Regola 15: La Rimessa dalla Linea Laterale

 La rimessa dalla linea laterale è un modo di riprendere il gioco.
Una rimessa dalla linea laterale viene accordata alla squadra avversaria del calciatore che per ultimo ha toccato il pallone prima che questo abbia interamente superato la linea laterale, sia a terra, sia in aria.
Una rete non può essere segnata direttamente su rimessa dalla linea laterale.

Procedura
Al momento di lanciare il pallone, il calciatore incaricato della rimessa deve: 

• fare fronte al terreno di gioco;
• avere, almeno parzialmente, i due piedi sulla linea laterale o all’esterno di questa;
• tenere il pallone con entrambe mani;
• lanciare il pallone da dietro la nuca ed al di sopra della testa;
• lanciare il pallone dal punto in cui è uscito dal terreno di gioco.

Tutti gli avversari devono stare ad almeno due metri dal punto in cui la rimessa dalla linea laterale viene eseguita.

Il pallone è in gioco nell’istante in cui entra sul terreno di gioco.
Il calciatore che ha eseguito la rimessa non deve toccare di nuovo il pallone prima che lo stesso sia stato toccato da un altro calciatore.

Infrazioni e sanzioni

RIMESSA DALLA LINEA LATERALE ESEGUITA DA UN CALCIATORE DIVERSO DAL PORTIERE:
Se, dopo che il pallone è in gioco, colui che ha eseguito la rimessa dalla linea laterale tocca di nuovo il pallone (non con le mani) prima che questo sia stato toccato da un altro calciatore:
• un calcio di punizione indiretto sarà accordato alla squadra avversaria nel punto in cui è stata commessa l’infrazione (vedi Regola 13 – Punto di esecuzione del calcio di punizione).

Se, dopo che il pallone è in gioco, colui che ha eseguito la rimessa dalla linea laterale tocca volontariamente il pallone con le mani prima che questo sia stato toccato da un altro calciatore:
• un calcio di punizione diretto sarà accordato alla squadra avversaria nel punto in cui è stata commessa l’infrazione (vedi Regola 13 – Punto di esecuzione del calcio di punizione).
• un calcio di rigore sarà accordato se l’infrazione è stata commessa all’interno dell’area di rigore del calciatore che ha eseguito la rimessa dalla linea laterale.

RIMESSA DALLA LINEA LATERALE ESEGUITA DAL PORTIERE:
Se, dopo che il pallone è in gioco, il portiere tocca di nuovo il pallone (non con le mani) prima che questo sia stato toccato da un altro calciatore:
• un calcio di punizione indiretto sarà accordato alla squadra avversaria nel punto in cui è stata commessa l’infrazione (vedi Regola 13 – Punto di esecuzione del calcio di punizione).

Se, dopo che il pallone è in gioco, il portiere tocca volontariamente il pallone con le mani prima che questo sia stato toccato da un altro calciatore:
• un calcio di punizione diretto sarà accordato alla squadra avversaria se l’infrazione è stata commessa all’esterno dell’area di rigore del portiere. Questo calcio di punizione dovrà essere eseguito dal punto in cui è stata commessa l’infrazione (vedi Regola 13 – Punto di esecuzione del calcio di punizione).
• un calcio di punizione indiretto sarà accordato alla squadra avversaria se l’infrazione è stata commessa all’interno dell’area di rigore del portiere. Questo calcio di punizione sarà eseguito dal punto in cui è stata commessa l’infrazione (vedi Regola 13 – Punto di esecuzione del calcio di punizione).

Se un avversario distrae o ostacola scorrettamente il calciatore che esegue una rimessa dalla linea laterale:
• deve essere ammonito per comportamento antisportivo.

Per ogni altra infrazioni a questa regola:
• la rimessa dalla linea laterale dovrà essere eseguita da un calciatore della squadra avversaria.

Il caso Galilei

Stando a un'inchiesta dei Consiglio d'Europa tra gli studenti di scienze in tutti i Paesi della Comunità, quasi il 30 per cento è convinto che Galileo Galilei sia stato arso vivo dalla Chiesa sul rogo. La quasi totalità (il 97 per cento) è comunque convinta che sia stato sottoposto a tortura. Coloro - non molti, in verità - che sono in grado di dire qualcosa di più sullo scienziato pisano, ricordano, come frase "sicuramente storica", un suo "Eppur si muove!", fieramente lanciato in faccia, dopo la lettura della sentenza, agli inquisitori convinti di fermare il moto della Terra con gli anatemi teologici. Quegli studenti sarebbero sorpresi se qualcuno dicesse loro che siamo, qui, nella fortunata situazione di poter datare esattamente almeno quest'ultimo falso: la "frase storica" fu inventata a Londra, nel 1757, da quel brillante quanto spesso inattendibile giornalista che fu Giuseppe Baretti.
Santa Maria sopra Minerva
Il 22 giugno del 1633, nel convento romano di Santa Maria sopra Minerva tenuto dai domenicani, udita la sentenza, il Galileo "vero" (non quello del mito) sembra mormorasse un ringraziamento per i dieci cardinali - tre dei quali avevano votato perché fosse prosciolto - per la mitezza della pena. Anche perché era consapevole di aver fatto di tutto per indisporre il tribunale, cercando per di più di prendere in giro quei giudici - tra i quali c'erano uomini di scienza non inferiore alla sua - assicurando che, nel libro contestatogli (e che era uscito con una approvazione ecclesiastica estorta con ambigui sotterfugi), aveva in realtà sostenuto il contrario di quanto si poteva credere. Di più: nei quattro giorni di discussione, ad appoggio della sua certezza che la Terra girasse attorno al Sole aveva portato un solo argomento. Ed era sbagliato. Sosteneva, infatti, che le maree erano dovute allo "scuotimento" delle acque provocato dal moto terrestre. Tesi risibile, alla quale i suoi giudici-colleghi ne opponevano un'altra che Galileo giudicava "da imbecilli": era, invece, quella giusta. L'alzarsi e l'abbassarsi dell'acqua dei mari, cioè, è dovuta all'attrazione della Luna. Come dicevano, appunto, quegli inquisitori insultati sprezzantemente dal Pisano. Altri argomenti sperimentali, verificabili, sulla centralità del Sole e sul moto terrestre, oltre a questa ragione fasulla, Galileo non seppe portare. Né c'è da stupirsi: il Sant'Uffizio non si opponeva affatto all'evidenza scientifica in nome di un oscurantismo teologico. La prima prova sperimentale, indubitabile, della rotazione della Terra è del 1748, oltre un secolo dopo (la prova della nutazione di Bradley) . E per vederla quella rotazione, bisognerà aspettare il 1851, con quel pendolo di Foucault caro a Umberto Eco. In quel 1633 del processo a Galileo, sistema tolemaico (Sole e pianeti ruotano attorno alla Terra) e sistema copernicano difeso dal Galilei (Terra e pianeti ruotano attorno al Sole) non erano che due ipotesi quasi in parità, su cui scommettere senza prove decisive. E molti religiosi cattolici stessi stavano pacificamente per il "novatore" Copernico, condannato invece da Lutero.
Il "Saggiatore" contro la "Lybbra" di P. Grassi
Del resto, Galileo non solo sbagliava tirando in campo le maree, ma già era incorso in un altro grave infortunio scientifico quando, nel 1618, erano apparse in cielo delle comete. Per certi apriorismi legati appunto alla sua "scommessa" copernicana, si era ostinato a dire che si trattava solo di illusioni ottiche e aveva duramente attaccato gli astronomi gesuiti della Specola romana che invece - e giustamente - sostenevano che quelle comete erano oggetti celesti reali. Si sarebbe visto poi che sbagliava ancora, sostenendo il moto della Terra e la fissità assoluta del Sole, mentre in realtà anche questo è in movimento e ruota attorno al centro della Galassia. Niente frasi "titaniche" (il troppo celebre "Eppur si muove!") comunque, se non nelle menzogne degli illuministi e poi dei marxisti - vedasi Bertolt Brecht - che crearono a tavolino un "caso" che faceva (e fa ancora) molto comodo per una propaganda volta a dimostrare l'incompatibilità tra scienza e fede. Torture? carceri dell'Inquisizione? addirittura rogo? Anche qui, gli studenti europei del sondaggio avrebbero qualche sorpresa. Galileo non fece un solo giorno di carcere, né fu sottoposto ad alcuna violenza fisica. Anzi, convocato a Roma per il processo, si sistemò (a spese e cura della Santa Sede), in un alloggio di cinque stanze con vista sui giardini vaticani e cameriere personale. Dopo la sentenza, fu alloggiato nella splendida villa dei Medici al Pincio. Da lì, il "condannato" si trasferì come ospite nel palazzo dell'arcivescovo di Siena, uno dei tanti ecclesiastici insigni che gli volevano bene, che lo avevano aiutato e incoraggiato e ai quali aveva dedicato le sue opere. Infine, si sistemò nella sua confortevole villa di Arcetri, dal nome significativo "Il gioiello". Non perdette né la stima né l'amicizia di vescovi e scienziati, spesso religiosi. Non gli era mai stato impedito di continuare il suo lavoro e ne approfittò difatti, continuando gli studi e pubblicando un libro - Discorsi e dimostrazioni sopra due nuove scienze che è il suo capolavoro scientifico. Né gli era stato vietato di ricevere visite, così che i migliori colleghi d'Europa passarono a discutere con lui. Presto gli era stato tolto anche il divieto di muoversi come voleva dalla sua villa. Gli rimase un solo obbligo: quello di recitare una volta la settimana i sette salmi penitenziali. 
Villa"Il Giojello"
Questa "pena", in realtà, era anch'essa scaduta dopo tre anni, ma fu continuata liberamente da un credente come lui, da un uomo che per gran parte della sua vita era stato il beniamino dei Papi stessi; e che, ben lungi dall'ergersi come difensore della ragione contro l'oscurantismo clericale, come vuole la leggenda posteriore, poté scrivere con verità alla fine della vita: "In tutte le opere mie, non sarà chi trovar possa pur minima ombra di cosa che declini dalla pietà e dalla riverenza di Santa Chiesa".
Morì a 78 anni, nel suo letto, munito dell'indulgenza plenaria e della benedizione del papa. Era l'8 gennaio 1642, nove anni dopo la "condanna" e dopo 78 di vita. Una delle due figlie suore raccolse la sua ultima parola. Fu: "Gesù!". I suoi guai, del resto, più che da parte "clericale" gli erano sempre venuti dai "laici": dai suoi colleghi universitari, cioè, che per invidia o per conservatorismo, brandendo Aristotele più che la Bibbia, fecero di tutto per toglierlo di mezzo e ridurlo al silenzio. La difesa gli venne dalla Chiesa, l'offesa dall'Università. In occasione della recente visita del papa a Pisa, un illustre scienziato, su un cosiddetto "grande" quotidiano, ha deplorato che Giovanni Paolo II "non abbia fatto ulteriore, doverosa ammenda dell'inumano trattamento usato dalla Chiesa contro Galileo". Se, per gli studenti del sondaggio da cui siamo partiti, si deve parlare di ignoranza, per studiosi di questa levatura il sospetto è la malafede. Quella stessa malafede, del resto, che continua dai tempi di Voltaire e che tanti complessi di colpa ha creato in cattolici disinformati. Eppure, non solo le cose non andarono per niente come vuole la secolare propaganda; ma proprio oggi ci sono nuovi motivi per riflettere sulle non ignobili ragioni della Chiesa. Il "caso" è troppo importante, per non parlarne ancora.
tratto da: Vittorio MESSORI, Pensare la storia. Una lettura cattolica dell'avventura umana Ed. Paoline, Milano 1992, cap. 178-180.


Elementi di Antropologia Cristiana

Qualche tempo fa, in occasione di un convegno su temi di economia, politica e filosofia, sono stata incuriosita dal titolo di una delle conferenze in programma: “Christian Anthropology: an Introduction”. Il relatore, il Prof. Samuel Gregg, aveva a disposizione soltanto quarantacinque minuti per tentare la titanica impresa di riassumere i principi dell’antropologia cristiana davanti ad un pubblico vasto e vario.

Il fascino della sfida che il Prof. Gregg stava ingaggiando con la sua platea mi ha condotta a sedermi in prima fila e ad ascoltare con attenzione la coraggiosa lectura. 

La strategia adottata dal Prof. Gregg per portare a compimento la sua impresa è stata, per certi versi, prevedibile e criticabile. Lo studioso ha scelto di sottolineare gli aspetti salienti dell’antropologia cristiana usando come contraltare i loro “secolarizzati” opposti. Questa scelta ha raddoppiato la posta in gioco: spiegare in meno di un’ora l’antropologia cristiana e quella cartesiana e post-cartesiana! Il risultato è stato una sorta di grande riassunto schematico dalla difficile digeribilità ed inevitabilmente caratterizzato da uno scarso approfondimento critico.

La conferenza del Prof. Gregg, però, è stata anche sorprendentemente utile per chi, come me, ricerca brevi ma efficaci compendi in grado di riassumere aspetti filosofici rilevanti da trasmettere tramite un blog. In poche parole, l’introduzione del Prof. Gregg può essere felicemente utilizzata per introdurre i lettori agli aspetti più importanti dell’antropologia cristiana. Eccone dunque una riproposizione, riassuntiva ed apodittica quanto l’originale.

Secondo la visione cristiana dell’uomo, la persona è un insieme di qualità materiali e spirituali. Queste qualità formano un tutto unico (non separabile) dal momento del concepimento al momento della morte dell’individuo. La persona umana è dunque anembodied person: un soggetto spirituale incorporato in un organismo materiale. A questa visione cristiana dell’uomo si contrappongono sia la concezione dualista cartesiana (che vede l’anima opposta al corpo-macchina), sia le varie forme di materialismo (che considerano l’uomo un ente totalmente materiale, privo di ogni caratterizzazione spirituale).

Tutti gli uomini, in secondo luogo, sono dotati di ragione, intesa sia come ratio, sia come intellectus. La ratio, seguendo il compendio del Dott. Gregg, è la facoltà che consente all’uomo di sapere come agire opportunamente in determinati momenti; l’intellectus è, invece, la facoltà che l’uomo utilizza per contemplare il proprio stesso essere uomo e per effettuare le scelte morali.

L’empirismo e l’emotivismo sono entrambe considerate derive interpretative che misconoscono la natura razionale-intellettiva dell’uomo nel senso peculiarmente cristiano di cui si è parlato.

In terzo luogo, tutti gli uomini sono dotati di volontà. La natura della volontà è oggetto di accesa discussione all’interno dello stesso mondo cristiano, ma ciò che viene condiviso è una forte avversione al determinismo. L’uomo è libero di scegliere; le tradizioni e l’ambiente influenzano le sue azioni ma non determinano le sue scelte.

Inoltre, gli esseri umani sono creature creative. La creatività dell’essere umano risiede nella sua natura spirituale (nel suo essere, cioè, ente dotato di ragione e di volontà). L’uomo può essere doppiamente creativo: nel modellare se stesso (la propria anima) e nel trasformare il mondo materiale che lo circonda.

Come quinto punto, va detto che la natura umana è imperfetta e caratterizzata dal disordine. Tale imperfezione e tale disordine hanno una grande ricaduta sulla società che l’uomo costruisce. Di conseguenza, una visione cristiana della società deve essere profondamente realista e lasciare da parte le utopie: l’uomo non può perfezionarsi da solo (ovvero, senza l’aiuto di Dio). D’altra parte, l’uomo non va neppure considerato alla stregua di un animal bruto: l’assolutizzazione dell’imperfezione dell’uomo è altrettanto rischiosa della sua esaltazione utopistica.

Infine, l’uomo è un essere al contempo individuale e sociale: è individuale nel senso della sua irripetibilità (dell’ecceitas scotista, aggiungo io) ma è anche animale sociale (nel senso aristotelico-tomista dell’espressione). Il modo in cui l’uomo si unisce ai suoi simili è del tutto peculiare: nella società umana c’è una scelta individuale delle relazioni sociali; il consorzio umano, inoltre, è (o dovrebbe essere) tenuto insieme dal sentimento d’amore (che, in termini di relazioni umane, si traduce in un senso di responsabilità nei confronti degli altri). La mancanza di un’unità basata su amore e responsabilità conduce ai due estremi dell’individualismo e del collettivismo.

Le pillole antropologiche del Prof. Gregg possono risultare amare, ma sono utili per una rapida introduzione alla concezione cristiana dell’uomo.

Nota: per conoscere la biografia e le opere del Prof. Gregg si consulti la pagina web http://www.acton.org/about/staff/samuel-gregg.

Cancellieri:"Le lobby ritardano le riforme". E ora?

Forse solo da un ministro tecnico poteva arrivare una tale dichiarazione, perché fuori da ogni schema politico. La Guardasigilli Cancellieri infatti martedì ha dichiarato che ci sono alcune lobby in Italia(soprattutto tra avvocati e affini) che "impediscono al Paese di diventare normale". E poi: "tra i partiti non c'è sentimento comune sulle modifiche, anzi c'è solo a parole". Poi prosegue: "Quando vai a toccare un singolo caso scatta un meccanismo di lobby e di campanilismi''.

Il Guardasigilli prende l'occasione per intervenire sul tema caldo della giustizia, al convegno di Confindustria, e racconta le difficoltà incontrate non solo sulla riforma della geografia giudiziaria, ma anche sulla mediazione obbligatoria. E in particolare sulla riforma dei tribunali Cancellieri parla di una "battaglia che combattiamo tutti i giorni", ma sulla quale "non possiamo arretrare". 
Poi la Cancellieri è tornata sulla vicenda della gaffe e delle proteste degli avvocati napoletani sabato durante un convegno, definendola "una grave gazzarra". "Li vado ad incontrare così me li levo dai piedi", aveva detto il ministro nel fuorionda svelato dai microfoni di SkyTg24. Sul piede di guerra l'Ordine degli Avvocati di Napoli che chiede le scuse del ministro. 
Pare ovvio che la vicenda che avrà più risonanza sarà quella riguardo le lobby: una frase quella della ministra che nessuno ha il coraggio di pronunciare, perché non rispetta il gioco delle parti, politiche e affaristiche. Se in Italia si fossero combattute meglio le lobby sopra citate forse saremmo in altre acque... 
Ma il problema è: chi ha voglia di lottare contro queste potenze, questi gruppi chiusi, ma al contempo aperti su tutti i fronti?
Chi, di questo nostro governo, avrà il coraggio di gettare la maschera del partito e rimboccarsi le maniche per il bene del paese? 
Ora siamo ad un bivio: continuare sulla solita strada degli slittamenti, del prolungare, con solo qualche voce isolata di vera volontà di cambiamento, mentre milioni di persone chiedono, e in fretta, solidità; oppure voltare pagina, ripartire dal territorio, stare con i cittadini, "in mezzo alla strada" (senza populismi, per carità), vedendo di che cosa ha realmente bisogno la gente. Per esempio, per tornare a vicende attuali, può mai essere che per eleggere un vicepresidente della camera ci vogliano così tante sedute e così tanti giorni di litigi? Finché sarà così in Italia avranno piede libero le lobby e il loro immobilismo.

Margherita Hack: quando la scienza sostituisce l'etica

La morte di Margherita Hack ci impone due considerazioni. La prima - che speriamo abbiano fatto in molti: pace all'anima sua. La seconda - che temiamo facciano in pochi - è più articolata e si basa sull'immagine stessa resa dall'informazione italiana dell'astrofisica toscana. I presupposti di tale riflessione sono sostanzialmente due: la professoressa difatti è stata sempre considerata una voce autorevole qualunque cosa dicesse, sia circa l'ambito della sua preparazione - ovvero la fisica e l'astronomia - sia circa ambiti che lei stessa ha con forza dichiarato estranei non solo alle sue competenze, ma anche alla sua steaa esistenza.
Per quanto riguarda il primo ambito è necessaria un'ulteriore precisazione: la statura scientifica della Hack appare nelle giuste dimensioni solo alla luce di un'intervista in occasione della sua candidatura alla presidenza di Palazzo Madama: "io non ho scoperto nulla" affermò schiettamente. Rimane dunque un mistero da dove gli sia dunque venuta per oltre mezzo secolo questa capacità di convincere milioni di persone, convinte peraltro di dare retta ad un'illustre personalità della scienza... Ma, a ben vedere, la dichiarata incapacità come ricercatrice della Hack è evidente anche alla luce di altre dichiarazioni. "L'universo è infinito nel tempo e nello spazio, cioè è sempre esistito e sempre esisterà" scriveva infatti la professoressa i uno dei 27 libri scritti negli ultimi 27 mesi di vita - che Il Foglio ha definito uno più vuoto dell'altro: difficile dargli torto quando alle stelle si sostituiscono i gatti e alla fisica la massaia... La validità scientifica di tesi come quella appena citata è quantomeno dubbia: se pur si volesse ignorare che nel 1964 è stata scoperta la radiazione cosmica di fondo, che data il Big Bang 13,7 miliardi di anni fa, appare quantomai difficile convincersi che si trattò di una "scorreggia" - si perdoni il francesismo ma la citazione è testuale.
Quanto invece agli ambiti a lei estranei è opportuno fare una distinzione: finché la Hack si è cimentata in campi in cui la totale mancanza di autorevolezza non desta particolari problemi - la passione per i gatti, per la bicicletta, la cucina vegetariana - di difficoltà non ne sono sorte. Quando però la Hack è stata considerata la "voce della scienza" da tutti i media nazionali e dall'opinione pubblica per le sue affermazioni in ambito etico si è fatto prima di tutto un torto all'informazione: i suoi studi scientifici la autorizzano davvero a esprimersi con più autorevolezza quanto ad aborto ed eutanasia? Non era forse un esimio scienziato il dottor Mengele, responsabile degli esperimenti sugli internati nei campi di concentramento di Aushwitz? Si tratta forse di una persona eticamente autorevole?
Uno dei 27 libri pubblicati dalla Hack negli ultimi 27 mesi,
emblema dello spessore culturale e scientifico del suo pensiero.
Quel che è certo è che margherita Hack è stata una grandissima divulgatrice, capace di utilizzare la fama ottenuta con "una vita controcorrente" - come la ha voluta ricordare Nichi Vendola - per tante battaglie ed impegni che hanno dimostrato una volta di più quanto la sola scienza rischi di allontanare dalla stessa ragione: come può una persona difendere strenuamente i diritti degli animali, affermando la necessità di non cibarsene, piangendo per i dolori patiti durante la loro macellazione per poi rimanere  indifferente davanti ad una vita brutalmente interrotta con un aborto, ad un patrimonio genetico unico ed irripetibile cui viene negata per sempre la possibilità di esprimersi?
Davanti alla notizia della morte di Margherita Hack tornano alla memoria le parole di Pasteur: "poca scienza allontana da Dio, molta avvicina a Dio". E se Pasteur - che qualcosa in più della Hack lo ha scoperto - aveva ragione, allora forse la scienza della Hack era poca, quasi nulla: inutile ricordare il suo ateismo attivo ed attivista e la sua presidenza onoraria dell'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti). Può invece ritornare utile ricordare la via dove è nata, nel lontano 1920: si tratta di via Ximenes, a Firenze. Leonardo Ximenes (1716-1786) era un sacerdote gesuita, astronomo, geografo, matematico e ingegnere idraulico della Toscana dei Lorena: speriamo che la Hack, dopo essersene dimenticata per 91 anni, se ne sia ricordata almeno negli ultimi giorni.

Obama in Sudafrica: proteste del paese di Mandela


La polizia di Johannesburg è intervenuta sparando bombe stordenti contro centinaia di manifestanti in protesta contro il presidente Usa, Barak Obama, oggi in visita in Sudafrica.

Lo riferisce la stampa sul posto, dopo che almeno tre colpi sono stati uditi mentre la polizia tentava di disperdere i manifestanti e allontanarli dal campus universitario dove Obama è atteso per prendere parte ad un evento. 

In precedenza il presidente sudafricano, Jacob Zuma, aveva dato il benvenuto al suo omologo americano, Barack Obama, dicendogli che "incarna i sogni di milioni di africani". Accogliendo a Pretoria il presidente americano, che è alla sua seconda tappa del tour africano, Zuma ha ricordato che Obama, insieme a Nelson Mandela, sono stati "vincolati dalla storia" come i primi presidenti neri della storia dei rispetti Paesi. "Entrambi voi incarnate i sogni di milioni di persone in Africa". A sua volta Obama ha detto che Nelson Mandela è "una delle più grandi persone della storia", ricordando il ruolo che ha avuto l'ex presidente sudafricano nel creare la democrazia nel Paese. "Quello che sosteneva Nelson Mandela - ha ricordato Obama da Pretoria - era che il benessere di un Paese è più importante che l'interesse di una sola persona".

Obama e la moglie Michelle si sono incontrati in privato con i membri della famiglia dell'ex presidente sudafricano, Nelson Mandela. L'incontro è avvenuto al Nelson Mandela Centre of Memory alla Nelson Mandela Foundation di Johannesburg

Intanto l'ultimo presidente bianco del Sudafrica, Frederik de Klerk, ha interrotto le vacanze in Europa a causa delle condizioni di salute di Nelson Mandela e si prepara a rientrare.

Regola 14. Calcio di Rigore

Il "cucchiaio" di Totti a Van der Sar a Euro2000.
Un calcio di rigore viene accordato contro la squadra che commette, all’interno della propria area di rigore e mentre il pallone in è gioco, una delle dieci infrazioni punibili con un calcio di punizione diretto.
Una rete può essere segnata direttamente su calcio di rigore.
La gara deve essere prolungata per consentire l’esecuzione del calcio di rigore accordato allo scadere di ciascuno dei tempi regolamentari o supplementari.
Posizione del pallone e dei calciatori
Il pallone:
• deve essere posizionato sul punto del calcio di rigore.
Il calciatore incaricato di eseguire il calcio di rigore:
• deve essere chiaramente identificato.
Il portiere della squadra difendente:
• deve restare sulla linea di porta, all’interno dei pali, facendo fronte a chi esegue il tiro fino a quando il pallone è stato calciato.
Tutti i calciatori tranne l’incaricato del tiro devono posizionarsi:
• all’interno del terreno di gioco;
• al di fuori dell’area di rigore;
• dietro il punto del calcio di rigore;
• ad almeno m. 9,15 dal punto del calcio di rigore.
Procedura
• dopo che i calciatori hanno preso posizione in conformità con questa Regola, l’arbitro emette il fischio per dare il segnale per l’esecuzione del calcio di rigore
• il calciatore incaricato di eseguire il calcio di rigore deve calciare il pallone in avanti;
• egli non può toccare di nuovo il pallone prima che lo stesso sia stato toccato da un altro calciatore;
• il pallone è in gioco quando è calciato e si muove in avanti.
Quando un calcio di rigore è eseguito durante il normale svolgimento del gioco, o si rende necessario prolungare il tempo al termine di un periodo di gioco per consentirne l’esecuzione o la ripetizione, la rete viene accordata se, prima di varcare la linea di porta, tra i pali e sotto la traversa:
• il pallone tocca uno o entrambi i pali e/o la traversa e/o il portiere.
L’arbitro decide quando il calcio di rigore ha prodotto il proprio effetto.
Infrazioni e sanzioni
SE L’ARBITRO EMETTE IL FISCHIO PER L’ESECUZIONE DEL CALCIO DI RIGORE E, PRIMA 
CHE IL PALLONE SIA IN GIOCO, SI VERIFICA UNA DELLE SEGUENTI SITUAZIONI:
Il calciatore incaricato di eseguire il calcio di rigore infrange le Regole del Gioco:
• l’arbitro permette l’esecuzione del tiro.
• se il pallone entra in porta, il calcio di rigore dovrà essere ripetuto.
• se il pallone non entra in porta, l’arbitro dovrà interrompere il gioco e la gara sarà 
ripresa con un calcio di punizione indiretto per la squadra difendente dal punto in cui è avvenuta l’infrazione.
Il portiere infrange le Regole del Gioco:
• l’arbitro permette l’esecuzione del tiro.
• se il pallone entra in porta, la rete dovrà essere accordata.
• se il pallone non entra in porta, il calcio di rigore dovrà essere ripetuto.
Un compagno del calciatore incaricato del tiro infrange le Regole del Gioco:
• l’arbitro permette l’esecuzione del tiro.
• se il pallone entra in porta, il calcio di rigore dovrà essere ripetuto.
• se il pallone non entra in porta, l’arbitro dovrà interrompere il gioco e la gara sarà ripresa con un calcio di punizione indiretto per la squadra difendente dal punto in cui è avvenuta l’infrazione.
Un compagno del portiere infrange le Regole del Gioco:
• l’arbitro permette l’esecuzione del tiro;
• se il pallone entra in porta, la rete dovrà essere accordata.
• se il pallone non entra in porta, il calcio di rigore dovrà essere ripetuto.
Uno o più calciatori di entrambe le squadre infrangono le Regole del Gioco:
• il calcio di rigore dovrà essere ripetuto.
SE DOPO CHE IL PALLONE È STATO CALCIATO:
l’esecutore del calcio di rigore tocca il pallone di nuovo (ma non con le mani) prima che questo sia stato toccato da un altro calciatore:
• un calcio di punizione indiretto sarà accordato in favore della squadra avversaria nel punto in cui è stata commessa l’infrazione.
l’esecutore del calcio di rigore tocca volontariamente il pallone con le mani prima che questo sia stato toccato da un altro calciatore:
• un calcio di punizione diretto sarà accordato alla squadra avversaria nel punto in cui è stata commessa l’infrazione.
il pallone entra in contatto con un corpo estraneo durante la sua traiettoria:
• il calcio di rigore dovrà essere ripetuto.
il pallone, dopo essere stato respinto dal portiere o dai pali o dalla traversa, ricade sul terreno di gioco e viene quindi in contatto con un corpo estraneo:
• l’arbitro interrompe il gioco;
• il gioco verrà ripreso con una rimessa da parte dell’arbitro nel punto in cui si trovava il pallone al momento del contatto con il corpo estraneo, a meno che il gioco sia stato interrotto all’interno dell’area di porta, nel qual caso l’arbitro effettuerà la propria rimessa sulla linea dell’area di porta parallela alla linea di porta nel punto più vicino a quello in cui si trovava il pallone quando il gioco è stato interrotto.
Infrazione commessa daIl pallone entraIl pallone non entra
Incaricato del tiro (o un suo compagno)Ripetizione del tiroCalcio di punizione indiretto, in favore della squadra avversaria, dal punto in cui è stata commessa l'infrazione
Il portiere difendente (o un suo compagno)Rete validaRipetizione del tiro
Uno o più calciatori di entrambe le squadreRipetizione del tiroRipetizione del tiro