico, costituito da Emilio Colombo a cui aderisce anche la corrente Primavera di Giulio Andreotti.A parte le posizioni politiche assunte successivamente da Aldo Moro, le varie suddivisioni della corrente dorotea esprimono comunque una continuità nella gestione ordinaria del partito. Tanto che buona parte degli stessi Pontieri rifluiscono nel Congresso del 1973 nei Dorotei, e nel corso degli anni Settanta le due diverse componenti di Iniziativa Popolare e di Iniziativa Democratica riconfluiscono insieme.Dal 1969 al 1975 sono gli uomini della corrente di Nuove Cronache che guidano la DC, con Arnaldo Forlani prima e Amintore Fanfani poi. Di Nuove Cronache fanno parte, oltre ai due Segretari politici, anche Clelio Darida, Ivo Butini,Lorenzo Natali.

L'area Zaccagnini e la svolta del "Preambolo"

La sconfitta nel referendum sul divorzio nel 1974, e la forte avanzata comunista nelle elezioni regionali e amministrative del 1975, portano Fanfani alle dimissioni dalla Segreteria politica del partito, ed alla elezione di Benigno Zaccagnini, uomo legato ad Aldo Moro.
La Segreteria di Zaccagnini è legato ad uno sforzo di rinnovamento interno alla DC, ed alla politica del confronto con il PCI, che sfocia nei governi di solidarietà nazionale. Nel Congresso nazionale del 1976, l'alleanza delle correnti di sinistra della DC prevale sull'alleanza delle correnti moderate (dorotei, fanfaniani, andreottiani), e Benigno Zaccagnini vince l'elezione per la carica di Segretario politico contro Arnaldo Forlani.
Nasce così la cosiddetta Area Zac, che vede le correnti di sinistra dei Morotei, della Base, e di una parte di Forze Nuove (guidata da Guido Bodrato) raggrupparsi intorno alla linea politica di Zaccagnini.
La tragedia dell'assassinio di Aldo Moro toglie molta ispirazione alla Segreteria Zaccagnini, e la nuova politica del PCI porta all'esaurimento della solidarietà nazionale.
In questo contesto, il Congresso nazionale del 1980 modifica la linea politica del partito, riportandola verso una collaborazione con il PSI. La maggioranza del partito si costituisce intorno ad un "Preambolo" comune, a cui aderiscono i dorotei di Flaminio Piccoli e Antonio Bisaglia, la corrente Nuove Cronache di Amintore Fanfani e Arnaldo Forlani, e la corrente di Forze Nuove di Carlo Donat Cattin. Rimangono all'opposizione interna l'Area Zac e gli andreottiani.

Giulio Andreotti
Il settennato demitiano

Nel Congresso nazionale del 1982, le tradizionali correnti democristiane si scompongono parzialmente, intorno alla candidatura di Ciriaco De Mita alla Segreteria del partito. Ciriaco De Mita infatti, espressione della corrente della sinistra di Base raggruppata nell'Area Zac, viene eletto da una parte dei dorotei (Flaminio Piccoli), da una parte di Nuove Cronache (Amintore Fanfani) e dalla corrente andreottiana. L'altra parte dei dorotei (Antonio Bisaglia) e l'altra parte di Nuove Cronache (Arnaldo Forlani), unitamente alla corrente Forze Nuove di Carlo Donat Cattin, appoggia la candidatura di Arnaldo Forlani, che risulta perdente.
Sostanzialmente, la linea politica dell'inizio del settennato demitiano alla guida della DC è caratterizzata dalla competizione con il PSI all'interno di una coalizione che diventa il pentapartito.
Dopo le elezioni politiche del 1983, si assiste ad una gestione sostanzialmente unitaria della DC sotto Ciriaco De Mita, che compie uno sforzo teso alla abolizione delle correnti tradizionali della DC.
Il Grande Centro
Esaurita la lunga gestione demitiana del partito, il Congresso nazionale del 1989 sarà l'ultimo Congresso della DC. Vi si ritrovano le tradizionali correnti del partito, con la sola novità della corrente di Alleanza Popolare, a cui fanno riferimento i dorotei di Antonio Gava e Flaminio Piccoli, insieme agli amici di Arnaldo Forlani. Alleanza Popolare viene a rappresentare il cosiddetto Grande Centro della Democrazia Cristiana, accanto alla sinistra di Base di Ciriaco De Mita, alla corrente Primavera di Giulio Andreotti, a Forze Nuove di Carlo Donat Cattin ed a quanto rimane del seguito di Amintore Fanfani.
dal sito della Democrazia Cristiana®


Il tiepido centrismo moderato



Un vero e proprio tour de force informativo. Ecco che cosa sta affrontando il premier uscente Mario Monti in questi giorni: se a fine novembre Bersani e Renzi ci hanno deliziato più volte in diretta tv e due settimane fa abbiamo potuto assistere agli “show” mediatici del Cavaliere, impegnato in televisione ben tre volte in sette giorni, fra ieri e oggi il Professore si è presentato prima ai microfoni di RadioAnch’io, per cimentarsi poi nel già frequentato studio di UnoMattina. Abbiamo dunque potuto apprezzare la “linearità” del suo pensiero, rappresentato in buona parte dalla tanto celebre agenda. Un paio di osservazioni nascono spontanee dalla lettura di queste 25 pagine e dall’ascolto delle due recenti interviste.
Io credo che i valori etici siano fondamentali e che debbano essere difesi” afferma il Premier alla radio; e tuttavia nelle suddette pagine della sua agenda non sembrano ricoprire un compito tanto importante. E infatti Monti corregge subito il tiro: “Detesto quei partiti che usano i valori etici, spesso disattesi nella realtà”. E dunque nel suo partito - ci si passi il termine - meglio evitare i valori etici: scelte. E, in quanto tali, opinabili.
Se i valori etici non piacciono poi così tanto ai centristi moderati, sembra che esista un’altra parola che proprio non trova spazio nelle suddette pagine: famiglia. Ma come - ci si potrebbe chiedere - non è stato il Governo Monti a prevedere il bonus asilo per l’anno nuovo? Certo, ma i numeri purtroppo dichiarano inequivocabilmente che si tratterà di piccole somme destinate a pochissime famiglie, circa 11 mila. A chi non fosse pratico di dati statistici ricordiamo che l’anno passato in Italia sono nati circa mezzo milione di bambini...
E ancora - a dire il vero - esiste una parola, e quindi un’idea, ancora più rara della famiglia: se infatti quest’ultima è citata addirittura sette volte in 25 pagine, il termine matrimonio non viene mai usata. Chissà, forse per dimenticanza, forse per errore, ma - senza voler pensar male - è più probabile per scelta. Ci mancherebbe, rispetto per le scelte, ma esse, in quanto tali, sono opinabili. E allora ci si potrebbe chiedere se sia più utile per il nostro Paese impegnarci in Europeismi che forse non ci appartengono, o in lotte contro quei mulini a vento dei populismi, o in crescita economica tralasciando quella sociale. Sono scelte. Ma scegliere di non esprimersi su temi così delicati come i “valori etici” in base ai quali Monti attacca destra (soprattutto) e sinistra non è una scelta, e, dunque, appare ben più grave di un’eventuale scelta sbagliata: non citare determinati temi in fase di campagna elettorale è non solo dimostrazione di una tiepidezza - biblicamente intesa - tutt’altro che encomiabile, ma anche una tacita autorizzazione a qualunque presa di posizione in un possibile nuovo governo. Speriamo dunque che di qui alle elezioni Monti ci possa smentire, perché - ne siamo certi - ne avrà sia il tempo che le possibilità.

Scienza: una porta per la fede



È innegabile, l’anno appena terminato è stato caratterizzato da un numero considerevole di scoperte, dall’ormone del cuore - denominato peptide natriuretico atriale, fondamentale per la lotta all’obesità - all’ esperimento che ha dimostrato per la prima volta che il fotone è contemporaneamente onda e particella - passo in avanti fondamentale per risolvere uno dei misteri della meccanica quantistica; ma in cima a questa particolare classifica non può non esserci la scoperta datata 4 Luglio 2012 : il Bosone di Higgs, particella massiva e scalare, teorizzata nel 1964 e osservata nel 2012 grazie agli esperimenti ATLAS e CMS condotti con l’acceleratore LHC, di fondamentale importanza in quanto sembra conferire la massa alle particelle elementari.
A questo punto una buona parte della società - sicuramente meno esperta del campo scientifico relativo la scoperta - ma comunque interessata, è naturalmente portata a una domanda che sembra non essere particolarmente gradita dagli atei e dai materialisti più convinti: “Ma chi o cosa comunica la massa necessaria al bosone per far si che esso svolga il suo importante compito?” Questo dubbio, tanto necessario quanto basilare , smonta con estrema facilità la convinzione di una possibile spiegazione unicamente razionale del cosmo di molti scienziati, spesso troppo lenti nel riconoscere le basi irrazionali delle loro convinzioni e troppo veloci a collegare campo scientifico e irrazionale. Scrive Daniel Sarewitz, Direttore del Consotium for Science at Arizona State University: “Il bosone di Higgs è un’astrazione incomprensibile […] per coloro che non seguono la matematica credere ad esso è un puro atto di fede” e prosegue con convinzione “Io sono ateo,eppure, mentre la scoperta di Higgs non mi offre alcun accesso di comprensione del mistero dell’esistenza, una passeggiata attraverso i magnifici templi di Angkor mi offre uno scorcio dell’inconoscibile e dell’inspiegabile al di là del mondo della nostra esperienza”.
È fondamentale quindi riscoprire nella scienza quel desiderio che accompagna da secoli l’uomo nel continuo tentativo di chiarire il suo rapporto con l’universo e la natura, ma è al contempo ingenuo il tentativo da parte di molti di ridurre la pluralità dei fenomeni e dell’esistenza dei miliardi di enti circostanti ad una mera concatenazione di eventi puramente materiali e adoperare scoperte - quali il bosone di Higgs - con lo scopo di dimostrare le loro fallaci convinzioni. Le domande si pongono con la speranza di ottenere una risposta soddisfacente e, di sicuro, per realizzare tutto ciò, è necessario associare all’empirismo più essenziale la capacità d’astrazione dal concreto, dal sensibile propria della ragione abile ad operare un atto di fede. “Capisci per credere, credi per capire” diceva Agostino.

Cina: il fallimento del figlio unico


La Cina si muove, o almeno sembra. Dopo 30 anni di ferrea legge “del figlio unico”, anche Pechino sembra rendersi conto degli effetti deleteri della politica familiare attuata dal regime: con una legge approvata nei giorni scorsi che entrerà in vigore a luglio 2013, il Governo tenta di limitare il crescente problema di una popolazione sempre più vecchia. “I componenti della famiglie che vivono lontano dagli anziani dovranno visitarli spesso - recita il testo - [...] e i datori di lavoro dovranno garantire loro il permesso". I dati di fine 2011 fotografavano una società sempre più vecchia, con un 13.7% oltre i 60 anni, ovvero circa 184 milioni di persone: cifre destinate a crescere - secondo l’ONU - fino al 30% da qui a 35 anni, triplicando il dato di inizio millennio (nel 2000 erano il 10%). Un piccolo passo indietro del regime cinese che tuttavia non sembra essere poi così importante come poteva essere: la legge difatti non prevede sanzioni per chi non adempie ai propri doveri “di visita” nei confronti dei più anziani, e l’intero pacchetto di leggi a tutela dei diritti degli anziani - cui fa parte la norma in questione - è tutt’altro che soddisfacente.

Auguri!

Oggi, solennità di Maria Santissima Madre di Dio, ricorre la XVL Giornata Mondiale della Pace: La Gazzetta del PAGO non pubblica e coglie l'occasione per augurare a tutti i lettori un sereno anno nuovo.

Un anno di sport


Il 2012 sportivo ha offerto tantissimi spunti, positivi e negativi, da cui ripartire con slancio verso un 2013 sicuramente altrettanto emozionante.

Partiamo con alcune considerazioni in positivo.

Nel calcio non possiamo non citare la Juventus, senza dubbio la migliore squadra in Europa, in quanto ha saputo amalgamare il talento con la fortuna e la continuità. Le zero sconfitte in campionato lo scorso anno servono solo per le statistiche: l’unità della squadra di Conte (che ha scontato una lunga squalifica dovuta agli illeciti commessi per quanto riguarda il CalcioScommesse, di cui parleremo dopo), è stata decisiva: come si suol dire, lo spogliatoio non era diviso.

E poi il calcio che riparte dai giovani, Lamela, El Sharaawi, che prendono il posto nel nostro calcio di “anziani” come Del Piero, Nesta, Di Vaio.

Più in generale lo sport ci ha regalato emozioni con le olimpiadi di Londra, molto appassionanti e di notevole successo per gli azzurri(il blog ha seguito passo passo le emozioni italiane): ben 28 sono state le medaglie azzurre, mentre il solito duello Usa-Cina si è risolto con la vittoria degli americani con 104 a 88. Terza, e- a detta di molti favorita- la Gran Bretagna, padrona di casa, con 65, e 29 ori.

Purtoppo è necessario elencare anche qualche dato negativo.

Primo fra tutti, il calcioscommesse, brutta piaga, bruttissima se si pensa al fatto che non si è stati capaci di imparare la lezione fornitaci dallo scandalo Calciopoli. Sono ancora in corso le indagini, ma le squalifiche sono già tante, e a rimetterci sono le squadre, ma anche e soprattutto i tifosi.

Come non parlare della morte di Piermario Morosini, calciatore del Livorno, morto in campo mentre giocava a Pescara per arresto cardiaco. La sua morte ha riportato al tema della sicurezza nei campi, questione spinosa. Dopo la sua morte si sta tentando di fare qualcosa di concreto per risolvere la situazione. Una soluzione potrebbe essere quella dei defibrillatori nei campi, ormai obbligatori.

Infine lo sport, con la brutta piaga del doping. Fra i nomi pù altisonanti ricordiamo Armstrong, che-scoperto- ha perso tutto. Una carriera esaltante buttata all’aria per la droga. Ma anche il nostro Schwarzer, che durante le olimpiadi è stato scoperto e squalificato per 4 anni. In tutti gli sport è un problema gravissimo, difficilmente risolvibile, e per cui sarebbe necessario solamente un personale e profondo esame di coscienza, che permetterebbe di capire quali sono i pro e quali sono i contro, prima di effettuare una scelta di questo tipo. La giustizia ha i suoi tempi, ma arriva. E punisce.

FLOP 2012

1.Lance Armstrong: un caso di doping fa sempre male a tutti gli sportivi, ma quello di Armstrong è molto più di un caso di doping, e proprio per questo fa molto più male: è la fine si un mito del ciclismo, è la delusione di milioni di sportivi che si sono emozionate all'ennesima maglia gialla, che hanno avuto una stretta al cuore alla notizia della malattia, che hanno esultato alla più grande vittoria, quella con il cancro. È la fine del mito dell'uomo, esempio di sport e di umanità. 2.Federica Pellegrini: il flop delle Olimpiadi sono una grave macchia sulla carriera dell'indiscussa campionessa veneta, ma quello che scotta di più è l'atteggiamento: oltre ad essere state l'ennesima conferma dell'incostanza di questa atleta e del conseguente mancata espressione di potenzialità viste solo parzialmente, le deludenti prestazioni di agosto sono state occasione di evidenziare la scarsa umiltà dimostr ata davanti ai microfoni; le dichiarazioni dopo le gare, in cui annunciava il suo momentaneo ritiro dalla vasca e le successive polemiche con la Federazione non ci sono piaciute affatto, e pensiamo di non essere i soli a non averle gradite. 3.Arien Robben: i demeriti dell'olandese invece sono esclusivamente legati al campo: come ha evidenziato abche un recente sondaggio della Gazzetta dello Sport, Robben era atteso all'anno della grande e definitiva affermazione, una sorta di ultimo treno per chi di primavere sulle spalle ne ha già diverse. E invece è riuscito nell'impresa di passare da quasi uomo mercato dell'estate 2011 - con un probabile passaggio alla Juventus mancato per pochissimo - a fantasma assoluto nel Bayern tritasassi di questi ultimi tempi.

TOP 2012

3.Valentina Vezzali: 38 anni - quasi 39 - e non sentirli. Questo il più grande pregio di questa campionessa eterna, che a Londra è riuscita a guidare magistralmente la nazionale di scherma, innalzandola regina delle olimpiadi azzurre. Non ci sono parole per descrivere questa forza della natura. Ma forse fra 4 anni a Rio lei ci sarà per stupirci ancora. 2.Fernando Alonso: per noi il campione del mondo è lui, perché sé non ci fosse stato Grosjean a Spa Nando avrebbe conquistato il trofeo iridato senza problemi, magari pure con qualche gara d'anticipo. E per di più - impossibile negarlo - anche arrivare a contendere il titolo alla Red Bull a Interlagos con una macchina sviluppata solo fino all'estate è roba da maestri. E Alonso lo è. 1.Andrea Pirlo: come per la Vezzali, neanche per Pirlo la carta d'identità è un problema. La Juve ha puntato sull'usato sicuro e lui la ha ricompensata con una stagione strepitosa; la differenza fra i bianconeri ed il Milan l'ha fatta lui: chissà come sarebbe finito il campionato con un Pirlo fra gli uomini di Allegri e un Nocerino - con tutto rispetto - alla Juve.