Primo Angelus di Papa Francesco a Piazza San Pietro, in una prima domenica di pontificato storica almeno quanto la settimana che apre, con la messa di Intronizzazione di martedì, solennità di San Giuseppe,e che si concluderà con l'evento più unico che raro dell'incontro fra Papa Regnante e Papa Emerito: una domenica resa storica da tanti piccoli gesti che nel loro contesto assumono un carattere incredibilmente sorprendente.
Messa nella Chiesa di Sant'Anna alle 10 per Papa Francesco, poi primobagno di folla uscendo dalla chiesa per affacciarsi su via di Porta Angelica, al di fuori delle mura vaticane, prima e dopo la Messa, per incontrare il suo gregge, la gente della sua diocesi, i suoi "parrocchiani" - come ha affermato lui stesso: stringe loro le mani, benedice i bambini. Una domenica unica, si diceva, è unico è anche l'Angelus stesso del nuovo Pontefice: da un balcone con ancora uno stendardo bianco in attesa del nuovo stemma papale, Papa Francesco esordisce con un "Fratelli e sorelle, buongiorno" che sembra voler azzerare le distanze fra la lontana finestra degli appartamenti pontifici e la piazza, che "grazie ai media, assume le dimensioni di tutto il mondo", non diversamente dal suo primo approccio al Popolo di Dio mercoledì scorso. Semplicità e incredibile capacità comunicativa. Questi i due grandi pregi messi in mostra dal nuovo Pontefice in queste prime apparizioni pubbliche: le sue parole, i suoi gesti, tutto sembra voler trasmettere qualcosa che il Vescovo di Roma vuole trasmettere alla Chiesa intera.
L'Angelus è in parte letto e in parte improvvisato, a differenza dell'Omelia della messa mattutina, interamente a braccio: una coincidenza provvidenziale ha voluto porre la prima messa domenicale di Papa Francesco in una domenica il cui Vangelo annuncia la Misericordia di Dio, offrendo al Papa l'occasione di farne immediatamente un tema cardine del suo Pontificato.
TESTO INTEGRALE del PRIMO ANGELUS di PAPA FRANCESCO
"Fratelli e sorelle, buongiorno!
Dopo il primo incontro di mercoledì scorso, oggi posso rivolgere di nuovo il mio
saluto a tutti! E sono felice di farlo di domenica, nel giorno del Signore!
Questo è bello è importante per noi cristiani: incontrarci di domenica,
salutarci, parlarci come ora qui, nella piazza. Una piazza che, grazie ai media,
ha le dimensioni del mondo.
In questa quinta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta l’episodio della
donna adultera (cfr Gv 8,1-11), che Gesù salva dalla condanna a morte.
Colpisce l’atteggiamento di Gesù: non sentiamo parole di disprezzo, non sentiamo
parole di condanna, ma soltanto parole di amore, di misericordia, che invitano
alla conversione. “Neanche io ti condanno: va e d’ora in poi non peccare più!”
(v. 11). Eh!, fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre
misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio,
la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre
ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di
perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. “Grande è la
misericordia del Signore”, dice il Salmo.
In questi giorni, ho potuto leggere un libro di un Cardinale – il Cardinale
Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto
tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei
cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il Cardinale
Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. E’ il meglio
che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo
meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di
Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza … Ricordiamo il profeta
Isaia, che afferma che anche se i nostri peccati fossero rossi scarlatti,
l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve. E’ bello, quello della
misericordia! Ricordo, appena Vescovo, nell’anno 1992, è arrivata a Buenos Aires
la Madonna di Fatima e si è fatta una grande Messa per gli ammalati. Io sono
andato a confessare, a quella Messa. E quasi alla fine della Messa mi sono
alzato, perché dovevo amministrare una cresima. E’ venuta da me una donna
anziana, umile, molto umile, ultraottantenne. Io l’ho guardata e le ho detto:
“Nonna – perché da noi si dice così agli anziani: nonna – lei vuole
confessarsi?”. “Sì”, mi ha detto. “Ma se lei non ha peccato …”. E lei mi ha
detto: “Tutti abbiamo peccati …”. “Ma forse il Signore non li perdona …”. “Il
Signore perdona tutto”, mi ha detto: sicura. “Ma come lo sa, lei, signora?”. “Se
il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe”. Io ho sentito una
voglia di domandarle: “Mi dica, signora, lei ha studiato alla Gregoriana?”,
perché quella è la sapienza che dà lo Spirito Santo: la sapienza interiore verso
la misericordia di Dio. Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di
perdonarci, mai! “Eh, padre, qual è il problema?”. Eh, il problema è che noi ci
stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si
stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci
stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre
perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo
ad essere misericordiosi con tutti. Invochiamo l’intercessione della Madonna che
ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo.
Adesso tutti insieme preghiamo l’Angelus:
[preghiera dell’Angelus]
Rivolgo un cordiale saluto a tutti i pellegrini. Grazie della vostra accoglienza
e delle vostre preghiere. Pregate per me, ve lo chiedo. Rinnovo il mio abbraccio
ai fedeli di Roma e lo estendo a tutti voi, e lo estendo a tutti voi, che venite
da varie parti dell’Italia e del mondo, come pure a quanti sono uniti a noi
attraverso i mezzi di comunicazione. Ho scelto il nome del Patrono d’Italia, San
Francesco d’Assisi, e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra,
dove – come sapete – sono le origini della mia famiglia. Ma Gesù ci ha chiamati
a far parte di una nuova famiglia: la sua Chiesa, in questa famiglia di Dio,
camminando insieme sulla via del Vangelo. Che il Signore vi benedica, che la
Madonna vi custodisca. Non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di
perdonare! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono.
Buona domenica e buon pranzo!"
Il Cinquantenario del Regno d'Italia
Domani
l’Italia Unita compie – anche se nessuno se ne ricorda con i toni, iperbolici, propri
dei festeggiamenti di due anni or sono - 152 anni. L’anniversario è conteggiato
da quel 17 marzo del 1861 in cui il Parlamento di Torino acclamava Vittorio
Emanuele II “Roi d’Italie”: sì, in
francese!
Con
negli occhi ancora le immagini dei festeggiamenti del 150° anniversario,
ricorriamo ad oltre un secolo fa: a quel 1911 in cui, tra la guerra di Libia,
il varo del Titanic, l’insediamento del V governo Giolitti, si celebrava anche
il cinquantenario del Regno d’Italia nella generale tensione di rivendicazioni operaie e malcontento sociale che la Grande Guerra, non essendo riuscita a stroncarle, finì per acuire.
Indizi di malumore è possibile rinvenire nelle carte del Gabinetto del Sindaco di Roma,
depositate presso l'Archivio capitolino, che confortano la tesi della
contrapposizione, veicolata dalla stampa socialista dell'epoca, tra due
cinquantenari, quello borghese e quello, per l'appunto, proletario.
Erano
dovuti passare decenni dall'annessione di Roma all'Italia, sosteneva
l'«Avanti!», «perché un corpo di magistrati civici veramente italiano, cioè
imbevuto profondamente di dinastismo sabaudo ascendesse il Campidoglio». Se il
quotidiano socialista riconosceva che questa era stata «almeno idealmente una
vittoria della civiltà contro le ultime forze superstiti della reazione
baronale e papalina», aggiungeva però come sarebbe stato «un grave errore
storico volere attribuire questa vittoria alle capacità intellettuali e
politiche del popolo di Roma», in quanto la vittoria del Blocco era stata
«determinata da ceti professionali estranei e sovrapposti all'indole popolana
della città, emigrati dal Piemonte e in genere dal Settentrione e quivi
sviluppatisi con un temperamento politico e una orientazione economica più
avanzata senza dubbio ma profondamente diversi dalla tradizione storica di Roma».
La «terza Italia a Roma» era stata «opera della burocrazia dello Stato e
irradiazione diretta del Quirinale. La Corte che voleva vivere isolata in un
centro di sontuose mondanità non permise mai che Roma diventasse una grande
città industriale». I festeggiamenti ufficiali capitolini si riducevano quindi
a «vana proclamazione del risorgimento politico», ma non potevano celebrare
alcun «profondo risorgimento economico».
Ma
sempre sulle colonne dell'«Avanti!» venivano denunciati tutti i limiti della
svolta democratica di inizio Novecento. Se anche, infatti, la borghesia aveva
«smesso certi suoi atteggiamenti polizieschi e forcaioli», era pur vero che «la
politica dell'ultima parte del cinquantennio» aveva operato una
«cristallizzazione delle oligarchie finanziarie industriali terriere, con
appena qualche riguardo e qualche spunto di legislazione difensiva a profitto
della classe operaia». Il Cinquantenario non poteva così celebrare per la
classe capitalista e quella operaia una storia comune.
Il
tema, peraltro, dei «due cinquantenari», oltre che a echeggiare nei titoli dell'organo
socialista, ricorreva anche nei momenti di mobilitazione e propaganda; «mentre
la borghesia - recitava un ordine del giorno approvato dalla Camera del Lavoro
riunitasi il 4 febbraio - si prepara a solennizzare il cinquantenario del
regno, il proletariato potrà levare efficacemente la sua voce per fare il
bilancio dei cinquant'anni di vita nazionale in rapporto ai bisogni della
classe lavoratrice, e per affermare il diritto a migliori condizioni di
esistenza e protestare contro tutte le forme di sfruttamento capitalistico»
[Talamo 1987, 152].
Questo
segno classista era ovviamente negato nelle celebrazioni governative. Nathan,
già nel discorso commemorativo della figura di Giuseppe Mazzini, tenuto il 10
marzo 1911, aveva esaltato i quattro «fattori massimi» dell'unificazione
italiana («l'apostolo, il guerriero, il re, lo statista») e sottolineato come
in Mazzini l'obiettivo unitario fosse stato prevalente rispetto a quello
repubblicano e la religione concepita come possibile strumento di progresso civile.
Il sindaco di Roma si era anche rallegrato degli «entusiasmi patriottici
scoppiati spontanei» in tutti i ceti sociali in occasione del cinquantenario.
Questa
«immagine oleografica» [Gentile 1997, 18; De Nicolò 2010, 41] dell'unificazione
quale processo, privo di cesure, cui avevano partecipato con spirito
cooperativo i suoi quattro artefici veniva riproposto da Nathan nel suo intervento del 27 marzo: «il sentimento di
una Patria, libera ed indipendente dall'Alpi al mare, da Giuseppe Mazzini, con
la Giovane Italia, con le cospirazioni, coi moti, trasfuso nell'animo degli
Italiani, informò l'opera di ricostituzione assunta da Carlo Alberto nel 1848».
Dei «quattro che sintetizzano la storia del moto ascendente», il metodo e
l'azione, «apparentemente difformi ed ostili, prospettati oggi nel tempo, si
armonizzano, si completano».
In
questa lettura pacificata del Risorgimento si inseriva il bilancio
soddisfacente dello sviluppo economico raggiunto, frutto del «silente lavoro» e
dell'«imbrigliare gli smodati desideri».
Interclassismo
e pacificazione sociale costituivano il leitmotiv che ricorreva anche negli
interventi degli altri oratori. Il Presidente del Senato Giuseppe Manfredi esaltava l'Italiacome «elemento di ordine e
di pace»e la Casa regnante che si era «immedesimata col popolo italiano»;
quello della Camera Giuseppe Marcora l'«Italia unita per concordia di animi» e
«fattrice di incivilimento e di pace»; il Presidente del Comitato esecutivo per
le feste commemorative, il conte Enrico di San Martino, «il Paese tranquillo». A
parte, infine, il breve cenno di Marcora all'affrancamento della capitale «da
ogni signoria forestiera o teocratica», nelle celebrazioni ufficiali non vi era
traccia alcuna del dissidio apertosi tra Stato e Chiesa con la questione
romana; anzi, proprio Vittorio Emanuele III si assumeva il compito di ricordare
come l'Italia, con Roma capitale, garantisse «la tranquilla convivenza delle Chiese
con lo Stato» e la «piena e feconda libertà alla religione».
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| Ponte Vittorio Emanuele II inaugurato nel 1911, come il Vittoriano |
Ma
motivi di malcontento serpeggiavano non solo tra le fila operaie e non solo a
causa del mancato invito a prendere parte ai festeggiamenti.
Il
Consiglio direttivo della Società Ufficiali Pensionati del Regno, in verità,
nella deliberazione approvata all'unanimità nella seduta del 30 marzo, pur non
volendo portare «una nota dissonante nel giubilo delle presenti feste», non poteva non «dolersi» per essere stata
esclusa dai festeggiamenti; il Consiglio dei Reduci delle Patrie Battaglie “G.
Garibaldi” nella seduta straordinaria del 26 marzo 1911stigmatizzava all'unanimità
l'esclusione dalle celebrazioni di «coloro, che volontariamente esposero la
loro vita nei campi di battaglia e sacrificarono il loro avvenire per
realizzare in Roma l'aspirazione di tutti gl'Italiani», ricevendo il sostegno
del «Giornale d'Italia» che lamentava l'assenza «di riconoscenza da coloro che
dimenticano come, senza gli sforzi ed i sacrifici e gli ardimenti dei
volontari, né Roma sarebbe stata liberata, né i gaudenti occuperebbero gli alti
posti, su cui siedono signorilmente senza curarsi dei doveri verso chi ha
lottato e versato il sangue per questa Italia»; gli Ufficiali in congedo,
esclusi dalla cerimonia del 27 marzo, non mancarono di ironizzare sulle
«democratiche origini» dell'amministrazione bloccarda che avevano indotto a
dare «l'ostracismo a quelli appunto, senza l'opera dei quali i componenti la
medesima non si sarebbero mai sognati di arrivare ai fastigi del potere
capitolino»; infine, i ferrovieri in servizio a Roma protestavano perché, a
differenza delle altre città, nella capitale le stazioni non erano state chiuse
per le celebrazioni; «siamo anche noi Italiani, - osservavano stizziti - e come
italiani intendiamo partecipare all'esultanza nazionale».
Ma
era il Presidente dell'Unione italiana ferrovieri escursionisti a rivelare le ragioni, tutte materiali, che
potevano indurre il ceto impiegatizio a non aderire entusiasticamente al clima
celebrativo; «grave» - scriveva egli al sindaco - era infatti il «malcontento
che serpeggia nella classe degli Impiegati, dovuto alle condizioni economiche e
morali assai tristi in cui versa e ad un vivo risentimento generale prodotto
dalla mancanza di ogni benevolenza da parte del Governo. E senza essere
profeta, io prevedo che dalle circolari, dalla S.V. mandate ad associazioni ed
organizzazioni economiche e professionali d'Impiegati, Ella riceverà ben poche
evesioni [sic] completamente favorevoli ai di Lei nobili e patriottici
sentimenti».
Il
tono risentito della missiva è comprensibile solo che si ponga mente alla
circostanza che il ceto impiegatizio e burocratico era stato il nucleo
centrale, consapevole e quindi esigente, di quel «disegno politico giolittiano
di un incontro delle forze liberal-democratiche con quelle dei partititi
popolari e del socialismo riformista per realizzare un progetto di buona
amministrazione» [Vidotto 2001, 121] che attenuasse le tensioni che si erano
andate acuendo a Roma a partire dall'incremento degli affitti registratosi nel
1903.
Se,
poi, l'anticlericalismo era il collante culturale delle forze politiche che
avevano dato vita al Blocco popolare, «la cultura laica e massonica aveva una
forte presa e un largo seguito» [Vidotto 2001, 121] proprio nei settori
dell'amministrazione.
Questo
spiega presumibilmente la grande effervescenza di iniziative
dell'associazionismo anticlericale nei giorni immediatamente precedenti la
citata seduta reale. Era la Giordano Bruno, già dai primi giorni di marzo, ad annunciare convinta il suo
protagonismo in questa direzione:«la vecchia città Leonina che sacrò alla
redenzione di Italia i suoi figli migliori, che seppe le glorie della romana
Repubblica, e gli strazi della tirannide papale, non poteva rimanere
indifferente al fausto avvenimento che tutta Italia concordemente festeggia. E
se il prete, oggi, non dimentico del potere temporale perduto, tenta opporsi
all'entusiasmo dell'anima italiana, tanto più è nostro dovere, di fronte al
Vaticano, ricordare i nostri martiri ed i nostri eroi che vollero Roma
restituita all'Italia e che seppero per la luminosa idealità affrontare galere
e patiboli».
L'Associazione,
così, si rifiutava di partecipare a manifestazioni, fossero anche organizzate
da comitati popolari e rionali, che non avessero «assunto carattere prettamente
ostile al Vaticano».
La
Sezione Macao-Castro Pretorio, sempre della Giordano Bruno, in assemblea
generale, censurava «la servile politica del governo» ricordando all'«unione
delle forze popolari» come suo obiettivo dovesse essere l'«ideale politico e
sociale» della laicità mentre l'Associazione anticlericale Prati riusciva a
promuovere conferenze con la partecipazione di consiglieri comunali.
All'anticlericalismo
si accompagnava poi nelle fila repubblicane la polemica antimonarchica che si
giocava sulla critica dell'annessione da parte dei Savoia della tradizione
mazziniana, depurata dalla sua componente repubblicana. Le celebrazioni
ufficiali erano così mirate «a glorificare uomini ed istituti intorno ai quali
non può essere unanime il giudizio e il consenso degli italiani» e a confondere
«in una sola apoteosi tutti gli uomini che parteciparono alla grande opera
della rivoluzione italiana».
Una
lettera del 14 marzo dà conto della nascita del Comitato esecutivo per i
festeggiamenti popolari nei Rioni di Borgo e di Prati per il Cinquantenario,
comitato che avrebbe dovuto provvedere alla raccolta dei fondi e all'attuazione
del programma dei festeggiamenti. Questo,
però, aveva bisogno di conoscere l'entità dei finanziamenti che il Comune e il
Comitato esecutivo per le feste commemorative del 1911 erano disposti a
concedere. I festeggiamenti popolari avrebbero dovuto consistere in luminarie,
festoni, padiglioni, premi per i balconi e le finestre meglio illuminate, festival
all'aperto, conferenze, lotterie, premi per gli alunni di Borgo e Prati,
riscossione dei pegni di una lira per i poveri del rione ed eventuali assegni
ai bambini nati il 27 marzo. Per tutte queste iniziative era assolutamente
necessario «che il Comitato del 1911 trov[asse] modo di contribuire, in misura
conveniente a queste feste popolari, quando la totalità delle sue risorse è
stata impegnata in opere di cui il POPOLO VERO [sic] non potrà, con
nessuna probabilità, godere e che dovrà contemplare a rispettosa distanza.
Occorre che la misurata cerimonia ufficiale sia riscaldata dal palpito e
dall'entusiasmo del popolo, e quindi è necessario che i discorsi che si
pronunceranno nei saloni dorati e le feste che allieteranno la borghesia nei
teatri e nei padiglioni, ripercuotano la loro eco nelle vie e nelle piazze, ove
soltanto purtroppo, il Comitato del 1911, confinerà al buio la maggior parte
dei cittadini di Roma».
Di seguito il testo integrale del discorso celebrativo tenuto in Campidoglio da Vittorio Emanuele II il 27 marzo 1911:
«Sul Campidoglio, vaticinato dal sommo Poeta latino, eterno come Roma, stanno oggi attorno al Re i liberi rappresentanti del Parlamento e dei Municipi, simbolo vivente dell’unità politica indissolubile e delle franchigie locali . Io vi saluto, evocando la memoria dei pensatori, degli eroi e dei martiri, ai quali dobbiamo la Patria! In questo convegno nazionale, irresistibile e fervido, esce dai nostri petti il giuramento di rendere l’Italia sempre più libera, più felice, più rispettata nel mondo . Nelle legittime impazienze, aspiranti a migliori fortune, giova riconoscere che non si riparano, in breve tempo, gli effetti di lunghi secoli vissuti nella divisione e nel servaggio .Per il nostro Paese scorse un’età anche più miseranda di quella dipinta dal Segretario fiorentino, quando, mancata la concordia dei cuori e delle armi, la disciplina del carattere, l’obbedienza spontanea a quelle leggi, che sono sostanza di vita e di salute, all’Italia, vinta e doma, si tolse ogni virtù di pensiero, ogni potere militare e civile .E occorre figgere gli sguardi in quelle calamitose profondità a misurare
di quale sforzo titanico fu capace l’anima della nazione per rivolgere le sorti di un volgo avvilito in quelle di un popolo libero e geloso dei suoi diritti .Nella nostra virile modestia non si dimentichi l’ufficio che la storia ha assegnato all’Italia . Essa esprime, col ricongiungersi di sparse genti infelici, il diritto intangibile delle nazioni a vivere indipendenti .Con Roma capitale, l’Italia rappresenta la tranquilla convivenza della Chiesa con lo Stato, che garantisce piena e feconda libertà alla religione come alla scienza . Quest’opera dei padri, dei redentori della Patria, non può apparire meno elevata delle due precedenti civiltà di Roma . Il Padre mio, di venerata memoria, in un discorso solenne cosi diceva: «Fra i maestosi avanzi della grandezza antica, non ci sembri modesta la grandezza nuova . L’antica, per lo spirito del tempo, fu universale, la nuova è nazionale . Dalla prima si ebbe un’Italia romana, si ha, dall’altra, una Roma italiana . Quella fu espressione della forza, questa è espressione del diritto, e come ogni diritto, Roma italiana è inviolabile» . Devota all’indipendenza di ogni popolo, l’Italia saprà custodire la propria, che è retaggio di tutta la sua storia antica e recente, e contribuirà con l’opera della pace al progresso universale in una ascensione continua verso ideali sempre più alti . Ed è fatidico che di tanti imperatori sul Colle aperto ai fasti consolari e alle istituzioni romane, restò solo il simulacro di Marco Aurelio, salutante il trionfo, illuminato dalla luce austera della virtù stoica: immagine sacra e propiziatrice di quel culto della legge morale e civile che la Patria nostra vuole osservare, fidente in un sicuro avvenire di prosperità e di gloria».
Di seguito il testo integrale del discorso celebrativo tenuto in Campidoglio da Vittorio Emanuele II il 27 marzo 1911:
«Sul Campidoglio, vaticinato dal sommo Poeta latino, eterno come Roma, stanno oggi attorno al Re i liberi rappresentanti del Parlamento e dei Municipi, simbolo vivente dell’unità politica indissolubile e delle franchigie locali . Io vi saluto, evocando la memoria dei pensatori, degli eroi e dei martiri, ai quali dobbiamo la Patria! In questo convegno nazionale, irresistibile e fervido, esce dai nostri petti il giuramento di rendere l’Italia sempre più libera, più felice, più rispettata nel mondo . Nelle legittime impazienze, aspiranti a migliori fortune, giova riconoscere che non si riparano, in breve tempo, gli effetti di lunghi secoli vissuti nella divisione e nel servaggio .Per il nostro Paese scorse un’età anche più miseranda di quella dipinta dal Segretario fiorentino, quando, mancata la concordia dei cuori e delle armi, la disciplina del carattere, l’obbedienza spontanea a quelle leggi, che sono sostanza di vita e di salute, all’Italia, vinta e doma, si tolse ogni virtù di pensiero, ogni potere militare e civile .E occorre figgere gli sguardi in quelle calamitose profondità a misurare
di quale sforzo titanico fu capace l’anima della nazione per rivolgere le sorti di un volgo avvilito in quelle di un popolo libero e geloso dei suoi diritti .Nella nostra virile modestia non si dimentichi l’ufficio che la storia ha assegnato all’Italia . Essa esprime, col ricongiungersi di sparse genti infelici, il diritto intangibile delle nazioni a vivere indipendenti .Con Roma capitale, l’Italia rappresenta la tranquilla convivenza della Chiesa con lo Stato, che garantisce piena e feconda libertà alla religione come alla scienza . Quest’opera dei padri, dei redentori della Patria, non può apparire meno elevata delle due precedenti civiltà di Roma . Il Padre mio, di venerata memoria, in un discorso solenne cosi diceva: «Fra i maestosi avanzi della grandezza antica, non ci sembri modesta la grandezza nuova . L’antica, per lo spirito del tempo, fu universale, la nuova è nazionale . Dalla prima si ebbe un’Italia romana, si ha, dall’altra, una Roma italiana . Quella fu espressione della forza, questa è espressione del diritto, e come ogni diritto, Roma italiana è inviolabile» . Devota all’indipendenza di ogni popolo, l’Italia saprà custodire la propria, che è retaggio di tutta la sua storia antica e recente, e contribuirà con l’opera della pace al progresso universale in una ascensione continua verso ideali sempre più alti . Ed è fatidico che di tanti imperatori sul Colle aperto ai fasti consolari e alle istituzioni romane, restò solo il simulacro di Marco Aurelio, salutante il trionfo, illuminato dalla luce austera della virtù stoica: immagine sacra e propiziatrice di quel culto della legge morale e civile che la Patria nostra vuole osservare, fidente in un sicuro avvenire di prosperità e di gloria».
Tratto da L.
Tedesco, Roma 1911 e la disfida
dei Cinquantenari
A 35 anni da via Fani
Oggi, sabato 16 marzo, ricorre il 35° anniversario della strage di via Fani, l'agguato in cui fu rapito il democristiano Aldo Moro che costò la vita a cinque uomini della scorta, dando inizio al sequestro del democristiano conclusosi solo 55 giorni dopo con il ritrovamento del suo cadavere in via Caetani. 35 anni fa morirono i due carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e i tre agenti di pubblica sicurezza Francesco Zizzi, Giulio Rivera, Raffaele Iozzino. Nel commemorare quello che l'allora Presidente del Consiglio Andreotti definì "un infame attacco allo stato democratico", proponiamo due lettere scritte da Moro durante la sua prigionia, destinate allo stesso Andreotti e a Bettino Craxi.
On. Giulio Andreotti
Presidente del Consiglio dei Ministri
Caro Presidente,
so bene che ormai il problema, nelle sue massime componenti, è nelle tue mani e tu ne porti altissima responsabilità. Non sto a descriverti la mia condizione e le mie prospettive. Posso solo dirti la mia certezza che questa nuova fase politica, se comincia con un bagno di sangue e specie in contraddizione con un chiaro orientamento umanitario dei socialisti, non è apportatrice di bene né per il Paese né per il Governo. La lacerazione ne resterà insanabile. Nessuna unità nella sequela delle azioni e reazioni sarà più ricomponibile. Con ciò vorrei invitarti a realizzare quel che si ha da fare nel poco tempo disponibile. Contare su un logoramento psicologico, perché son certo che tu, nella tua intelligenza, lo escludi, sarebbe un drammatico errore.
Quando ho concorso alla tua designazione e l’ho tenuta malgrado alcune opposizioni, speravo di darti un aiuto sostanzioso, onesto e sincero. Quel che posso fare, nelle presenti circostanze, è di beneaugurare al tuo sforzo e seguirlo con simpatia sulla base di una decisione che esprima il tuo spirito umanitario, il tuo animo fraterno, il tuo rispetto per la mia disgraziata famiglia.
Quanto ai timori di crisi, a parte la significativa posizione socialista cui non manca di guardare la D.C., è difficile pensare che il PCI voglia disperdere quello che ha raccolto con tante forzature.
Che Iddio ti illumini e ti benedica e ti faccia tramite dell’unica cosa che conti per me, non la carriera cioè, ma la famiglia.
Grazie e cordialmente tuo
Aldo Moro
On. Bettino Craxi
Segretario del Partito Socialista Italiano
Caro Craxi,
poiché ho colto, pur tra le notizie frammentarie che mi pervengono, una forte sensibilità umanitaria del tuo Partito in questa dolorosa vicenda, sono qui a scongiurarti di continuare ed anzi accentuare la tua importante iniziativa. E’ da mettere in chiaro che non si tratta di inviti rivolti agli altri a compiere atti di umanità, inviti del tutto inutili, ma di dar luogo con la dovuta urgenza ad una seria ed equilibrata trattativa per lo scambio di prigionieri politici. Ho l’impressione che questo o non si sia capito o si abbia l’aria di non capirlo. La realtà è però questa, urgente, con un respiro minimo. Ogni ora che passa potrebbe renderla vana ed allora io ti scongiuro di fare in ogni sede opportuna tutto il possibile sull’unica direzione giusta che non è quella della declamazione. Anche la D.C. sembra non capire. Ti sarei grato se glielo spiegassi anche tu con l’urgenza che si richiede. Credi, non c’è un minuto da perdere. E io spero che o al San Rafael o al Partito questo mio scritto ti trovi. Mi pare tutto un po’ assurdo, ma quello che conta non è spiegare, ma, se si può fare qualcosa, di farlo.
Grazie infinite ed affettuosi saluti
Aldo Moro
Presidente del Consiglio dei Ministri
Caro Presidente,
so bene che ormai il problema, nelle sue massime componenti, è nelle tue mani e tu ne porti altissima responsabilità. Non sto a descriverti la mia condizione e le mie prospettive. Posso solo dirti la mia certezza che questa nuova fase politica, se comincia con un bagno di sangue e specie in contraddizione con un chiaro orientamento umanitario dei socialisti, non è apportatrice di bene né per il Paese né per il Governo. La lacerazione ne resterà insanabile. Nessuna unità nella sequela delle azioni e reazioni sarà più ricomponibile. Con ciò vorrei invitarti a realizzare quel che si ha da fare nel poco tempo disponibile. Contare su un logoramento psicologico, perché son certo che tu, nella tua intelligenza, lo escludi, sarebbe un drammatico errore.
Quando ho concorso alla tua designazione e l’ho tenuta malgrado alcune opposizioni, speravo di darti un aiuto sostanzioso, onesto e sincero. Quel che posso fare, nelle presenti circostanze, è di beneaugurare al tuo sforzo e seguirlo con simpatia sulla base di una decisione che esprima il tuo spirito umanitario, il tuo animo fraterno, il tuo rispetto per la mia disgraziata famiglia.
Quanto ai timori di crisi, a parte la significativa posizione socialista cui non manca di guardare la D.C., è difficile pensare che il PCI voglia disperdere quello che ha raccolto con tante forzature.
Che Iddio ti illumini e ti benedica e ti faccia tramite dell’unica cosa che conti per me, non la carriera cioè, ma la famiglia.
Grazie e cordialmente tuo
Aldo Moro
***
Segretario del Partito Socialista Italiano
Caro Craxi,
poiché ho colto, pur tra le notizie frammentarie che mi pervengono, una forte sensibilità umanitaria del tuo Partito in questa dolorosa vicenda, sono qui a scongiurarti di continuare ed anzi accentuare la tua importante iniziativa. E’ da mettere in chiaro che non si tratta di inviti rivolti agli altri a compiere atti di umanità, inviti del tutto inutili, ma di dar luogo con la dovuta urgenza ad una seria ed equilibrata trattativa per lo scambio di prigionieri politici. Ho l’impressione che questo o non si sia capito o si abbia l’aria di non capirlo. La realtà è però questa, urgente, con un respiro minimo. Ogni ora che passa potrebbe renderla vana ed allora io ti scongiuro di fare in ogni sede opportuna tutto il possibile sull’unica direzione giusta che non è quella della declamazione. Anche la D.C. sembra non capire. Ti sarei grato se glielo spiegassi anche tu con l’urgenza che si richiede. Credi, non c’è un minuto da perdere. E io spero che o al San Rafael o al Partito questo mio scritto ti trovi. Mi pare tutto un po’ assurdo, ma quello che conta non è spiegare, ma, se si può fare qualcosa, di farlo.
Grazie infinite ed affettuosi saluti
Aldo Moro
La preghiera del popolo per il suo Pastore
Fratelli Cardinali,
Questo periodo dedicato al Conclave è stato carico di significato non solo per il Collegio Cardinalizio, ma anche per tutti i fedeli. In questi giorni abbiamo avvertito quasi sensibilmente l’affetto e la solidarietà della Chiesa universale, come anche l’attenzione di tante persone che, pur non condividendo la nostra fede, guardano con rispetto e ammirazione alla Chiesa e alla Santa Sede. Da ogni angolo della terra si è innalzata fervida e corale la preghiera del Popolo cristiano per il nuovo Papa, e carico di emozione è stato il mio primo incontro con la folla assiepata in Piazza San Pietro. Con quella suggestiva immagine del popolo orante e gioioso ancora impressa nella mia mente, desidero manifestare la mia sincera riconoscenza ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, ai giovani, alle famiglie, agli anziani per la loro vicinanza spirituale, così toccante e fervorosa.
Sento il bisogno di esprimere la mia più viva e profonda gratitudine a tutti voi, venerati e cari Fratelli Cardinali, per la sollecita collaborazione alla conduzione della Chiesa durante la Sede Vacante. Rivolgo a ciascuno un cordiale saluto, ad iniziare dal Decano del Collegio Cardinalizio, il Signor Cardinale Angelo Sodano, che ringrazio per le espressioni di devozione e per i fervidi auguri che mi ha rivolto a nome vostro. Con lui ringrazio il Signor Cardinale Tarcisio Bertone, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, per la sua premurosa opera in questa delicata fase di transizione, e anche al carissimo Cardinale Giovanni Battista Re, che ha fatto da nostro capo nel Conclave: grazie tante! Il mio pensiero va con particolare affetto ai venerati Cardinali che, a causa dell’età o della malattia, hanno assicurato la loro partecipazione e il loro amore alla Chiesa attraverso l’offerta della sofferenza e della preghiera. E vorrei dirvi che l’altro ieri il Cardinale Mejia ha avuto un infarto cardiaco: è ricoverato alla Pio XI. Ma si crede che la sua salute sia stabile, e ci ha mandato i suoi saluti.
Non può mancare il mio grazie anche a quanti, nelle diverse mansioni, si sono adoperati attivamente nella preparazione e nello svolgimento del Conclave, favorendo la sicurezza e la tranquillità dei Cardinali in questo periodo così importante per la vita della Chiesa.
Un pensiero colmo di grande affetto e di profonda gratitudine rivolgo al mio venerato Predecessore Benedetto XVI, che in questi anni di Pontificato ha arricchito e rinvigorito la Chiesa con il Suo magistero, la Sua bontà, la Sua guida, la Sua fede, la Sua umiltà e la Sua mitezza. Rimarranno un patrimonio spirituale per tutti! Il ministero petrino, vissuto con totale dedizione, ha avuto in Lui un interprete sapiente e umile, con lo sguardo sempre fisso a Cristo, Cristo risorto, presente e vivo nell’Eucaristia. Lo accompagneranno sempre la nostra fervida preghiera, il nostro incessante ricordo, la nostra imperitura e affettuosa riconoscenza. Sentiamo che Benedetto XVI ha acceso nel profondo dei nostri cuori una fiamma: essa continuerà ad ardere perché sarà alimentata dalla Sua preghiera, che sosterrà ancora la Chiesa nel suo cammino spirituale e missionario.
Cari Fratelli Cardinali, questo nostro incontro vuol’essere quasi un prolungamento dell’intensa comunione ecclesiale sperimentata in questo periodo. Animati da profondo senso di responsabilità e sorretti da un grande amore per Cristo e per la Chiesa, abbiamo pregato insieme, condividendo fraternamente i nostri sentimenti, le nostre esperienze e riflessioni. In questo clima di grande cordialità è così cresciuta la reciproca conoscenza e la mutua apertura; e questo è buono, perché noi siamo fratelli. Qualcuno mi diceva: i Cardinali sono i preti del Santo Padre. Quella comunità, quell’amicizia, quella vicinanza ci farà bene a tutti. E questa conoscenza e questa mutua apertura ci hanno facilitato la docilità all’azione dello Spirito Santo. Egli, il Paraclito, è il supremo protagonista di ogni iniziativa e manifestazione di fede. E’ curioso: a me fa pensare, questo. Il Paraclito fa tutte le differenze nelle Chiese, e sembra che sia un apostolo di Babele. Ma dall’altra parte, è Colui che fa l’unità di queste differenze, non nella “ugualità”, ma nell’armonia. Io ricordo quel Padre della Chiesa che lo definiva così: “Ipse harmonia est”. Il Paraclito che dà a ciascuno di noi carismi diversi, ci unisce in questa comunità di Chiesa, che adora il Padre, il Figlio e Lui, lo Spirito Santo.
Proprio partendo dall’autentico affetto collegiale che unisce il Collegio Cardinalizio, esprimo la mia volontà di servire il Vangelo con rinnovato amore, aiutando la Chiesa a diventare sempre più in Cristo e con Cristo, la vite feconda del Signore. Stimolati anche dalla celebrazione dell’Anno della fede, tutti insieme, Pastori e fedeli, ci sforzeremo di rispondere fedelmente alla missione di sempre: portare Gesù Cristo all’uomo e condurre l’uomo all’incontro con Gesù Cristo Via, Verità e Vita, realmente presente nella Chiesa e contemporaneo in ogni uomo. Tale incontro porta a diventare uomini nuovi nel mistero della Grazia, suscitando nell’animo quella gioia cristiana che costituisce il centuplo donato da Cristo a chi lo accoglie nella propria esistenza.
Come ci ha ricordato tante volte nei suoi insegnamenti e, da ultimo, con quel gesto coraggioso e umile, il Papa Benedetto XVI, è Cristo che guida la Chiesa per mezzo del suo Spirito. Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa con la sua forza vivificante e unificante: di molti fa un corpo solo, il Corpo mistico di Cristo. Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra (cfr At 1,8). La verità cristiana è attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Questo annuncio resta valido oggi come lo fu all’inizio del cristianesimo, quando si operò la prima grande espansione missionaria del Vangelo.
Cari Fratelli, forza! La metà di noi siamo in età avanzata: la vecchiaia è – mi piace dirlo così – la sede della sapienza della vita. I vecchi hanno la sapienza di avere camminato nella vita, come il vecchio Simeone, la vecchia Anna al Tempio. E proprio quella sapienza ha fatto loro riconoscere Gesù. Doniamo questa sapienza ai giovani: come il buon vino, che con gli anni diventa più buono, doniamo ai giovani la sapienza della vita. Mi viene in mente quello che un poeta tedesco diceva della vecchiaia: “Es ist ruhig, das Alter, und fromm”: è il tempo della tranquillità e della preghiera. E anche di dare ai giovani questa saggezza. Tornerete ora nelle rispettive sedi per continuare il vostro ministero, arricchiti dall’esperienza di questi giorni, così carichi di fede e di comunione ecclesiale. Tale esperienza unica e incomparabile, ci ha permesso di cogliere in profondità tutta la bellezza della realtà ecclesiale, che è un riverbero del fulgore di Cristo Risorto: un giorno guarderemo quel volto bellissimo del Cristo Risorto!
Alla potente intercessione di Maria, nostra Madre, Madre della Chiesa, affido il mio ministero e il vostro ministero. Sotto il suo sguardo materno, ciascuno di noi possa camminare lieto e docile alla voce del suo Figlio divino, rafforzando l’unità, perseverando concordemente nella preghiera e testimoniando la genuina fede nella presenza continua del Signore. Con questi sentimenti – sono veri! – con questi sentimenti, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, che estendo ai vostri collaboratori e alle persone affidate alla vostra cura pastorale.
Discorso ai Cardinali del Papa Francesco I,
Questo periodo dedicato al Conclave è stato carico di significato non solo per il Collegio Cardinalizio, ma anche per tutti i fedeli. In questi giorni abbiamo avvertito quasi sensibilmente l’affetto e la solidarietà della Chiesa universale, come anche l’attenzione di tante persone che, pur non condividendo la nostra fede, guardano con rispetto e ammirazione alla Chiesa e alla Santa Sede. Da ogni angolo della terra si è innalzata fervida e corale la preghiera del Popolo cristiano per il nuovo Papa, e carico di emozione è stato il mio primo incontro con la folla assiepata in Piazza San Pietro. Con quella suggestiva immagine del popolo orante e gioioso ancora impressa nella mia mente, desidero manifestare la mia sincera riconoscenza ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, ai giovani, alle famiglie, agli anziani per la loro vicinanza spirituale, così toccante e fervorosa.
Sento il bisogno di esprimere la mia più viva e profonda gratitudine a tutti voi, venerati e cari Fratelli Cardinali, per la sollecita collaborazione alla conduzione della Chiesa durante la Sede Vacante. Rivolgo a ciascuno un cordiale saluto, ad iniziare dal Decano del Collegio Cardinalizio, il Signor Cardinale Angelo Sodano, che ringrazio per le espressioni di devozione e per i fervidi auguri che mi ha rivolto a nome vostro. Con lui ringrazio il Signor Cardinale Tarcisio Bertone, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, per la sua premurosa opera in questa delicata fase di transizione, e anche al carissimo Cardinale Giovanni Battista Re, che ha fatto da nostro capo nel Conclave: grazie tante! Il mio pensiero va con particolare affetto ai venerati Cardinali che, a causa dell’età o della malattia, hanno assicurato la loro partecipazione e il loro amore alla Chiesa attraverso l’offerta della sofferenza e della preghiera. E vorrei dirvi che l’altro ieri il Cardinale Mejia ha avuto un infarto cardiaco: è ricoverato alla Pio XI. Ma si crede che la sua salute sia stabile, e ci ha mandato i suoi saluti.
Non può mancare il mio grazie anche a quanti, nelle diverse mansioni, si sono adoperati attivamente nella preparazione e nello svolgimento del Conclave, favorendo la sicurezza e la tranquillità dei Cardinali in questo periodo così importante per la vita della Chiesa.
Un pensiero colmo di grande affetto e di profonda gratitudine rivolgo al mio venerato Predecessore Benedetto XVI, che in questi anni di Pontificato ha arricchito e rinvigorito la Chiesa con il Suo magistero, la Sua bontà, la Sua guida, la Sua fede, la Sua umiltà e la Sua mitezza. Rimarranno un patrimonio spirituale per tutti! Il ministero petrino, vissuto con totale dedizione, ha avuto in Lui un interprete sapiente e umile, con lo sguardo sempre fisso a Cristo, Cristo risorto, presente e vivo nell’Eucaristia. Lo accompagneranno sempre la nostra fervida preghiera, il nostro incessante ricordo, la nostra imperitura e affettuosa riconoscenza. Sentiamo che Benedetto XVI ha acceso nel profondo dei nostri cuori una fiamma: essa continuerà ad ardere perché sarà alimentata dalla Sua preghiera, che sosterrà ancora la Chiesa nel suo cammino spirituale e missionario.
Cari Fratelli Cardinali, questo nostro incontro vuol’essere quasi un prolungamento dell’intensa comunione ecclesiale sperimentata in questo periodo. Animati da profondo senso di responsabilità e sorretti da un grande amore per Cristo e per la Chiesa, abbiamo pregato insieme, condividendo fraternamente i nostri sentimenti, le nostre esperienze e riflessioni. In questo clima di grande cordialità è così cresciuta la reciproca conoscenza e la mutua apertura; e questo è buono, perché noi siamo fratelli. Qualcuno mi diceva: i Cardinali sono i preti del Santo Padre. Quella comunità, quell’amicizia, quella vicinanza ci farà bene a tutti. E questa conoscenza e questa mutua apertura ci hanno facilitato la docilità all’azione dello Spirito Santo. Egli, il Paraclito, è il supremo protagonista di ogni iniziativa e manifestazione di fede. E’ curioso: a me fa pensare, questo. Il Paraclito fa tutte le differenze nelle Chiese, e sembra che sia un apostolo di Babele. Ma dall’altra parte, è Colui che fa l’unità di queste differenze, non nella “ugualità”, ma nell’armonia. Io ricordo quel Padre della Chiesa che lo definiva così: “Ipse harmonia est”. Il Paraclito che dà a ciascuno di noi carismi diversi, ci unisce in questa comunità di Chiesa, che adora il Padre, il Figlio e Lui, lo Spirito Santo.
Proprio partendo dall’autentico affetto collegiale che unisce il Collegio Cardinalizio, esprimo la mia volontà di servire il Vangelo con rinnovato amore, aiutando la Chiesa a diventare sempre più in Cristo e con Cristo, la vite feconda del Signore. Stimolati anche dalla celebrazione dell’Anno della fede, tutti insieme, Pastori e fedeli, ci sforzeremo di rispondere fedelmente alla missione di sempre: portare Gesù Cristo all’uomo e condurre l’uomo all’incontro con Gesù Cristo Via, Verità e Vita, realmente presente nella Chiesa e contemporaneo in ogni uomo. Tale incontro porta a diventare uomini nuovi nel mistero della Grazia, suscitando nell’animo quella gioia cristiana che costituisce il centuplo donato da Cristo a chi lo accoglie nella propria esistenza.
Come ci ha ricordato tante volte nei suoi insegnamenti e, da ultimo, con quel gesto coraggioso e umile, il Papa Benedetto XVI, è Cristo che guida la Chiesa per mezzo del suo Spirito. Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa con la sua forza vivificante e unificante: di molti fa un corpo solo, il Corpo mistico di Cristo. Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra (cfr At 1,8). La verità cristiana è attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Questo annuncio resta valido oggi come lo fu all’inizio del cristianesimo, quando si operò la prima grande espansione missionaria del Vangelo.
Cari Fratelli, forza! La metà di noi siamo in età avanzata: la vecchiaia è – mi piace dirlo così – la sede della sapienza della vita. I vecchi hanno la sapienza di avere camminato nella vita, come il vecchio Simeone, la vecchia Anna al Tempio. E proprio quella sapienza ha fatto loro riconoscere Gesù. Doniamo questa sapienza ai giovani: come il buon vino, che con gli anni diventa più buono, doniamo ai giovani la sapienza della vita. Mi viene in mente quello che un poeta tedesco diceva della vecchiaia: “Es ist ruhig, das Alter, und fromm”: è il tempo della tranquillità e della preghiera. E anche di dare ai giovani questa saggezza. Tornerete ora nelle rispettive sedi per continuare il vostro ministero, arricchiti dall’esperienza di questi giorni, così carichi di fede e di comunione ecclesiale. Tale esperienza unica e incomparabile, ci ha permesso di cogliere in profondità tutta la bellezza della realtà ecclesiale, che è un riverbero del fulgore di Cristo Risorto: un giorno guarderemo quel volto bellissimo del Cristo Risorto!
Alla potente intercessione di Maria, nostra Madre, Madre della Chiesa, affido il mio ministero e il vostro ministero. Sotto il suo sguardo materno, ciascuno di noi possa camminare lieto e docile alla voce del suo Figlio divino, rafforzando l’unità, perseverando concordemente nella preghiera e testimoniando la genuina fede nella presenza continua del Signore. Con questi sentimenti – sono veri! – con questi sentimenti, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, che estendo ai vostri collaboratori e alle persone affidate alla vostra cura pastorale.
Discorso ai Cardinali del Papa Francesco I,
Sala Clementina, venerdì 15 marzo 2013
Camminare, edificare, confessare
In queste tre Letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella Prima Lettura il movimento nel cammino; nella Seconda Lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare.
Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.
Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.
Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.
Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.
Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.
Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.
Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia.
Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.
Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.
Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.
Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.
Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.
Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.
Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia.
Omelia del Santo Padre Francesco I
durante la Messa nella Cappella Sistina
del 14 marzo 2013
Le prime ore di Papa Francesco: la diretta dal Vaticano
23.53 Quando da piazza San Pietro viene annunciato che il
nuovo Papa ha scelto di chiamarsi Francesco, la comunità dei frati di
Assisi, custode delle spoglie del Poverello, ha «un sussulto di
ammirazione e responsabilità». Ed è un «volto di tenerezza» quello che
vede in Jorge Mario Bergoglio, già «Papa Francesco». Al quale i frati
promettono subito con le parole del Santo «obbedienza e riverenza».
23.34 Parla Dolan Conclave grande speranza
23.20 Papa Francesco I ha compiuto un gesto molto significativo nel chiedere la benedizione del popolo su di lui inchinandosi e pregando con tutti». Lo ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. «C'è anche in questo - ha fatto notare - una continuità con lo spirito di Benedetto XVI, in un modo nuovo di manifestarlo, continua una profonda comunione spirituale con Benedetto XVI». Per padre Lombardi è stata significativa anche l'attenzione alla diocesi di Roma e il pregare con tutti le preghiere più semplici del popolo cristiano, un atto di grande significato e pastoralita' semplice".
23.11 L'elezione di Jorge Mario Bergoglio «rappresenta una scelta straordinaria, di attenzione ai più poveri e alla pace, lui è un uomo meraviglioso ma sono sorpreso che su di lui sia stato raggiunto un consenso in soli cinque scrutini». Lo ha detto il cardinale americano Theodore McCarrick commentando l'ezione del nuovo Papa, il primo sudamericano della storia che, almeno sulla carta, non godeva dell'appoggio necessario per raggiungere il quorum dei due terzi dei voti.
«Pensavo che per raggiungere un consenso su di lui ci sarebbero voluti almeno sei o sette scrutini - ha detto McCarrick in un'intervista alla Cnn - per me si tratta di un grande momento, lui è un grande gesuita con molta esperienza e capacità di leadership, è bravissimo nel capire le persone e parla tante lingue. Sarà fantastico per la Chiesa».
23.09 Il nuovo Papa Jorge Bergoglio è tifoso, da sempre, del San Lorenzo del quartiere Almagro di Buenos Aires, club del quale ha la tessera n. 88.235.
22.54
Domani mattina, 14 marzo, visita in privato in un luogo mariano a Roma.
Alle ore 11 di venerdì 15 marzo il Santo Padre riceve in udienza tutti i cardinali nella Sala Clementina.
La Messa per la solenne inaugurazione del Pontificato si celebrerà a San Pietro martedì 19 marzo, solennità di San Giuseppe, alle ore 9.30.
22.50 «I miei più cordiali complimenti e auguri per il suo pontificato». Così il presidente di Cuba Raul Castro in un messaggio di saluto al nuovo papa Jorge Bergoglio in un comunicato diffuso a l'Avana.
22.27 Noi gesuiti serviamo», «non cerchiamo autorità, e se recalcitriamo a fare il papa è per questo spirito di servizio». Così padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, sacerdote della Compagnia di Gesù a proposito del neoeletto 266/o papa, il gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio. Questa elezione, commenta, «è una bella risposta» a quanti hanno letto la storia recente della Chiesa e il conclave in termini di «lotte di potere».Padre Lombardi, che confessa di essere ancora «sotto choc» per una elezione che, dice, «mi ha colto di sorpresa», mette in luce lo «stile di spiritualità» del nuovo pontefice romano, visibile soprattutto in uno dei suoi primi gesti: «chiedere la benedizione del popolo prima di dare la sua» e vi legge un segno di «continuità con lo spirito di Benedetto XVI che manifestava la sua gratitudine, la sua preghiera al popolo, questo - dice padre Lombardi - è un modo nuovo di manifestarlo, ma continua lo stesso spirito».Molto significativa per padre Lombardi è anche la scelta del nome da papa fatta dall'arcivescovo di Buenos Aires: Francesco.
23.34 Parla Dolan Conclave grande speranza
L'elezione
di Papa Francesco primo è una «pietra miliare per la Chiesa» e una
«figura di unità per tutti i cattolici, ovunque essi risiedano», lo ha
detto il cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan.
A
nome dei vescovi degli Stati Uniti e dei fedeli delle 195 diocesi
americane Dolan ha offerto al nuovo Papa preghiere e una promessa di
fedeltà.
23.20 Papa Francesco I ha compiuto un gesto molto significativo nel chiedere la benedizione del popolo su di lui inchinandosi e pregando con tutti». Lo ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. «C'è anche in questo - ha fatto notare - una continuità con lo spirito di Benedetto XVI, in un modo nuovo di manifestarlo, continua una profonda comunione spirituale con Benedetto XVI». Per padre Lombardi è stata significativa anche l'attenzione alla diocesi di Roma e il pregare con tutti le preghiere più semplici del popolo cristiano, un atto di grande significato e pastoralita' semplice".
23.11 L'elezione di Jorge Mario Bergoglio «rappresenta una scelta straordinaria, di attenzione ai più poveri e alla pace, lui è un uomo meraviglioso ma sono sorpreso che su di lui sia stato raggiunto un consenso in soli cinque scrutini». Lo ha detto il cardinale americano Theodore McCarrick commentando l'ezione del nuovo Papa, il primo sudamericano della storia che, almeno sulla carta, non godeva dell'appoggio necessario per raggiungere il quorum dei due terzi dei voti.
«Pensavo che per raggiungere un consenso su di lui ci sarebbero voluti almeno sei o sette scrutini - ha detto McCarrick in un'intervista alla Cnn - per me si tratta di un grande momento, lui è un grande gesuita con molta esperienza e capacità di leadership, è bravissimo nel capire le persone e parla tante lingue. Sarà fantastico per la Chiesa».
23.09 Il nuovo Papa Jorge Bergoglio è tifoso, da sempre, del San Lorenzo del quartiere Almagro di Buenos Aires, club del quale ha la tessera n. 88.235.
La società è nota a Buenos
Aires anche con il nome `Santa´: proprio perché `San´ Lorenzo e in
quanto fondata da un sacerdote, Lorenzo Massa.
A
ricordarlo è il quotidiano sportivo Ole', segnalando che il padre del
nuovo Pontefice giocava nella squadra di basquet del San Lorenzo.
«Fin da bambino, Bergoglio andava allo
stadio della squadra, il `Vecchio Gasometro´, proprio per accompagnare
il papà, che giocava appunto al basquet.
22.54
Calendario già fitto di impegni per Papa Francesco.
Domani mattina, 14 marzo, visita in privato in un luogo mariano a Roma.
Domani pomeriggio, alle 17, il Papa presiede la Concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori nella Cappella Sistina.
Alle ore 11 di venerdì 15 marzo il Santo Padre riceve in udienza tutti i cardinali nella Sala Clementina.
Sabato 16 marzo alle ore 11 udienza agli operatori delle comunicazioni sociali nell'Aula Paolo VI.
Domenica 17 marzo il Santo Padre recita l'Angelus alle 12.
La Messa per la solenne inaugurazione del Pontificato si celebrerà a San Pietro martedì 19 marzo, solennità di San Giuseppe, alle ore 9.30.
Mercoledì 20 marzo: udienza ai Delegati Fraterni. Non c'è udienza generale
22.50 «I miei più cordiali complimenti e auguri per il suo pontificato». Così il presidente di Cuba Raul Castro in un messaggio di saluto al nuovo papa Jorge Bergoglio in un comunicato diffuso a l'Avana.
22.27 Noi gesuiti serviamo», «non cerchiamo autorità, e se recalcitriamo a fare il papa è per questo spirito di servizio». Così padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, sacerdote della Compagnia di Gesù a proposito del neoeletto 266/o papa, il gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio. Questa elezione, commenta, «è una bella risposta» a quanti hanno letto la storia recente della Chiesa e il conclave in termini di «lotte di potere».Padre Lombardi, che confessa di essere ancora «sotto choc» per una elezione che, dice, «mi ha colto di sorpresa», mette in luce lo «stile di spiritualità» del nuovo pontefice romano, visibile soprattutto in uno dei suoi primi gesti: «chiedere la benedizione del popolo prima di dare la sua» e vi legge un segno di «continuità con lo spirito di Benedetto XVI che manifestava la sua gratitudine, la sua preghiera al popolo, questo - dice padre Lombardi - è un modo nuovo di manifestarlo, ma continua lo stesso spirito».Molto significativa per padre Lombardi è anche la scelta del nome da papa fatta dall'arcivescovo di Buenos Aires: Francesco.
«Non
è che lo conosca molto bene, non ho un rapporto diretto, - racconta poi
a proposito del suo confratello, primo gesuita a diventare papa -
l'unica occasione che ricordo è la nostra comune partecipazione alla
33/a congregazione generale, quella in cui eleggemmo Peter Hans
Kolvenbach: lui era provinciale Argentina e io della provincia italiana,
è stato un momento importante della vita della Compagnia di Gesù che
abbiamo vissuto insieme».
«L'altro giorno al
giuramento in Sistina - prosegue il racconto del gesuita ancora nero
circa il gesuita bianco - ci siamo salutati cordialmente, certo non mi
aspettavo di vedermelo vestito di bianco. È stata una sorpresa - ha
aggiunto - che manifesta il coraggio dei cardinali nello scegliere di
passare l'Oceano e allargare la prospettiva, è la prima volta che
abbiamo un papa che viene da un altro continente».
22.24 La presidente del Brasile, Dilma Rousseff, si è congratulata «con il Papa Francesco I, la Chiesa cattolica e il popolo argentino, a nome del popolo brasiliano».
22.22 Siamo orgogliosi che sia stato eletto Papa un uomo dalle radici astigiane». Lo afferma il sindaco di Asti, Fabrizio Brignolo, commentando l'elezione al soglio pontificio del cardinale argentino, ma di origini piemontesi, Mario Bergoglio.
22.20 Tutti aspettavano Scola o Scherer, e invece è uscito Bergoglio. Il Conclave partito con una sorta di spareggio tra due candidati ritenuti più forti - il cardinale di Milano e quello di San Paolo del Brasile - ha prodotto un risultato del tutto a sorpresa, frutto di uno sconvolgimento dei fronti in campo e di una soluzione in qualche modo di mediazione e «compromesso». Un Papa, Francesco, non giovanissimo come molti attendevano - ha 76 anni - con un profilo personale di austerità e semplicità, mostrate anche dalla scelta del nome che rimanda al santo di Assisi: un profilo che può mettere d'accordo, almeno momentaneamente, le diverse spinte sul futuro governo della Chiesa e sulle necessità del cattolicesimo nel mondo.
22.19 È con speranza che l'Islam, rappresentato da al Azhar - il più prestigioso centro di sapere sunnita che si trova al Cairo - guarda all'elezione di Francesco I. La speranza è quella di poter superare il `grande freddo´ che si è aperto due anni fa, in seguito ad alcune dichiarazioni di Benedetto XVI sulla protezione delle minoranze cristiane in Medio Oriente, considerate da al Azhar come un'ingerenza interna nei paesi della regione.
21.39 È già fitta l'agenda di appuntamenti di Papa Bergoglio. Domani terrà una Messa nella Cappella Sistina alle 17.
Venerdì alle 11 nella Sala Clementina riceverà in udienza i cardinali, sabato alle 11 nell'aula Paolo VI ci sarà l'incontro con i media. Domenica il primo Angelus di Papa Francesco e martedì 19 alle 9.30 la messa inaugurale di insediamento del pontificato. Il calendario degli appuntamenti di Papa Francesco è stato illustrato da Padre Lombardi.
21.36 «Sono orgoglioso e, da cattolico, commosso»: è il commento di Ricardo Alfonsin, figlio del presidente argentino Raul Alfonsin, tra i primi politici argentini a reagire l'elezione di Jorge Bergoglio.
21.34 Padre Lombardi: il papa incontrerà sabato i media nell'aula Paolo VI e Domenica ci sarà il primo Angelus
21.32 «Paladino dei poveri e dei più vulnerabili». Così il presidente americano Barack Obama descrive Francesco I. La scelta di un Papa delle Americhe, il «primo», mostra «la forza e la vitalità di una regione» sempre più importante per il mondo intero: «condividiamo la gioia di questo giorno storico».
21.31 Papa Francesco ha telefonato a Benedetto XVI e «vedrà di incontrarlo nei prossimi giorni». Lo ha detto Padre Lombardi.
21. 25 Lombardi: Il coraggio dei Cardinali
scelta di Papa Bergoglio è una «sorpresa» ed è stata una scelta che dimostra «il coraggio dei cardinali di allargare le prospettive. È la prima volta di un Papa da un altro continente». Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana accoglie così la scelta del successore di Benedetto XVI. Un Papa che dimostra «stile di semplicità e di testimonianza evangelica» e che rappresenta inoltre una «continuità con Benedetto XVI». Per Lombardi è «una bella risposta alle attese del popolo latino americano».
21.19 «Il Papa ha detto che vuole andare a pregare dalla Madonna e domani probabilmente andrà a Santa Maria Maggiore». Lo ha detto il direttore della sala stampa vaticana, Padre Federico Lombardi, nel briefing con i giornalisti
21.14 “Una gioia immensa”. È il commento a caldo dei frati francescani di Assisi - diffuso attraverso il loro sito internet www.sanfrancescopatronoditalia.it - sulla scelta del nome del nuovo Papa. I Francescani “rendono lode a Dio e gioiscono per l'elezione del Sommo Pontefice Jorge Mario Bergoglio. La famiglia francescana si stringe al Santo Padre Jorge Mario Bergoglio con sentimenti di gratitudine, sincero affetto e profondo ossequio, promettendo con Francesco obbedienza e riverenza al signor Papa”. “In questo Anno della Fede – aggiungono - nell'accompagnare l'inizio del Suo ministero con la preghiera incessante, spera di accogliere il Sommo Pontefice nei luoghi sacri alla memoria e alla profezia di S. Francesco, strettamente legati alla Sede Apostolica con la Chiesa che è in Assisi retta dal suo Vescovo Domenico Sorrentino”.
21.12 «Sono contento. E prego perché il Signore lo assista e lo sostenga nel suo compito». Così don Andrea Ferrero, parroco a Portacomaro (Asti), il paese di origine della famiglia di papa Francesco. «Sarebbe bello - dice il sacerdote - poterlo incontrare. Ma naturalmente non mi sogno nemmeno di chiedere una cosa del genere. E per favore, non lo scrivete ...». Don Andrea guida la parrocchia di San Bartolomeo
21.06 «Mi compiaccio soprattutto con i cristiani dell'America latina, che per la prima volta vedono uno di loro alla guida della Chiesa cattolica». Lo ha detto Angela Merkel in un messaggio di congratulazioni al Papa Francesco I.
20.53 Il Presidente Napolitano, che - ma quanto si apprende - ha seguito l'annuncio della elezione dell'arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio, ha condiviso l'emozione del Paese per il discorso di Papa Francesco, colpito dalla semplicità delle parole pronunciate nella lingua nostra e della sua famiglia d'origine in Piemonte.
20.40 «Habemus Papam Franciscum'. L'annuncio del nuovo Pontefice è stato twittato sull'account @Pontifex, che dal giorno delle dimissioni di Papa Benedetto XVI era stato temporaneamente sospeso.
20.37 Aperture a tutta pagina per i due principali quotidiani argentini, il Clarin e La Nacion, rispettivamente di centrosinistra e di centrodestra, che però - probabilmente colti di sorpresa - hanno tardato diversi minuti e ancora non avevano la notizia sui loro siti mentre diversi quotidiani spagnoli e anche brasiliani avevano già titolato "Il Papa è Bergoglio".
20.36 «È un papa storico, un momento storico, perché è il primo papa latino-americano della storia della chiesa». Lo dicono ancora stravolti otto ragazzi argentini tra i 23 e i 24 anni che oggi hanno trascorso il primo dei loro 3 giorni di vacanza a Roma. «È incredibile sia per il Sudamerica che per l'Argentina -continuano a ripetere quasi non credendoci - Noi siamo stati davvero fortunati a vivere questa grande emozione».
20.23 «Il dovere del Conclave era dare un vescovo a Roma: sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo». Sono le prime parole pronunciate da Papa Francesco I, con un riferimento alla sua origine argentina. Incominciamo questo cammino della chiesa di Roma, vescovo e popolo insieme, di fratellanza, amore, fiducia tra noi, preghiamo uno per l'altro, per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Questo cammino di chiesa sia fruttuoso per l'evangelizzazione».
«Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il vescovo benedica il popolo vi chiedo che voi preghiate Dio di benedire il vostro vescovo».
E’ stata tangibile la commozione in piazza San Pietro tra i fedeli, quando papa Francesco I ha chiesto che fedeli pregassero per alcuni istanti per lui. È stato un continuo vociare di fedeli che dicevano «Bravo, bravo».
Papa Francesco ha benedetto in latino tutti i presenti, concedendo l'indulgenza plenaria. "Buona notte e buon riposo" ha detto congedandosi dalla folla
20.20 Il nuovo papa è l'arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergolio, nato i 17 dicembre del 1936 nella stessa città argentina di cui oggi è arcivescovo. È gesuita.
20.10 Il nuovo papa è Bergoglio
19. 53 Subito dopo l'esito del voto, il cardinale decano Giambattista Re si è rivolto al porporato scelto con la domanda sull'accettazione: «Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?; Con quale nome vuoi essere chiamato?». Subito dopo è avvenuta la bruciatura delle schede e la fumata bianca. Lo riporta la Radio vaticana sul suo sito.
22.24 La presidente del Brasile, Dilma Rousseff, si è congratulata «con il Papa Francesco I, la Chiesa cattolica e il popolo argentino, a nome del popolo brasiliano».
«Maggior
Paese per numero di cattolici, il Brasile ha seguito con attenzione il
Conclave e la scelta del primo Papa latinoamericano. È con aspettativa
che i fedeli attendono l'arrivo di Francesco I a Rio de Janeiro per la
Giornata mondiale della Gioventù, nel prossimo luglio. Questa visita,
che cade a poca distanza dall'elezione del Papa, rafforza le tradizioni
religiose brasiliane e rafforza i legami tra il Brasile e il Vaticano»,
ha detto la presidente Rousseff.
22.22 Siamo orgogliosi che sia stato eletto Papa un uomo dalle radici astigiane». Lo afferma il sindaco di Asti, Fabrizio Brignolo, commentando l'elezione al soglio pontificio del cardinale argentino, ma di origini piemontesi, Mario Bergoglio.
A
fine febbraio il primo cittadino aveva inviato una lettera
all'arcivescovo di Buenos Aires, in cui lo invitava a visitare i luoghi
natali dei suoi avi. «In occasione del suo arrivo in Vaticano per il
Conclave, l'amministrazione comunale da me presieduta - era il testo
della lettera - sarebbe molto orgogliosa se ci onorasse della sua
presenza».
22.20 Tutti aspettavano Scola o Scherer, e invece è uscito Bergoglio. Il Conclave partito con una sorta di spareggio tra due candidati ritenuti più forti - il cardinale di Milano e quello di San Paolo del Brasile - ha prodotto un risultato del tutto a sorpresa, frutto di uno sconvolgimento dei fronti in campo e di una soluzione in qualche modo di mediazione e «compromesso». Un Papa, Francesco, non giovanissimo come molti attendevano - ha 76 anni - con un profilo personale di austerità e semplicità, mostrate anche dalla scelta del nome che rimanda al santo di Assisi: un profilo che può mettere d'accordo, almeno momentaneamente, le diverse spinte sul futuro governo della Chiesa e sulle necessità del cattolicesimo nel mondo.
22.19 È con speranza che l'Islam, rappresentato da al Azhar - il più prestigioso centro di sapere sunnita che si trova al Cairo - guarda all'elezione di Francesco I. La speranza è quella di poter superare il `grande freddo´ che si è aperto due anni fa, in seguito ad alcune dichiarazioni di Benedetto XVI sulla protezione delle minoranze cristiane in Medio Oriente, considerate da al Azhar come un'ingerenza interna nei paesi della regione.
21.39 È già fitta l'agenda di appuntamenti di Papa Bergoglio. Domani terrà una Messa nella Cappella Sistina alle 17.
Venerdì alle 11 nella Sala Clementina riceverà in udienza i cardinali, sabato alle 11 nell'aula Paolo VI ci sarà l'incontro con i media. Domenica il primo Angelus di Papa Francesco e martedì 19 alle 9.30 la messa inaugurale di insediamento del pontificato. Il calendario degli appuntamenti di Papa Francesco è stato illustrato da Padre Lombardi.
21.36 «Sono orgoglioso e, da cattolico, commosso»: è il commento di Ricardo Alfonsin, figlio del presidente argentino Raul Alfonsin, tra i primi politici argentini a reagire l'elezione di Jorge Bergoglio.
21.34 Padre Lombardi: il papa incontrerà sabato i media nell'aula Paolo VI e Domenica ci sarà il primo Angelus
21.32 «Paladino dei poveri e dei più vulnerabili». Così il presidente americano Barack Obama descrive Francesco I. La scelta di un Papa delle Americhe, il «primo», mostra «la forza e la vitalità di una regione» sempre più importante per il mondo intero: «condividiamo la gioia di questo giorno storico».
21.31 Papa Francesco ha telefonato a Benedetto XVI e «vedrà di incontrarlo nei prossimi giorni». Lo ha detto Padre Lombardi.
21. 25 Lombardi: Il coraggio dei Cardinali
scelta di Papa Bergoglio è una «sorpresa» ed è stata una scelta che dimostra «il coraggio dei cardinali di allargare le prospettive. È la prima volta di un Papa da un altro continente». Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana accoglie così la scelta del successore di Benedetto XVI. Un Papa che dimostra «stile di semplicità e di testimonianza evangelica» e che rappresenta inoltre una «continuità con Benedetto XVI». Per Lombardi è «una bella risposta alle attese del popolo latino americano».
21.19 «Il Papa ha detto che vuole andare a pregare dalla Madonna e domani probabilmente andrà a Santa Maria Maggiore». Lo ha detto il direttore della sala stampa vaticana, Padre Federico Lombardi, nel briefing con i giornalisti
21.14 “Una gioia immensa”. È il commento a caldo dei frati francescani di Assisi - diffuso attraverso il loro sito internet www.sanfrancescopatronoditalia.it - sulla scelta del nome del nuovo Papa. I Francescani “rendono lode a Dio e gioiscono per l'elezione del Sommo Pontefice Jorge Mario Bergoglio. La famiglia francescana si stringe al Santo Padre Jorge Mario Bergoglio con sentimenti di gratitudine, sincero affetto e profondo ossequio, promettendo con Francesco obbedienza e riverenza al signor Papa”. “In questo Anno della Fede – aggiungono - nell'accompagnare l'inizio del Suo ministero con la preghiera incessante, spera di accogliere il Sommo Pontefice nei luoghi sacri alla memoria e alla profezia di S. Francesco, strettamente legati alla Sede Apostolica con la Chiesa che è in Assisi retta dal suo Vescovo Domenico Sorrentino”.
21.12 «Sono contento. E prego perché il Signore lo assista e lo sostenga nel suo compito». Così don Andrea Ferrero, parroco a Portacomaro (Asti), il paese di origine della famiglia di papa Francesco. «Sarebbe bello - dice il sacerdote - poterlo incontrare. Ma naturalmente non mi sogno nemmeno di chiedere una cosa del genere. E per favore, non lo scrivete ...». Don Andrea guida la parrocchia di San Bartolomeo
21.06 «Mi compiaccio soprattutto con i cristiani dell'America latina, che per la prima volta vedono uno di loro alla guida della Chiesa cattolica». Lo ha detto Angela Merkel in un messaggio di congratulazioni al Papa Francesco I.
20.53 Il Presidente Napolitano, che - ma quanto si apprende - ha seguito l'annuncio della elezione dell'arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio, ha condiviso l'emozione del Paese per il discorso di Papa Francesco, colpito dalla semplicità delle parole pronunciate nella lingua nostra e della sua famiglia d'origine in Piemonte.
20.40 «Habemus Papam Franciscum'. L'annuncio del nuovo Pontefice è stato twittato sull'account @Pontifex, che dal giorno delle dimissioni di Papa Benedetto XVI era stato temporaneamente sospeso.
20.37 Aperture a tutta pagina per i due principali quotidiani argentini, il Clarin e La Nacion, rispettivamente di centrosinistra e di centrodestra, che però - probabilmente colti di sorpresa - hanno tardato diversi minuti e ancora non avevano la notizia sui loro siti mentre diversi quotidiani spagnoli e anche brasiliani avevano già titolato "Il Papa è Bergoglio".
"Il nuovo Papa è
l'argentino Jorge Bergoglio", titola Clarin con una grande foto del
cardinale con dietro una guardia svizzera, e poche informazioni
essenziali sulla cronaca dell'elezione. La Nacion titola in modo
sostanzialmente identico "L'argentino Jorge Bergoglio è il nuovo Papa",
ma presenta già tre articoli: "bergoglio, un sacerdote gesuita di
carriera", "Bergoglio, da rivale a successore di Ratzinger" e "I
discorsi più polemici di Bergoglio".
20.36 «È un papa storico, un momento storico, perché è il primo papa latino-americano della storia della chiesa». Lo dicono ancora stravolti otto ragazzi argentini tra i 23 e i 24 anni che oggi hanno trascorso il primo dei loro 3 giorni di vacanza a Roma. «È incredibile sia per il Sudamerica che per l'Argentina -continuano a ripetere quasi non credendoci - Noi siamo stati davvero fortunati a vivere questa grande emozione».
20.23 «Il dovere del Conclave era dare un vescovo a Roma: sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo». Sono le prime parole pronunciate da Papa Francesco I, con un riferimento alla sua origine argentina. Incominciamo questo cammino della chiesa di Roma, vescovo e popolo insieme, di fratellanza, amore, fiducia tra noi, preghiamo uno per l'altro, per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Questo cammino di chiesa sia fruttuoso per l'evangelizzazione».
«Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il vescovo benedica il popolo vi chiedo che voi preghiate Dio di benedire il vostro vescovo».
E’ stata tangibile la commozione in piazza San Pietro tra i fedeli, quando papa Francesco I ha chiesto che fedeli pregassero per alcuni istanti per lui. È stato un continuo vociare di fedeli che dicevano «Bravo, bravo».
Papa Francesco ha benedetto in latino tutti i presenti, concedendo l'indulgenza plenaria. "Buona notte e buon riposo" ha detto congedandosi dalla folla
20.20 Il nuovo papa è l'arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergolio, nato i 17 dicembre del 1936 nella stessa città argentina di cui oggi è arcivescovo. È gesuita.
20.10 Il nuovo papa è Bergoglio
19. 53 Subito dopo l'esito del voto, il cardinale decano Giambattista Re si è rivolto al porporato scelto con la domanda sull'accettazione: «Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?; Con quale nome vuoi essere chiamato?». Subito dopo è avvenuta la bruciatura delle schede e la fumata bianca. Lo riporta la Radio vaticana sul suo sito.
fonte: vaticaninsider.org
Francesco I: il Pastore di Roma dalla fine del mondo
Fratelli e sorelle, buonasera!
Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.
[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]
E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!
E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.
[…]
Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
[Benedizione]
Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!
Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.
[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]
E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!
E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.
[…]
Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
[Benedizione]
Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!
fonte: vatican.va
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