Italia-Inghilterra, sfida senza tempo

“Alcuni pensano che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d'accordo. Posso assicurarvi che è molto, molto di più” diceva negli anni ’50-’60 un Bill Shankly, uno degli allenatori più vincenti del calcio europeo, per ben 15 anni sulla panchina dei Reds. Difficile dargli torto, perché - si sa - ognuno di noi è cresciuto con un pallone fra i piedi e un idolo negli stadi: ci sono le generazioni della sfida Pelè-Maradona, come oggi esiste quella di Messi-Cristiano Ronaldo; e poi ci sono le sfide eterne e senza tempo, come Juve-Inter o Barcellona-Real Madrid, come Argentina-Brasile o Italia-Inghilterra. Il 14 novembre di 40 anni fa si giocava una partita che avrebbe fatto la storia del calcio europeo, quando nell’Imperial Stadium di Wembley l’Italia di Ferruccio Valcareggi si impone per la prima volta sui leoni inglesi oltremanica: il gol di Fabio Capello al minuto 86’ sconfigge finalmente un tabù che vedeva gli azzurri mai vincenti contro i padri del calcio, fin dalla prima sfida del 1933.

3 giugno 1963: muore il Papa Buono

Il pontificato di Giovanni XXIII, al secolo Angelo Roncalli, non è ricordato per la sua durata, sale sul soglio pontificio a 77 anni per rimanerci 5 anni, ma per aver convocato, dopo oltre 80 anni, un Concilio: era il 25 gennaio 1959, quando, Papa da soli tre mesi, annunciò "Venerabili Fratelli e Diletti Figli Nostri! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo Diocesano per l'Urbe, e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale".
Si tratta sicuramente del gesto che più di ogni altro rimane nell'opinione comune come il ricordo più evidente del breve ma intenso pontificato del Papa Buono. E tuttavia - senza voler fare classifiche - esiste un altro discorso altrettanto importante, che esula dal campo religioso ma si staglia nella storia dell'ultimo secolo come spartiacque fra la pace e la guerra: di tratta del radiomessaggio del 25 ottobre 1962.

Il parto della Repubblica ed i brogli del 2 giugno

La scheda di voto del Referendum Istituzionale
La nascita della Repubblica Italiana, il sogno politico di Mazzini, il peggior incubo dei Savoia, un evento storico le cui controverse vicende gettano ancora ombre sull’inconfessabile probabilità di un broglio elettorale in occasione del referendum istituzionale che decretò la fine della monarchia. Una data quella del 2 giugno, scelta all’epoca poiché anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi, che, nonostante tutto, festeggiamo, riconoscendo in essa la ri-nascita della patria. L’uscita dalla dolorosa esperienza della guerra civile, al contrario di quanto accadde per l’antica Roma, significò per l’Italia il passaggio dalla dittatura alla democrazia nonchè una totale rottura ideologica con un triste passato da dimenticare e riscattare. Tra gli elementi troppo compromessi con il Fascismo da poter passare indenni le epurazioni indette persino contro maestre e segretarie: coloro che di Mussolini avevano permesso l’ascesa: i Savoia. Per questo motivo, Vittorio Emanuele III il 9 maggio abdicò, come Carlo Alberto a Novara nel 1849, a favore del figlio, Umberto II, un nome legato a presagi tutt’altro che  propizi. Il secolo XX, infatti, era stato battezzato funesto per l’Italia, proprio col sangue di re Umberto I, assassinato a Monza nel 1900 dall’anarchico Gaetano Bresci. Con l’abdicazione la corona sperò di riaccreditarsi agli occhi degli Italiani, attraverso un’immagine più fresca di quella di un re colluso con il Fascismo e fuggito nell’ora della prova per la patria; le forze della Resistenza, invece, considerarono finita la tregua istituzionale aperta da Togliatti a Salerno e indirono il referendum del 2 e 3 giugno, contestualmente all’elezione dei membri dell’Assemblea Costituente. Fu la prima volta alle urne per le donne italiane e si pensò che anche questo avrebbe contribuito ad una vittoria annunciata della Repubblica, dato l’orientamento in tal senso delle maggiori forze politiche: non solo le Sinistre per una lunga tradizione ideologia ma anche la moderata Democrazia Cristiana, come nelle intenzioni di De Gasperi e come emerso da un piccolo referendum interno.

Falcone a 22 anni da Capaci

È il 25 giugno 1992, sono trascorsi 33 giorni dalla strage di Capaci e ne mancano 24 a quella di via D'Amelio: Paolo Borsellino tiene il suo ultimo discorso pubblico, nella Biblioteca Comunale di Palermo, in memoria di Falcone. Il discorso dura mezz'ora, la tensione nella sala è tanta, l'aspettativa per le parole del giudice - quasi il suo testamento pubblico - è altissima: dopo essersi scusato per il ritardo e aver chiarito di non essere intenzionato a parlare di ciò di cui deve tener conto in primis alla magistratura, Borsellino inizia il suo discorso, un discorso che denuncerà l'abbandono che portò alla morte tanto Falcone quanto Borsellino stesso.

Il giudice si presenta non solo come magistrato, ma anche come testimone, e come tale inizia a raccontare dell'amico e collega Falcone, conscio che con la sua morte sia finita una parte della sua vita e della vita di tutti gli italiani. Lo spunto da cui ha inizio la riflessione del giudice è una recente affermazione di Antonio Caponetto, che aveva detto: "Falcone cominciò a morire nel gennaio 1988".

Era difatti nel gennaio 1988 che Falcone vide negarsi quell'ufficio istruzione al tribunale di Palermo appena lasciato vacante dallo stesso Caponetto oramai 72enne. "Il giorno del mio compleanno - ricorda Borsellino - il Consiglio Superiore della Magistratura ci fece questo regalo: preferì Antonino Meli". Un applauso dirompente interruppe Borsellino.

E tuttavia Falcone ha continuato a lavorare instancabilmente, "dimostrando l'altissimo senso delle istituzioni e la sua volontà di continuare comunque a fare il lavoro che aveva inventato".

Un monaco contro Napoleone

“Noi non troviamo appoggio ed asilo se non nel governo pontificio, e la nostra riconoscenza è grande come il beneficio che riceviamo. Prego Vostra Eminenza di deporne l’omaggio ai piedi del santo Pontefice Pio VII. Parlo in nome di tutta la mia famiglia, e specialmente di colui che muore lentamente su uno scoglio deserto. Sua Santità e Vostra Eminenza sono i soli in Europa che si adoperano per addolcire i suoi mali e che vorrebbero abbreviarne la durata. Ve ne ringrazio tutti e due col mio cuore di madre”. Colei che scrive è Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone Bonaparte, la quale in una lettera all’allora Segretario di Stato Card. Consalvi (da cui è tratta la presente citazione), ringrazia il pontefice che aveva compiuto il gesto di commovente bontà di accogliere la famiglia del Bonaparte nei loro stati, ed offrir loro alloggio, protezione e consolazione. Napoleone, stesso, morirà riconciliato con la Chiesa, assistito da un sacerdote corso inviatogli personalmente dal Papa.

Un anno di Papa Francesco

Ad un anno dall'elezione di Papa Francesco pubblichiamo l'omelia pronunciata il 19 marzo dell'anno scors o in occasione della Messa di Inizio del Suo Ministero Petrino.

TESTO INTEGRALE dell'OMELIA del SANTO PADRE FRANCESCO I
nella MESSA di INIZIO del MINISTERO PETRINO
con VIDEO 1 2

 Cari fratelli e sorelle!

Ringrazio il Signore di poter celebrare questa Santa Messa di inizio del ministero petrino nella solennità di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale: è una coincidenza molto ricca di significato, ed è anche l’onomastico del mio venerato Predecessore: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza.


Con affetto saluto i Fratelli Cardinali e Vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli laici. Ringrazio per la loro presenza i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, come pure i rappresentanti della comunità ebraica e di altre comunità religiose. Rivolgo il mio cordiale saluto ai Capi di Stato e di Governo, alle Delegazioni ufficiali di tanti Paesi del mondo e al Corpo Diplomatico.

Extraterrestre, portami via!

 Valli a capire gli italiani. Il 12 febbraio – pochi giorni prima la celebre staffetta Letta-Renzi – il 14% degli italiani si diceva favorevole a vedere il sindaco di Firenze a Palazzo Chigi. Il 3 marzo la fiducia personale nel nuovo premier era attestata al 64%. “Non mi fido molto delle statistiche – affermava uno scrittore americano - : un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media”: ed in effetti i sondaggi lasciano il tempo che trovano, si sa… Ma se vi è qualcosa di attendibile in questi numeri, una domanda sorge spontanea: che cosa avrà mai fatto Matteo Renzi nelle ultime settimane per guadagnarsi il favore degli italiani?