Il Fatto Quotidiano sembra essere sempre stato piuttosto interessato alla figura di Papa Francesco, incensato come il pontefice progressista, democratico - magari anche un po' comunista - che slava la Chiesa dalle idee retrograde di Benedetto XVI: inutile ricordare quanto sia storpiante la descrizione che il giornale di Travaglio rende di Papa Francesco, ma negli ultimi giorni è arrivata una notizia che Travaglio ha attentamente evitato di pubblicare.
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Una questione di macchine
Qual è la differenza fra una Renault 4 ed una nuova BMW di grande cilindrata? Una è la macchina del Papa, l'altra quella del Presidente della Camera. Le differenze non finiscono più, ma al lettore risulteranno sicuramente più interessanti le considerazioni che ne sorgono spontanee.
La pace si afferma solo con la pace - Il discorso di Papa Francesco
«Dio vide che era cosa buona» (Gen 1,12.18.21.25). Il racconto biblico dell’inizio della storia del mondo e dell’umanità ci parla di Dio che guarda alla creazione, quasi la contempla, e ripete: è cosa buona. Questo, carissimi fratelli e sorelle, ci fa entrare nel cuore di Dio e, proprio dall’intimo di Dio, riceviamo il suo messaggio. Possiamo chiederci: che significato ha questo messaggio? Che cosa dice questo messaggio a me, a te, a tutti noi?
Papa Francesco e l'appello per la pace: sulle orme di Benedetto XV e Giovanni XXIII
Era giovedì 25 ottobre 1962: Giovanni XXIII pronunciò in diretta radiofonica uno dei suoi discorsi più famosi e commoventi, invocando la pace su tutta la Terra e scongiurando di fatto lo scontro fra USA e URSS: dopo essere stato trasmesso in diretta il discorso fu tradotto in svariate lingue, comprese - ovviamente - inglese e russo: il tema della pace è sempre stato un tema caro a Giovanni XXIII, che, constatando la delicata situazione internazionale, sì appellò spesso ai governanti del mondo intero perché avessero a cuore la pace mondiale.Il Papa Comunista apre ai gay: e vissero tutti felici e contenti
Papa Francesco ci stupisce da oramai più di quattro mesi: un Papa che rompe la tradizione, parla alla gente, augura buon pranzo e non fa le vacanza come gli italiani in crisi. Un Papa innovatore a tal punto da essere comunista. Eh già, perché non può che essere definito così un Papa che parla della tenerezza proprio come Che Guevara e di indifferenza come Gramsci, che accenna alle periferie dell’esistenza rifacendosi a Fuksas, che apre ai Gay come forse solo Vendola riesce a fare.
Se qualcuno ha avuto il di continuare a leggere questo articolo, che solo nel suo primo paragrafo è riuscito a condensare una serie incredibile di controsensi, dimostrazione di follia pura, sappia che siamo riusciti a sintetizzare in quattro righe la linea editoriale di molti media nazionali su Papa Francesco. L’ultimo episodio che ha stuzzicato la fantasia di molti è rappresentato dall’intervista concessa dal Papa durante il volo di ritorno dal viaggio in Brasile per la GMG: il Papa ha parlato per quasi un’ora con i giornalisti, toccando marginalmente la questione “omosessualità”. I giornali – ovviamente – hanno aperto con i titoli più vari, estrapolando di fatto una sola frase: “Se una persona è gay, chi sono io per giudicarlo?”. Senza voler mancare di rispetto ai signori giornalisti e titolisti che lavorano solo per fare titoli accattivanti e vendere qualche copia in più, procediamo rapidamente a smontare l’impalcatura di invenzione create ad hoc per Papa Bergoglio, con la schiettezza e l’onestà di chi non guadagna nulla con un titolo interessante o un visitatore in più.
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| San Giovanni Bosco, esempio luminoso di cristiani impegnati nel sociale. |
Già alla luce di questa semplice operazione di trascrizione – anche detta “informazione” – Papa Francesco diventa un po’ meno comunista, o quantomeno ci viene il dubbio che non voterebbe per SEL… Un’ulteriore considerazione ci permette di comprendere quale sia la reale preparazione di chi è solito scrivere a livello nazionale su Papa e Chiesa: perché mai dovrebbe fare scalpore un’intervista in cui non si fa altro che ripetere il contenuto del Catechismo? Forse non tutti i giornalisti conoscono il Catechismo? E allora forse tanti, troppi articoli sulla Chiesa e su Papa Francesco non sono altro che giudizi espressi senza alcuna cognizione di causa, nascondendo magari un qualche intento ideologico anticlericale?
Ma, se qualcuno ancora fosse convinto che Papa Francesco possa rappresentare il partigiano modello, si interroghi sul ruolo fondamentale svolto nel sociale da tanti personaggi che vantavano la fede cattolica. Si interroghi anche sull’atteggiamento di dura condanna dell’allora arcivescovo di Los Angeles nei confronti della Teologia della Libreazione, di chiara ispirazione marxista-leninista. E si dia qualche risposta. E magari la prossima volta che vuole comprare il Fatto Quotidiano, risparmi un euro.
Contro la "globalizzazione dell’indifferenza", papa Francesco ha commosso Lampedusa e l’Italia, ma c'è chi ne approfitta.
Lunedì il Papa Francesco ha visitato l'isola di Lampedusa,
sempre afflitta dal problema degli sbarchi dei migranti. Come primo
viaggio ha scelto-poteva andare da qualsiasi capo di stato o in
qualsiasi suite d'albergo esistente al mondo-di condividere qualche ora
con gli ultimi. Ed ha lanciato un forte segnale alla politica, senza
scendere nei populismi. Ha chiesto che le barbarie accadute in questi
anni non accadessero più, ha chiesto perdono per tutte le innocenti
vittime del mare, sui cui corpi nessuno ha mai pianto. Ed ha denunciato
la globalizzazione dell'indifferenza, in cui ognuno vive come in una
bolla di sapone.
Le sue parole hanno unito tutti, ma c'è chi le ha usate per fare politica. Chi?
In
prima serata su La7 è arrivato Walter Veltroni, che parlando di
immigrazione ha detto: «Ci dovremmo preoccupare perché tra un po’ gli
immigrati non arriveranno più da noi perché non c’è lavoro»
Affermazione politica, perché mette in risalto solo la negatività. E
poi, non sarebbe meglio occuparsi anche, non dico prima, ma anche, del
lavoro agli italiani? No, perché il PD sa di guadagnarsi politicamente, e
non coi fatti, fette di popolazione a suon di frasi a cui non viene
dato seguito.
La politica deve senza dubbio ascoltare i moniti del Papa,
confrontarsi con le alte sfide di quella missione spirituale, ma d’altra
parte converrebbe anche interrogarsi sui risultati concreti delle
"sanatorie" degli ultimi anni. Qual è il rapporto costi-benefici delle
recenti politiche di emersione del lavoro immigrato? Cosa si nasconde
nel buco nero del mercato legato ai permessi di soggiorno?
Cosa
potrebbe fare il PD? Svelare luci e ombre dell’umanitarismo quando si
fa industria della accoglienza, contribuendo in fin dei conti a
peggiorare quella situazione economico-sociale già tragica.
Gli aspetti economici legati al fenomeno migratorio vanno
interpretati non per restare indifferenti davanti al “sangue versato dai
nostri fratelli”, come insegna papa Francesco, ma con l’obiettivo di
dare delle concrete opportunità a chi arriva in Italia, non per prendere
voti e poltrone, e salvare capra e cavoli.
Papa Francesco “de sinistra”? Messori: «Deformazione propagandistica»
Papa Bergoglio “progressista”? Solo una certa lettura distorta ha potuto presentare il papa come un campione del progressismo militante, addirittura antigerarchico. Quasi un antipapa più che un papa. Oggi sul Corriere della Sera, Vittorio Messori fa il punto dopo più di due mesi dall’elezione al pontificato di Jorge Bergoglio. E scrive: «Appare sempre più giustificato un sorriso ironico. Quello col quale chi conosce la storia del cattolicesimo ha osservato il clima da “luna di miele” da parte di ambienti abitualmente ostili o almeno diffidenti nei riguardi della Chiesa romana. Anticlericali ben noti si sono detti commossi per il semplice “buonasera” nella prima apparizione a Conclave terminato, per il “buon pranzo” all’Angelus domenicale, per le scarpe da parroco di montagna, per la croce argentata invece di quella in oro, per il ricordo particolare inviato ai poveri, per la decisione di restare nella camera d’albergo».
«PAPISTI E REAZIONARI». Non una sincera ammirazione per papa Francesco, quanto una lettura distorta, con inni alla “svolta” della Chiesa dopo gli anni bui di papa Ratzinger. «Si inneggiava a un papa finalmente “de sinistra”, per dirla alla romanesca», scrive Messori.
In realtà, basterebbe conoscere un po’ della storia della Chiesa per sapere che non è così. Messori cita esempi di sacerdoti impegnati nel sociale (e ovviamente bollati ai loro tempi dai progressisti come «papisti e reazionari») come Cottolengo, Bosco, Murialdo, Faà di Bruno, Cafasso, Allamano, Orione, e solo «per restringerci al Piemonte». Perché, in realtà, tutta la storia d’Italia e della Chiesa è segnata da figure come queste, «protagonisti dell’aiuto sociale dato senza risparmio, anche a costo della vita. Diversi per origine, per storia, per carisma ma uniti, tutti, dall’obbedienza rigorosa alla fede e alla morale così come predicate dalla Chiesa».
Figure di santi che stanno in mezzo e aiutano quei poveri tanto disprezzati dai «governi liberali, spesso ispirati dalla massoneria». «Ebbene – scrive Messori -, papa Francesco è tra gli eredi di questa lunga e ammirevole tradizione di cattolicesimo detto sociale. Per una serie di equivoci e di deformazioni propagandistiche, si è imposto e vige ancora uno schematismo, secondo il quale l’impegno per gli ultimi si accompagnerebbe necessariamente a una prospettiva sedicente “progressista”. E, nel caso cattolico, ”contestatrice”, eterodossa, polemica verso dogmi e gerarchie».
Tutto il contrario della verità e della storia. E questo vale ancor più per l’attuale pontefice, come ricorda giustamente messoti che ricorda che Bergoglio è polemico con «i suoi stessi confratelli gesuiti attirati dalle ideologie della Teologia della liberazione, ispirata al marx-leninismo. La sua azione tra gli emarginati argentini era guidata, come per tanti santi, dalla carità evangelica, non aveva bisogno di contestare Chiesa e Papi, di proporre nuove teologie e nuove morali per mettere in pratica l’esortazione di Gesù a farsi povero tra i poveri».
LA MADONNA E SAN FRANCESCO. Un papa, che come questi esempi di beati e santi, è “mariano”, non dimenticando mai in ogni sua omelia di richiamare l’esempio della Madonna, in una maniera molto diversa dalle «prospettive cristiane “adulte” e ”aperte”» che rifiutano la devozione tradizionale alla Vergine, con santuari, pellegrinaggi, rosari. «Anche in questo, – scrive Messori – papa Francesco mostra la sua continuità con i fratelli nella fede che hanno scalato le vette della santità sporcandosi fino in fondo le mani nei bassifondi della società: tutti, senza eccezione, sono stati ardenti fautori di quella che sempre e solo hanno chiamato “la Madonna”».
Da ultimo, Messori riflette anche sul nome scelto da papa Bergoglio. La caratteristica del santo di Assisi era «l’obbedienza docile alla Gerarchia, la venerazione per il papato, l’orrore per l’eresia. L’uomo di Assisi fu un cattolico obbediente, non un rivoltoso o anche solo un critico della Chiesa istituzionale».
da tempi.it
Verso le periferie dell'esistenza
Fratelli e sorelle, buongiorno!
Sono lieto di accogliervi in questa mia prima Udienza generale. Con grande
riconoscenza e venerazione raccolgo il “testimone” dalle mani del mio amato
predecessore
Benedetto XVI. Dopo la Pasqua riprenderemo le catechesi dell’Anno
della fede. Oggi vorrei soffermarmi un po’ sulla
Settimana Santa.
Con la Domenica delle Palme abbiamo iniziato questa Settimana – centro di tutto
l’Anno Liturgico – in cui accompagniamo Gesù nella sua Passione, Morte e
Risurrezione.
Ma che cosa può voler dire vivere la Settimana Santa per noi? Che cosa significa seguire Gesù nel suo cammino sul Calvario verso la Croce e la Risurrezione? Nella sua missione terrena, Gesù ha percorso le strade della Terra Santa; ha chiamato dodici persone semplici perché rimanessero con Lui, condividessero il suo cammino e continuassero la sua missione; le ha scelte tra il popolo pieno di fede nelle promesse di Dio. Ha parlato a tutti, senza distinzione, ai grandi e agli umili, al giovane ricco e alla povera vedova, ai potenti e ai deboli; ha portato la misericordia e il perdono di Dio; ha guarito, consolato, compreso; ha dato speranza; ha portato a tutti la presenza di Dio che si interessa di ogni uomo e ogni donna, come fa un buon padre e una buona madre verso ciascuno dei suoi figli. Dio non ha aspettato che andassimo da Lui, ma è Lui che si è mosso verso di noi, senza calcoli, senza misure. Dio è così: Lui fa sempre il primo passo, Lui si muove verso di noi. Gesù ha vissuto le realtà quotidiane della gente più comune: si è commosso davanti alla folla che sembrava un gregge senza pastore; ha pianto davanti alla sofferenza di Marta e Maria per la morte del fratello Lazzaro; ha chiamato un pubblicano come suo discepolo; ha subito anche il tradimento di un amico. In Lui Dio ci ha dato la certezza che è con noi, in mezzo a noi. «Le volpi – ha detto Lui, Gesù – le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). Gesù non ha casa perché la sua casa è la gente, siamo noi, la sua missione è aprire a tutti le porte di Dio, essere la presenza di amore di Dio.
Nella Settimana Santa noi viviamo il vertice di questo cammino, di questo disegno di amore che percorre tutta la storia dei rapporti tra Dio e l’umanità. Gesù entra in Gerusalemme per compiere l’ultimo passo, in cui riassume tutta la sua esistenza: si dona totalmente, non tiene nulla per sé, neppure la vita. Nell’Ultima Cena, con i suoi amici, condivide il pane e distribuisce il calice “per noi”. Il Figlio di Dio si offre a noi, consegna nelle nostre mani il suo Corpo e il suo Sangue per essere sempre con noi, per abitare in mezzo a noi. E nell’Orto degli Ulivi, come nel processo davanti a Pilato, non oppone resistenza, si dona; è il Servo sofferente preannunciato da Isaia che spoglia se stesso fino alla morte (cfr Is 53,12).
Gesù non vive questo amore che conduce al sacrificio in modo passivo o come un destino fatale; certo non nasconde il suo profondo turbamento umano di fronte alla morte violenta, ma si affida con piena fiducia al Padre. Gesù si è consegnato volontariamente alla morte per corrispondere all’amore di Dio Padre, in perfetta unione con la sua volontà, per dimostrare il suo amore per noi. Sulla croce Gesù «mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Ciascuno di noi può dire: Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Ciascuno può dire questo “per me”.
Che cosa significa tutto questo per noi? Significa che questa è anche la mia, la tua, la nostra strada. Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù non solo con la commozione del cuore; vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi - come dicevo domenica scorsa - per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto. C’è tanto bisogno di portare la presenza viva di Gesù misericordioso e ricco di amore!
Vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell’amore e del dono di sé che porta vita. E’ entrare nella logica del Vangelo. Seguire, accompagnare Cristo, rimanere con Lui esige un “uscire”, uscire. Uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio. Dio è uscito da se stesso per venire in mezzo a noi, ha posto la sua tenda tra noi per portarci la sua misericordia che salva e dona speranza. Anche noi, se vogliamo seguirlo e rimanere con Lui, non dobbiamo accontentarci di restare nel recinto delle novantanove pecore, dobbiamo “uscire”, cercare con Lui la pecorella smarrita, quella più lontana. Ricordate bene: uscire da noi, come Gesù, come Dio è uscito da se stesso in Gesù e Gesù è uscito da se stesso per tutti noi.
Qualcuno potrebbe dirmi: “Ma, padre, non ho tempo”, “ho tante cose da fare”, “è difficile”, “che cosa posso fare io con le mie poche forze, anche con il mio peccato, con tante cose? Spesso ci accontentiamo di qualche preghiera, di una Messa domenicale distratta e non costante, di qualche gesto di carità, ma non abbiamo questo coraggio di “uscire” per portare Cristo. Siamo un po’ come san Pietro. Non appena Gesù parla di passione, morte e risurrezione, di dono di sé, di amore verso tutti, l’Apostolo lo prende in disparte e lo rimprovera. Quello che dice Gesù sconvolge i suoi piani, appare inaccettabile, mette in difficoltà le sicurezze che si era costruito, la sua idea di Messia. E Gesù guarda i discepoli e rivolge a Pietro forse una delle parole più dure dei Vangeli: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mc 8,33). Dio pensa sempre con misericordia: non dimenticate questo. Dio pensa sempre con misericordia: è il Padre misericordioso! Dio pensa come il padre che attende il ritorno del figlio e gli va incontro, lo vede venire quando è ancora lontano… Questo che significa? Che tutti i giorni andava a vedere se il figlio tornava a casa: questo è il nostro Padre misericordioso. E’ il segno che lo aspettava di cuore nella terrazza della sua casa. Dio pensa come il samaritano che non passa vicino al malcapitato commiserandolo o guardando dall’altra parte, ma soccorrendolo senza chiedere nulla in cambio; senza chiedere se era ebreo, se era pagano, se era samaritano, se era ricco, se era povero: non domanda niente. Non domanda queste cose, non chiede nulla. Va in suo aiuto: così è Dio. Dio pensa come il pastore che dona la sua vita per difendere e salvare le pecore.
La Settimana Santa è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie - che pena tante parrocchie chiuse! - dei movimenti, delle associazioni, ed “uscire” incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede. Uscire sempre! E questo con amore e con la tenerezza di Dio, nel rispetto e nella pazienza, sapendo che noi mettiamo le nostre mani, i nostri piedi, il nostro cuore, ma poi è Dio che li guida e rende feconda ogni nostra azione.
Auguro a tutti di vivere bene questi giorni seguendo il Signore con coraggio, portando in noi stessi un raggio del suo amore a quanti incontriamo.
Sono lieto di accogliervi in questa mia prima Udienza generale. Con grande
riconoscenza e venerazione raccolgo il “testimone” dalle mani del mio amato
predecessore
Benedetto XVI. Dopo la Pasqua riprenderemo le catechesi dell’Anno
della fede. Oggi vorrei soffermarmi un po’ sulla
Settimana Santa.
Con la Domenica delle Palme abbiamo iniziato questa Settimana – centro di tutto
l’Anno Liturgico – in cui accompagniamo Gesù nella sua Passione, Morte e
Risurrezione.Ma che cosa può voler dire vivere la Settimana Santa per noi? Che cosa significa seguire Gesù nel suo cammino sul Calvario verso la Croce e la Risurrezione? Nella sua missione terrena, Gesù ha percorso le strade della Terra Santa; ha chiamato dodici persone semplici perché rimanessero con Lui, condividessero il suo cammino e continuassero la sua missione; le ha scelte tra il popolo pieno di fede nelle promesse di Dio. Ha parlato a tutti, senza distinzione, ai grandi e agli umili, al giovane ricco e alla povera vedova, ai potenti e ai deboli; ha portato la misericordia e il perdono di Dio; ha guarito, consolato, compreso; ha dato speranza; ha portato a tutti la presenza di Dio che si interessa di ogni uomo e ogni donna, come fa un buon padre e una buona madre verso ciascuno dei suoi figli. Dio non ha aspettato che andassimo da Lui, ma è Lui che si è mosso verso di noi, senza calcoli, senza misure. Dio è così: Lui fa sempre il primo passo, Lui si muove verso di noi. Gesù ha vissuto le realtà quotidiane della gente più comune: si è commosso davanti alla folla che sembrava un gregge senza pastore; ha pianto davanti alla sofferenza di Marta e Maria per la morte del fratello Lazzaro; ha chiamato un pubblicano come suo discepolo; ha subito anche il tradimento di un amico. In Lui Dio ci ha dato la certezza che è con noi, in mezzo a noi. «Le volpi – ha detto Lui, Gesù – le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). Gesù non ha casa perché la sua casa è la gente, siamo noi, la sua missione è aprire a tutti le porte di Dio, essere la presenza di amore di Dio.
Nella Settimana Santa noi viviamo il vertice di questo cammino, di questo disegno di amore che percorre tutta la storia dei rapporti tra Dio e l’umanità. Gesù entra in Gerusalemme per compiere l’ultimo passo, in cui riassume tutta la sua esistenza: si dona totalmente, non tiene nulla per sé, neppure la vita. Nell’Ultima Cena, con i suoi amici, condivide il pane e distribuisce il calice “per noi”. Il Figlio di Dio si offre a noi, consegna nelle nostre mani il suo Corpo e il suo Sangue per essere sempre con noi, per abitare in mezzo a noi. E nell’Orto degli Ulivi, come nel processo davanti a Pilato, non oppone resistenza, si dona; è il Servo sofferente preannunciato da Isaia che spoglia se stesso fino alla morte (cfr Is 53,12).
Gesù non vive questo amore che conduce al sacrificio in modo passivo o come un destino fatale; certo non nasconde il suo profondo turbamento umano di fronte alla morte violenta, ma si affida con piena fiducia al Padre. Gesù si è consegnato volontariamente alla morte per corrispondere all’amore di Dio Padre, in perfetta unione con la sua volontà, per dimostrare il suo amore per noi. Sulla croce Gesù «mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Ciascuno di noi può dire: Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Ciascuno può dire questo “per me”.
Che cosa significa tutto questo per noi? Significa che questa è anche la mia, la tua, la nostra strada. Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù non solo con la commozione del cuore; vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi - come dicevo domenica scorsa - per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto. C’è tanto bisogno di portare la presenza viva di Gesù misericordioso e ricco di amore!
Vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell’amore e del dono di sé che porta vita. E’ entrare nella logica del Vangelo. Seguire, accompagnare Cristo, rimanere con Lui esige un “uscire”, uscire. Uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio. Dio è uscito da se stesso per venire in mezzo a noi, ha posto la sua tenda tra noi per portarci la sua misericordia che salva e dona speranza. Anche noi, se vogliamo seguirlo e rimanere con Lui, non dobbiamo accontentarci di restare nel recinto delle novantanove pecore, dobbiamo “uscire”, cercare con Lui la pecorella smarrita, quella più lontana. Ricordate bene: uscire da noi, come Gesù, come Dio è uscito da se stesso in Gesù e Gesù è uscito da se stesso per tutti noi.
Qualcuno potrebbe dirmi: “Ma, padre, non ho tempo”, “ho tante cose da fare”, “è difficile”, “che cosa posso fare io con le mie poche forze, anche con il mio peccato, con tante cose? Spesso ci accontentiamo di qualche preghiera, di una Messa domenicale distratta e non costante, di qualche gesto di carità, ma non abbiamo questo coraggio di “uscire” per portare Cristo. Siamo un po’ come san Pietro. Non appena Gesù parla di passione, morte e risurrezione, di dono di sé, di amore verso tutti, l’Apostolo lo prende in disparte e lo rimprovera. Quello che dice Gesù sconvolge i suoi piani, appare inaccettabile, mette in difficoltà le sicurezze che si era costruito, la sua idea di Messia. E Gesù guarda i discepoli e rivolge a Pietro forse una delle parole più dure dei Vangeli: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mc 8,33). Dio pensa sempre con misericordia: non dimenticate questo. Dio pensa sempre con misericordia: è il Padre misericordioso! Dio pensa come il padre che attende il ritorno del figlio e gli va incontro, lo vede venire quando è ancora lontano… Questo che significa? Che tutti i giorni andava a vedere se il figlio tornava a casa: questo è il nostro Padre misericordioso. E’ il segno che lo aspettava di cuore nella terrazza della sua casa. Dio pensa come il samaritano che non passa vicino al malcapitato commiserandolo o guardando dall’altra parte, ma soccorrendolo senza chiedere nulla in cambio; senza chiedere se era ebreo, se era pagano, se era samaritano, se era ricco, se era povero: non domanda niente. Non domanda queste cose, non chiede nulla. Va in suo aiuto: così è Dio. Dio pensa come il pastore che dona la sua vita per difendere e salvare le pecore.
La Settimana Santa è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie - che pena tante parrocchie chiuse! - dei movimenti, delle associazioni, ed “uscire” incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede. Uscire sempre! E questo con amore e con la tenerezza di Dio, nel rispetto e nella pazienza, sapendo che noi mettiamo le nostre mani, i nostri piedi, il nostro cuore, ma poi è Dio che li guida e rende feconda ogni nostra azione.
Auguro a tutti di vivere bene questi giorni seguendo il Signore con coraggio, portando in noi stessi un raggio del suo amore a quanti incontriamo.
Papa Francesco all'udienza generale
di ieri 27 marzo 2013
La storia vestita di bianco
Roma e San Pietro. San Pietro e Roma. Un binomio indissolubile che ha fatto dell’Urbe la Città Eterna, spazzando in un solo giorno la cultura pagana radicando quella cristiana prima e cattolica poi, eterizzando nel tempo il proprio ruolo nella storia. Da quel giorno di quasi duemila anni fa - forse il 29 giugno 67 - in cui l’apostolo Pietro trovò la morte nella città degli imperatori, Roma è stata sempre protagonista della storia della Chiesa universale e, dunque, del mondo. Roma è diventata la Storia - con la “s” maiuscola - perché alla momentanea istituzione dell’Impero si è sostituito quella eterna ed universale delle Chiesa. Una storia che da più di cinque secoli veste di bianco, da quando, nel 1566, Papa Pio V decise che il colore dell’abito papale dovesse essere lo stesso di quello dell’ordine domenicano cui apparteneva: da allora si sono succeduti 41 papi, fino a Papa Francesco, vestiti di talare bianca. Ma mai nella storia si erano incontrate due talari bianche. Mai prima di sabato scorso.
Proprio sabato la Chiesa di Roma, nella figura del suo Vescovo, ha scritto la storia, con un evento unico, al pari degli eventi che negli ultimi mesi la stanno vedendo protagonista. L’immagine che la giornata di sabato ha consegnato alla storia è senza dubbio quella del Papa Regnante Francesco che prega al fianco del suo predecessore il Papa Emerito Benedetto, inginocchiati allo stesso banco della Cappella della Residenza Pontificia di Castelgandolfo: un evento toccante, tanto quanto il tenero affetto manifestato dai due sin dalla discesa di Papa Francesco dall’elicottero. Il Papa Emerito, nonostante il peso degli anni che da un mese a questa parte sembra gravare sempre più su Papa Ratzinger, ha accolto il suo successore direttamente all’Eliporto, offrendosi così alle telecamere per la prima volta dopo l’ultimo commuovente saluto ai fedeli, la sera del 28 febbraio dalla finestra dello stesso Palazzo di Castelgandolfo. Un abbraccio fraterno, sincero e spontaneo, come a voler dimostrare alle tante voci diffusesi ultimamente che la presunta rivalità fra i due è - appunto - tale: semplicità e sincerità, ecco che cosa hanno trasmesso quelle storiche immagini. Semplicità nei gesti, per nulla formali, e sincerità nelle parole: “è la Madonna dell’Umiltà” dice Papa Francesco a Benedetto presentando il suo dono “ed ho subito pensato a lei”. E Papa Benedetto prende le mani del suo successore, le stringe, ringrazia. Semplici e sinceri. Ecco i due Papi che hanno scritto la storia. La storia vestita di bianco.
Papa Francesco: "Potere è servire"
TESTO INTEGRALE dell'OMELIA del SANTO PADRE FRANCESCO I
nella MESSA di INIZIO del MINISTERO PETRINO
Cari fratelli e sorelle!
Ringrazio il Signore di poter celebrare questa Santa Messa di inizio del ministero petrino nella solennità di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale: è una coincidenza molto ricca di significato, ed è anche l’onomastico del mio venerato Predecessore: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza.
Con affetto saluto i Fratelli Cardinali e Vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli laici. Ringrazio per la loro presenza i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, come pure i rappresentanti della comunità ebraica e di altre comunità religiose. Rivolgo il mio cordiale saluto ai Capi di Stato e di Governo, alle Delegazioni ufficiali di tanti Paesi del mondo e al Corpo Diplomatico.
Abbiamo ascoltato nel Vangelo che «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: «San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello» (Esort. ap. Redemptoris Custos, 1).
Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l'amore ogni momento. E’ accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù.
Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!
La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!
E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli “Erode” che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna.
Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!
E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!
Oggi, insieme con la festa di san Giuseppe, celebriamo l’inizio del ministero del nuovo Vescovo di Roma, Successore di Pietro, che comporta anche un potere. Certo, Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Alla triplice domanda di Gesù a Pietro sull’amore, segue il triplice invito: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, chi è straniero, nudo, malato, in carcere (cfr Mt25,31-46). Solo chi serve con amore sa custodire!
Nella seconda Lettura, san Paolo parla di Abramo, il quale «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18). Saldo nella speranza, contro ogni speranza! Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi la speranza. Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza! E per il credente, per noi cristiani, come Abramo, come san Giuseppe, la speranza che portiamo ha l’orizzonte di Dio che ci è stato aperto in Cristo, è fondata sulla roccia che è Dio.
Custodire Gesù con Maria, custodire l’intera creazione, custodire ogni persona, specie la più povera, custodire noi stessi: ecco un servizio che il Vescovo di Roma è chiamato a compiere, ma a cui tutti siamo chiamati per far risplendere la stella della speranza: Custodiamo con amore ciò che Dio ci ha donato!
Chiedo l’intercessione della Vergine Maria, di san Giuseppe, dei santi Pietro e Paolo, di san Francesco, affinché lo Spirito Santo accompagni il mio ministero, e a voi tutti dico: pregate per me! Amen.
© Copyright 2013 - Libreria Editrice Vaticana
Nella domenica della Misericordia il Papa della Semplicità
Primo Angelus di Papa Francesco a Piazza San Pietro, in una prima domenica di pontificato storica almeno quanto la settimana che apre, con la messa di Intronizzazione di martedì, solennità di San Giuseppe,e che si concluderà con l'evento più unico che raro dell'incontro fra Papa Regnante e Papa Emerito: una domenica resa storica da tanti piccoli gesti che nel loro contesto assumono un carattere incredibilmente sorprendente.
Messa nella Chiesa di Sant'Anna alle 10 per Papa Francesco, poi primobagno di folla uscendo dalla chiesa per affacciarsi su via di Porta Angelica, al di fuori delle mura vaticane, prima e dopo la Messa, per incontrare il suo gregge, la gente della sua diocesi, i suoi "parrocchiani" - come ha affermato lui stesso: stringe loro le mani, benedice i bambini. Una domenica unica, si diceva, è unico è anche l'Angelus stesso del nuovo Pontefice: da un balcone con ancora uno stendardo bianco in attesa del nuovo stemma papale, Papa Francesco esordisce con un "Fratelli e sorelle, buongiorno" che sembra voler azzerare le distanze fra la lontana finestra degli appartamenti pontifici e la piazza, che "grazie ai media, assume le dimensioni di tutto il mondo", non diversamente dal suo primo approccio al Popolo di Dio mercoledì scorso. Semplicità e incredibile capacità comunicativa. Questi i due grandi pregi messi in mostra dal nuovo Pontefice in queste prime apparizioni pubbliche: le sue parole, i suoi gesti, tutto sembra voler trasmettere qualcosa che il Vescovo di Roma vuole trasmettere alla Chiesa intera.
L'Angelus è in parte letto e in parte improvvisato, a differenza dell'Omelia della messa mattutina, interamente a braccio: una coincidenza provvidenziale ha voluto porre la prima messa domenicale di Papa Francesco in una domenica il cui Vangelo annuncia la Misericordia di Dio, offrendo al Papa l'occasione di farne immediatamente un tema cardine del suo Pontificato.
TESTO INTEGRALE del PRIMO ANGELUS di PAPA FRANCESCO
"Fratelli e sorelle, buongiorno!
Dopo il primo incontro di mercoledì scorso, oggi posso rivolgere di nuovo il mio saluto a tutti! E sono felice di farlo di domenica, nel giorno del Signore! Questo è bello è importante per noi cristiani: incontrarci di domenica, salutarci, parlarci come ora qui, nella piazza. Una piazza che, grazie ai media, ha le dimensioni del mondo.
In questa quinta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta l’episodio della donna adultera (cfr Gv 8,1-11), che Gesù salva dalla condanna a morte. Colpisce l’atteggiamento di Gesù: non sentiamo parole di disprezzo, non sentiamo parole di condanna, ma soltanto parole di amore, di misericordia, che invitano alla conversione. “Neanche io ti condanno: va e d’ora in poi non peccare più!” (v. 11). Eh!, fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. “Grande è la misericordia del Signore”, dice il Salmo.
In questi giorni, ho potuto leggere un libro di un Cardinale – il Cardinale Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il Cardinale Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. E’ il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza … Ricordiamo il profeta Isaia, che afferma che anche se i nostri peccati fossero rossi scarlatti, l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve. E’ bello, quello della misericordia! Ricordo, appena Vescovo, nell’anno 1992, è arrivata a Buenos Aires la Madonna di Fatima e si è fatta una grande Messa per gli ammalati. Io sono andato a confessare, a quella Messa. E quasi alla fine della Messa mi sono alzato, perché dovevo amministrare una cresima. E’ venuta da me una donna anziana, umile, molto umile, ultraottantenne. Io l’ho guardata e le ho detto: “Nonna – perché da noi si dice così agli anziani: nonna – lei vuole confessarsi?”. “Sì”, mi ha detto. “Ma se lei non ha peccato …”. E lei mi ha detto: “Tutti abbiamo peccati …”. “Ma forse il Signore non li perdona …”. “Il Signore perdona tutto”, mi ha detto: sicura. “Ma come lo sa, lei, signora?”. “Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe”. Io ho sentito una voglia di domandarle: “Mi dica, signora, lei ha studiato alla Gregoriana?”, perché quella è la sapienza che dà lo Spirito Santo: la sapienza interiore verso la misericordia di Dio. Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! “Eh, padre, qual è il problema?”. Eh, il problema è che noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti. Invochiamo l’intercessione della Madonna che ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo.
Adesso tutti insieme preghiamo l’Angelus:
[preghiera dell’Angelus]
Rivolgo un cordiale saluto a tutti i pellegrini. Grazie della vostra accoglienza e delle vostre preghiere. Pregate per me, ve lo chiedo. Rinnovo il mio abbraccio ai fedeli di Roma e lo estendo a tutti voi, e lo estendo a tutti voi, che venite da varie parti dell’Italia e del mondo, come pure a quanti sono uniti a noi attraverso i mezzi di comunicazione. Ho scelto il nome del Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, dove – come sapete – sono le origini della mia famiglia. Ma Gesù ci ha chiamati a far parte di una nuova famiglia: la sua Chiesa, in questa famiglia di Dio, camminando insieme sulla via del Vangelo. Che il Signore vi benedica, che la Madonna vi custodisca. Non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di perdonare! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono.
Buona domenica e buon pranzo!"
Messa nella Chiesa di Sant'Anna alle 10 per Papa Francesco, poi primobagno di folla uscendo dalla chiesa per affacciarsi su via di Porta Angelica, al di fuori delle mura vaticane, prima e dopo la Messa, per incontrare il suo gregge, la gente della sua diocesi, i suoi "parrocchiani" - come ha affermato lui stesso: stringe loro le mani, benedice i bambini. Una domenica unica, si diceva, è unico è anche l'Angelus stesso del nuovo Pontefice: da un balcone con ancora uno stendardo bianco in attesa del nuovo stemma papale, Papa Francesco esordisce con un "Fratelli e sorelle, buongiorno" che sembra voler azzerare le distanze fra la lontana finestra degli appartamenti pontifici e la piazza, che "grazie ai media, assume le dimensioni di tutto il mondo", non diversamente dal suo primo approccio al Popolo di Dio mercoledì scorso. Semplicità e incredibile capacità comunicativa. Questi i due grandi pregi messi in mostra dal nuovo Pontefice in queste prime apparizioni pubbliche: le sue parole, i suoi gesti, tutto sembra voler trasmettere qualcosa che il Vescovo di Roma vuole trasmettere alla Chiesa intera.
L'Angelus è in parte letto e in parte improvvisato, a differenza dell'Omelia della messa mattutina, interamente a braccio: una coincidenza provvidenziale ha voluto porre la prima messa domenicale di Papa Francesco in una domenica il cui Vangelo annuncia la Misericordia di Dio, offrendo al Papa l'occasione di farne immediatamente un tema cardine del suo Pontificato.
TESTO INTEGRALE del PRIMO ANGELUS di PAPA FRANCESCO
"Fratelli e sorelle, buongiorno!
Dopo il primo incontro di mercoledì scorso, oggi posso rivolgere di nuovo il mio saluto a tutti! E sono felice di farlo di domenica, nel giorno del Signore! Questo è bello è importante per noi cristiani: incontrarci di domenica, salutarci, parlarci come ora qui, nella piazza. Una piazza che, grazie ai media, ha le dimensioni del mondo.
In questa quinta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta l’episodio della donna adultera (cfr Gv 8,1-11), che Gesù salva dalla condanna a morte. Colpisce l’atteggiamento di Gesù: non sentiamo parole di disprezzo, non sentiamo parole di condanna, ma soltanto parole di amore, di misericordia, che invitano alla conversione. “Neanche io ti condanno: va e d’ora in poi non peccare più!” (v. 11). Eh!, fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. “Grande è la misericordia del Signore”, dice il Salmo.
In questi giorni, ho potuto leggere un libro di un Cardinale – il Cardinale Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il Cardinale Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. E’ il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza … Ricordiamo il profeta Isaia, che afferma che anche se i nostri peccati fossero rossi scarlatti, l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve. E’ bello, quello della misericordia! Ricordo, appena Vescovo, nell’anno 1992, è arrivata a Buenos Aires la Madonna di Fatima e si è fatta una grande Messa per gli ammalati. Io sono andato a confessare, a quella Messa. E quasi alla fine della Messa mi sono alzato, perché dovevo amministrare una cresima. E’ venuta da me una donna anziana, umile, molto umile, ultraottantenne. Io l’ho guardata e le ho detto: “Nonna – perché da noi si dice così agli anziani: nonna – lei vuole confessarsi?”. “Sì”, mi ha detto. “Ma se lei non ha peccato …”. E lei mi ha detto: “Tutti abbiamo peccati …”. “Ma forse il Signore non li perdona …”. “Il Signore perdona tutto”, mi ha detto: sicura. “Ma come lo sa, lei, signora?”. “Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe”. Io ho sentito una voglia di domandarle: “Mi dica, signora, lei ha studiato alla Gregoriana?”, perché quella è la sapienza che dà lo Spirito Santo: la sapienza interiore verso la misericordia di Dio. Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! “Eh, padre, qual è il problema?”. Eh, il problema è che noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti. Invochiamo l’intercessione della Madonna che ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo.
Adesso tutti insieme preghiamo l’Angelus:
[preghiera dell’Angelus]
Rivolgo un cordiale saluto a tutti i pellegrini. Grazie della vostra accoglienza e delle vostre preghiere. Pregate per me, ve lo chiedo. Rinnovo il mio abbraccio ai fedeli di Roma e lo estendo a tutti voi, e lo estendo a tutti voi, che venite da varie parti dell’Italia e del mondo, come pure a quanti sono uniti a noi attraverso i mezzi di comunicazione. Ho scelto il nome del Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, dove – come sapete – sono le origini della mia famiglia. Ma Gesù ci ha chiamati a far parte di una nuova famiglia: la sua Chiesa, in questa famiglia di Dio, camminando insieme sulla via del Vangelo. Che il Signore vi benedica, che la Madonna vi custodisca. Non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di perdonare! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono.
Buona domenica e buon pranzo!"
La preghiera del popolo per il suo Pastore
Fratelli Cardinali,
Questo periodo dedicato al Conclave è stato carico di significato non solo per il Collegio Cardinalizio, ma anche per tutti i fedeli. In questi giorni abbiamo avvertito quasi sensibilmente l’affetto e la solidarietà della Chiesa universale, come anche l’attenzione di tante persone che, pur non condividendo la nostra fede, guardano con rispetto e ammirazione alla Chiesa e alla Santa Sede. Da ogni angolo della terra si è innalzata fervida e corale la preghiera del Popolo cristiano per il nuovo Papa, e carico di emozione è stato il mio primo incontro con la folla assiepata in Piazza San Pietro. Con quella suggestiva immagine del popolo orante e gioioso ancora impressa nella mia mente, desidero manifestare la mia sincera riconoscenza ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, ai giovani, alle famiglie, agli anziani per la loro vicinanza spirituale, così toccante e fervorosa.
Sento il bisogno di esprimere la mia più viva e profonda gratitudine a tutti voi, venerati e cari Fratelli Cardinali, per la sollecita collaborazione alla conduzione della Chiesa durante la Sede Vacante. Rivolgo a ciascuno un cordiale saluto, ad iniziare dal Decano del Collegio Cardinalizio, il Signor Cardinale Angelo Sodano, che ringrazio per le espressioni di devozione e per i fervidi auguri che mi ha rivolto a nome vostro. Con lui ringrazio il Signor Cardinale Tarcisio Bertone, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, per la sua premurosa opera in questa delicata fase di transizione, e anche al carissimo Cardinale Giovanni Battista Re, che ha fatto da nostro capo nel Conclave: grazie tante! Il mio pensiero va con particolare affetto ai venerati Cardinali che, a causa dell’età o della malattia, hanno assicurato la loro partecipazione e il loro amore alla Chiesa attraverso l’offerta della sofferenza e della preghiera. E vorrei dirvi che l’altro ieri il Cardinale Mejia ha avuto un infarto cardiaco: è ricoverato alla Pio XI. Ma si crede che la sua salute sia stabile, e ci ha mandato i suoi saluti.
Non può mancare il mio grazie anche a quanti, nelle diverse mansioni, si sono adoperati attivamente nella preparazione e nello svolgimento del Conclave, favorendo la sicurezza e la tranquillità dei Cardinali in questo periodo così importante per la vita della Chiesa.
Un pensiero colmo di grande affetto e di profonda gratitudine rivolgo al mio venerato Predecessore Benedetto XVI, che in questi anni di Pontificato ha arricchito e rinvigorito la Chiesa con il Suo magistero, la Sua bontà, la Sua guida, la Sua fede, la Sua umiltà e la Sua mitezza. Rimarranno un patrimonio spirituale per tutti! Il ministero petrino, vissuto con totale dedizione, ha avuto in Lui un interprete sapiente e umile, con lo sguardo sempre fisso a Cristo, Cristo risorto, presente e vivo nell’Eucaristia. Lo accompagneranno sempre la nostra fervida preghiera, il nostro incessante ricordo, la nostra imperitura e affettuosa riconoscenza. Sentiamo che Benedetto XVI ha acceso nel profondo dei nostri cuori una fiamma: essa continuerà ad ardere perché sarà alimentata dalla Sua preghiera, che sosterrà ancora la Chiesa nel suo cammino spirituale e missionario.
Cari Fratelli Cardinali, questo nostro incontro vuol’essere quasi un prolungamento dell’intensa comunione ecclesiale sperimentata in questo periodo. Animati da profondo senso di responsabilità e sorretti da un grande amore per Cristo e per la Chiesa, abbiamo pregato insieme, condividendo fraternamente i nostri sentimenti, le nostre esperienze e riflessioni. In questo clima di grande cordialità è così cresciuta la reciproca conoscenza e la mutua apertura; e questo è buono, perché noi siamo fratelli. Qualcuno mi diceva: i Cardinali sono i preti del Santo Padre. Quella comunità, quell’amicizia, quella vicinanza ci farà bene a tutti. E questa conoscenza e questa mutua apertura ci hanno facilitato la docilità all’azione dello Spirito Santo. Egli, il Paraclito, è il supremo protagonista di ogni iniziativa e manifestazione di fede. E’ curioso: a me fa pensare, questo. Il Paraclito fa tutte le differenze nelle Chiese, e sembra che sia un apostolo di Babele. Ma dall’altra parte, è Colui che fa l’unità di queste differenze, non nella “ugualità”, ma nell’armonia. Io ricordo quel Padre della Chiesa che lo definiva così: “Ipse harmonia est”. Il Paraclito che dà a ciascuno di noi carismi diversi, ci unisce in questa comunità di Chiesa, che adora il Padre, il Figlio e Lui, lo Spirito Santo.
Proprio partendo dall’autentico affetto collegiale che unisce il Collegio Cardinalizio, esprimo la mia volontà di servire il Vangelo con rinnovato amore, aiutando la Chiesa a diventare sempre più in Cristo e con Cristo, la vite feconda del Signore. Stimolati anche dalla celebrazione dell’Anno della fede, tutti insieme, Pastori e fedeli, ci sforzeremo di rispondere fedelmente alla missione di sempre: portare Gesù Cristo all’uomo e condurre l’uomo all’incontro con Gesù Cristo Via, Verità e Vita, realmente presente nella Chiesa e contemporaneo in ogni uomo. Tale incontro porta a diventare uomini nuovi nel mistero della Grazia, suscitando nell’animo quella gioia cristiana che costituisce il centuplo donato da Cristo a chi lo accoglie nella propria esistenza.
Come ci ha ricordato tante volte nei suoi insegnamenti e, da ultimo, con quel gesto coraggioso e umile, il Papa Benedetto XVI, è Cristo che guida la Chiesa per mezzo del suo Spirito. Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa con la sua forza vivificante e unificante: di molti fa un corpo solo, il Corpo mistico di Cristo. Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra (cfr At 1,8). La verità cristiana è attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Questo annuncio resta valido oggi come lo fu all’inizio del cristianesimo, quando si operò la prima grande espansione missionaria del Vangelo.
Cari Fratelli, forza! La metà di noi siamo in età avanzata: la vecchiaia è – mi piace dirlo così – la sede della sapienza della vita. I vecchi hanno la sapienza di avere camminato nella vita, come il vecchio Simeone, la vecchia Anna al Tempio. E proprio quella sapienza ha fatto loro riconoscere Gesù. Doniamo questa sapienza ai giovani: come il buon vino, che con gli anni diventa più buono, doniamo ai giovani la sapienza della vita. Mi viene in mente quello che un poeta tedesco diceva della vecchiaia: “Es ist ruhig, das Alter, und fromm”: è il tempo della tranquillità e della preghiera. E anche di dare ai giovani questa saggezza. Tornerete ora nelle rispettive sedi per continuare il vostro ministero, arricchiti dall’esperienza di questi giorni, così carichi di fede e di comunione ecclesiale. Tale esperienza unica e incomparabile, ci ha permesso di cogliere in profondità tutta la bellezza della realtà ecclesiale, che è un riverbero del fulgore di Cristo Risorto: un giorno guarderemo quel volto bellissimo del Cristo Risorto!
Alla potente intercessione di Maria, nostra Madre, Madre della Chiesa, affido il mio ministero e il vostro ministero. Sotto il suo sguardo materno, ciascuno di noi possa camminare lieto e docile alla voce del suo Figlio divino, rafforzando l’unità, perseverando concordemente nella preghiera e testimoniando la genuina fede nella presenza continua del Signore. Con questi sentimenti – sono veri! – con questi sentimenti, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, che estendo ai vostri collaboratori e alle persone affidate alla vostra cura pastorale.
Discorso ai Cardinali del Papa Francesco I,
Questo periodo dedicato al Conclave è stato carico di significato non solo per il Collegio Cardinalizio, ma anche per tutti i fedeli. In questi giorni abbiamo avvertito quasi sensibilmente l’affetto e la solidarietà della Chiesa universale, come anche l’attenzione di tante persone che, pur non condividendo la nostra fede, guardano con rispetto e ammirazione alla Chiesa e alla Santa Sede. Da ogni angolo della terra si è innalzata fervida e corale la preghiera del Popolo cristiano per il nuovo Papa, e carico di emozione è stato il mio primo incontro con la folla assiepata in Piazza San Pietro. Con quella suggestiva immagine del popolo orante e gioioso ancora impressa nella mia mente, desidero manifestare la mia sincera riconoscenza ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, ai giovani, alle famiglie, agli anziani per la loro vicinanza spirituale, così toccante e fervorosa.
Sento il bisogno di esprimere la mia più viva e profonda gratitudine a tutti voi, venerati e cari Fratelli Cardinali, per la sollecita collaborazione alla conduzione della Chiesa durante la Sede Vacante. Rivolgo a ciascuno un cordiale saluto, ad iniziare dal Decano del Collegio Cardinalizio, il Signor Cardinale Angelo Sodano, che ringrazio per le espressioni di devozione e per i fervidi auguri che mi ha rivolto a nome vostro. Con lui ringrazio il Signor Cardinale Tarcisio Bertone, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, per la sua premurosa opera in questa delicata fase di transizione, e anche al carissimo Cardinale Giovanni Battista Re, che ha fatto da nostro capo nel Conclave: grazie tante! Il mio pensiero va con particolare affetto ai venerati Cardinali che, a causa dell’età o della malattia, hanno assicurato la loro partecipazione e il loro amore alla Chiesa attraverso l’offerta della sofferenza e della preghiera. E vorrei dirvi che l’altro ieri il Cardinale Mejia ha avuto un infarto cardiaco: è ricoverato alla Pio XI. Ma si crede che la sua salute sia stabile, e ci ha mandato i suoi saluti.
Non può mancare il mio grazie anche a quanti, nelle diverse mansioni, si sono adoperati attivamente nella preparazione e nello svolgimento del Conclave, favorendo la sicurezza e la tranquillità dei Cardinali in questo periodo così importante per la vita della Chiesa.
Un pensiero colmo di grande affetto e di profonda gratitudine rivolgo al mio venerato Predecessore Benedetto XVI, che in questi anni di Pontificato ha arricchito e rinvigorito la Chiesa con il Suo magistero, la Sua bontà, la Sua guida, la Sua fede, la Sua umiltà e la Sua mitezza. Rimarranno un patrimonio spirituale per tutti! Il ministero petrino, vissuto con totale dedizione, ha avuto in Lui un interprete sapiente e umile, con lo sguardo sempre fisso a Cristo, Cristo risorto, presente e vivo nell’Eucaristia. Lo accompagneranno sempre la nostra fervida preghiera, il nostro incessante ricordo, la nostra imperitura e affettuosa riconoscenza. Sentiamo che Benedetto XVI ha acceso nel profondo dei nostri cuori una fiamma: essa continuerà ad ardere perché sarà alimentata dalla Sua preghiera, che sosterrà ancora la Chiesa nel suo cammino spirituale e missionario.
Cari Fratelli Cardinali, questo nostro incontro vuol’essere quasi un prolungamento dell’intensa comunione ecclesiale sperimentata in questo periodo. Animati da profondo senso di responsabilità e sorretti da un grande amore per Cristo e per la Chiesa, abbiamo pregato insieme, condividendo fraternamente i nostri sentimenti, le nostre esperienze e riflessioni. In questo clima di grande cordialità è così cresciuta la reciproca conoscenza e la mutua apertura; e questo è buono, perché noi siamo fratelli. Qualcuno mi diceva: i Cardinali sono i preti del Santo Padre. Quella comunità, quell’amicizia, quella vicinanza ci farà bene a tutti. E questa conoscenza e questa mutua apertura ci hanno facilitato la docilità all’azione dello Spirito Santo. Egli, il Paraclito, è il supremo protagonista di ogni iniziativa e manifestazione di fede. E’ curioso: a me fa pensare, questo. Il Paraclito fa tutte le differenze nelle Chiese, e sembra che sia un apostolo di Babele. Ma dall’altra parte, è Colui che fa l’unità di queste differenze, non nella “ugualità”, ma nell’armonia. Io ricordo quel Padre della Chiesa che lo definiva così: “Ipse harmonia est”. Il Paraclito che dà a ciascuno di noi carismi diversi, ci unisce in questa comunità di Chiesa, che adora il Padre, il Figlio e Lui, lo Spirito Santo.
Proprio partendo dall’autentico affetto collegiale che unisce il Collegio Cardinalizio, esprimo la mia volontà di servire il Vangelo con rinnovato amore, aiutando la Chiesa a diventare sempre più in Cristo e con Cristo, la vite feconda del Signore. Stimolati anche dalla celebrazione dell’Anno della fede, tutti insieme, Pastori e fedeli, ci sforzeremo di rispondere fedelmente alla missione di sempre: portare Gesù Cristo all’uomo e condurre l’uomo all’incontro con Gesù Cristo Via, Verità e Vita, realmente presente nella Chiesa e contemporaneo in ogni uomo. Tale incontro porta a diventare uomini nuovi nel mistero della Grazia, suscitando nell’animo quella gioia cristiana che costituisce il centuplo donato da Cristo a chi lo accoglie nella propria esistenza.
Come ci ha ricordato tante volte nei suoi insegnamenti e, da ultimo, con quel gesto coraggioso e umile, il Papa Benedetto XVI, è Cristo che guida la Chiesa per mezzo del suo Spirito. Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa con la sua forza vivificante e unificante: di molti fa un corpo solo, il Corpo mistico di Cristo. Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra (cfr At 1,8). La verità cristiana è attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Questo annuncio resta valido oggi come lo fu all’inizio del cristianesimo, quando si operò la prima grande espansione missionaria del Vangelo.
Cari Fratelli, forza! La metà di noi siamo in età avanzata: la vecchiaia è – mi piace dirlo così – la sede della sapienza della vita. I vecchi hanno la sapienza di avere camminato nella vita, come il vecchio Simeone, la vecchia Anna al Tempio. E proprio quella sapienza ha fatto loro riconoscere Gesù. Doniamo questa sapienza ai giovani: come il buon vino, che con gli anni diventa più buono, doniamo ai giovani la sapienza della vita. Mi viene in mente quello che un poeta tedesco diceva della vecchiaia: “Es ist ruhig, das Alter, und fromm”: è il tempo della tranquillità e della preghiera. E anche di dare ai giovani questa saggezza. Tornerete ora nelle rispettive sedi per continuare il vostro ministero, arricchiti dall’esperienza di questi giorni, così carichi di fede e di comunione ecclesiale. Tale esperienza unica e incomparabile, ci ha permesso di cogliere in profondità tutta la bellezza della realtà ecclesiale, che è un riverbero del fulgore di Cristo Risorto: un giorno guarderemo quel volto bellissimo del Cristo Risorto!
Alla potente intercessione di Maria, nostra Madre, Madre della Chiesa, affido il mio ministero e il vostro ministero. Sotto il suo sguardo materno, ciascuno di noi possa camminare lieto e docile alla voce del suo Figlio divino, rafforzando l’unità, perseverando concordemente nella preghiera e testimoniando la genuina fede nella presenza continua del Signore. Con questi sentimenti – sono veri! – con questi sentimenti, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, che estendo ai vostri collaboratori e alle persone affidate alla vostra cura pastorale.
Discorso ai Cardinali del Papa Francesco I,
Sala Clementina, venerdì 15 marzo 2013
Camminare, edificare, confessare
In queste tre Letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella Prima Lettura il movimento nel cammino; nella Seconda Lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare.
Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.
Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.
Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.
Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.
Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.
Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.
Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia.
Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.
Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.
Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.
Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.
Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.
Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.
Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia.
Omelia del Santo Padre Francesco I
durante la Messa nella Cappella Sistina
del 14 marzo 2013
Le prime ore di Papa Francesco: la diretta dal Vaticano
23.53 Quando da piazza San Pietro viene annunciato che il
nuovo Papa ha scelto di chiamarsi Francesco, la comunità dei frati di
Assisi, custode delle spoglie del Poverello, ha «un sussulto di
ammirazione e responsabilità». Ed è un «volto di tenerezza» quello che
vede in Jorge Mario Bergoglio, già «Papa Francesco». Al quale i frati
promettono subito con le parole del Santo «obbedienza e riverenza».
23.34 Parla Dolan Conclave grande speranza
23.20 Papa Francesco I ha compiuto un gesto molto significativo nel chiedere la benedizione del popolo su di lui inchinandosi e pregando con tutti». Lo ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. «C'è anche in questo - ha fatto notare - una continuità con lo spirito di Benedetto XVI, in un modo nuovo di manifestarlo, continua una profonda comunione spirituale con Benedetto XVI». Per padre Lombardi è stata significativa anche l'attenzione alla diocesi di Roma e il pregare con tutti le preghiere più semplici del popolo cristiano, un atto di grande significato e pastoralita' semplice".
23.11 L'elezione di Jorge Mario Bergoglio «rappresenta una scelta straordinaria, di attenzione ai più poveri e alla pace, lui è un uomo meraviglioso ma sono sorpreso che su di lui sia stato raggiunto un consenso in soli cinque scrutini». Lo ha detto il cardinale americano Theodore McCarrick commentando l'ezione del nuovo Papa, il primo sudamericano della storia che, almeno sulla carta, non godeva dell'appoggio necessario per raggiungere il quorum dei due terzi dei voti.
«Pensavo che per raggiungere un consenso su di lui ci sarebbero voluti almeno sei o sette scrutini - ha detto McCarrick in un'intervista alla Cnn - per me si tratta di un grande momento, lui è un grande gesuita con molta esperienza e capacità di leadership, è bravissimo nel capire le persone e parla tante lingue. Sarà fantastico per la Chiesa».
23.09 Il nuovo Papa Jorge Bergoglio è tifoso, da sempre, del San Lorenzo del quartiere Almagro di Buenos Aires, club del quale ha la tessera n. 88.235.
22.54
Domani mattina, 14 marzo, visita in privato in un luogo mariano a Roma.
Alle ore 11 di venerdì 15 marzo il Santo Padre riceve in udienza tutti i cardinali nella Sala Clementina.
La Messa per la solenne inaugurazione del Pontificato si celebrerà a San Pietro martedì 19 marzo, solennità di San Giuseppe, alle ore 9.30.
22.50 «I miei più cordiali complimenti e auguri per il suo pontificato». Così il presidente di Cuba Raul Castro in un messaggio di saluto al nuovo papa Jorge Bergoglio in un comunicato diffuso a l'Avana.
22.27 Noi gesuiti serviamo», «non cerchiamo autorità, e se recalcitriamo a fare il papa è per questo spirito di servizio». Così padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, sacerdote della Compagnia di Gesù a proposito del neoeletto 266/o papa, il gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio. Questa elezione, commenta, «è una bella risposta» a quanti hanno letto la storia recente della Chiesa e il conclave in termini di «lotte di potere».Padre Lombardi, che confessa di essere ancora «sotto choc» per una elezione che, dice, «mi ha colto di sorpresa», mette in luce lo «stile di spiritualità» del nuovo pontefice romano, visibile soprattutto in uno dei suoi primi gesti: «chiedere la benedizione del popolo prima di dare la sua» e vi legge un segno di «continuità con lo spirito di Benedetto XVI che manifestava la sua gratitudine, la sua preghiera al popolo, questo - dice padre Lombardi - è un modo nuovo di manifestarlo, ma continua lo stesso spirito».Molto significativa per padre Lombardi è anche la scelta del nome da papa fatta dall'arcivescovo di Buenos Aires: Francesco.
23.34 Parla Dolan Conclave grande speranza
L'elezione
di Papa Francesco primo è una «pietra miliare per la Chiesa» e una
«figura di unità per tutti i cattolici, ovunque essi risiedano», lo ha
detto il cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan.
A
nome dei vescovi degli Stati Uniti e dei fedeli delle 195 diocesi
americane Dolan ha offerto al nuovo Papa preghiere e una promessa di
fedeltà.
23.20 Papa Francesco I ha compiuto un gesto molto significativo nel chiedere la benedizione del popolo su di lui inchinandosi e pregando con tutti». Lo ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. «C'è anche in questo - ha fatto notare - una continuità con lo spirito di Benedetto XVI, in un modo nuovo di manifestarlo, continua una profonda comunione spirituale con Benedetto XVI». Per padre Lombardi è stata significativa anche l'attenzione alla diocesi di Roma e il pregare con tutti le preghiere più semplici del popolo cristiano, un atto di grande significato e pastoralita' semplice".
23.11 L'elezione di Jorge Mario Bergoglio «rappresenta una scelta straordinaria, di attenzione ai più poveri e alla pace, lui è un uomo meraviglioso ma sono sorpreso che su di lui sia stato raggiunto un consenso in soli cinque scrutini». Lo ha detto il cardinale americano Theodore McCarrick commentando l'ezione del nuovo Papa, il primo sudamericano della storia che, almeno sulla carta, non godeva dell'appoggio necessario per raggiungere il quorum dei due terzi dei voti.
«Pensavo che per raggiungere un consenso su di lui ci sarebbero voluti almeno sei o sette scrutini - ha detto McCarrick in un'intervista alla Cnn - per me si tratta di un grande momento, lui è un grande gesuita con molta esperienza e capacità di leadership, è bravissimo nel capire le persone e parla tante lingue. Sarà fantastico per la Chiesa».
23.09 Il nuovo Papa Jorge Bergoglio è tifoso, da sempre, del San Lorenzo del quartiere Almagro di Buenos Aires, club del quale ha la tessera n. 88.235.
La società è nota a Buenos
Aires anche con il nome `Santa´: proprio perché `San´ Lorenzo e in
quanto fondata da un sacerdote, Lorenzo Massa.
A
ricordarlo è il quotidiano sportivo Ole', segnalando che il padre del
nuovo Pontefice giocava nella squadra di basquet del San Lorenzo.
«Fin da bambino, Bergoglio andava allo
stadio della squadra, il `Vecchio Gasometro´, proprio per accompagnare
il papà, che giocava appunto al basquet.
22.54
Calendario già fitto di impegni per Papa Francesco.
Domani mattina, 14 marzo, visita in privato in un luogo mariano a Roma.
Domani pomeriggio, alle 17, il Papa presiede la Concelebrazione eucaristica con i Cardinali elettori nella Cappella Sistina.
Alle ore 11 di venerdì 15 marzo il Santo Padre riceve in udienza tutti i cardinali nella Sala Clementina.
Sabato 16 marzo alle ore 11 udienza agli operatori delle comunicazioni sociali nell'Aula Paolo VI.
Domenica 17 marzo il Santo Padre recita l'Angelus alle 12.
La Messa per la solenne inaugurazione del Pontificato si celebrerà a San Pietro martedì 19 marzo, solennità di San Giuseppe, alle ore 9.30.
Mercoledì 20 marzo: udienza ai Delegati Fraterni. Non c'è udienza generale
22.50 «I miei più cordiali complimenti e auguri per il suo pontificato». Così il presidente di Cuba Raul Castro in un messaggio di saluto al nuovo papa Jorge Bergoglio in un comunicato diffuso a l'Avana.
22.27 Noi gesuiti serviamo», «non cerchiamo autorità, e se recalcitriamo a fare il papa è per questo spirito di servizio». Così padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, sacerdote della Compagnia di Gesù a proposito del neoeletto 266/o papa, il gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio. Questa elezione, commenta, «è una bella risposta» a quanti hanno letto la storia recente della Chiesa e il conclave in termini di «lotte di potere».Padre Lombardi, che confessa di essere ancora «sotto choc» per una elezione che, dice, «mi ha colto di sorpresa», mette in luce lo «stile di spiritualità» del nuovo pontefice romano, visibile soprattutto in uno dei suoi primi gesti: «chiedere la benedizione del popolo prima di dare la sua» e vi legge un segno di «continuità con lo spirito di Benedetto XVI che manifestava la sua gratitudine, la sua preghiera al popolo, questo - dice padre Lombardi - è un modo nuovo di manifestarlo, ma continua lo stesso spirito».Molto significativa per padre Lombardi è anche la scelta del nome da papa fatta dall'arcivescovo di Buenos Aires: Francesco.
«Non
è che lo conosca molto bene, non ho un rapporto diretto, - racconta poi
a proposito del suo confratello, primo gesuita a diventare papa -
l'unica occasione che ricordo è la nostra comune partecipazione alla
33/a congregazione generale, quella in cui eleggemmo Peter Hans
Kolvenbach: lui era provinciale Argentina e io della provincia italiana,
è stato un momento importante della vita della Compagnia di Gesù che
abbiamo vissuto insieme».
«L'altro giorno al
giuramento in Sistina - prosegue il racconto del gesuita ancora nero
circa il gesuita bianco - ci siamo salutati cordialmente, certo non mi
aspettavo di vedermelo vestito di bianco. È stata una sorpresa - ha
aggiunto - che manifesta il coraggio dei cardinali nello scegliere di
passare l'Oceano e allargare la prospettiva, è la prima volta che
abbiamo un papa che viene da un altro continente».
22.24 La presidente del Brasile, Dilma Rousseff, si è congratulata «con il Papa Francesco I, la Chiesa cattolica e il popolo argentino, a nome del popolo brasiliano».
22.22 Siamo orgogliosi che sia stato eletto Papa un uomo dalle radici astigiane». Lo afferma il sindaco di Asti, Fabrizio Brignolo, commentando l'elezione al soglio pontificio del cardinale argentino, ma di origini piemontesi, Mario Bergoglio.
22.20 Tutti aspettavano Scola o Scherer, e invece è uscito Bergoglio. Il Conclave partito con una sorta di spareggio tra due candidati ritenuti più forti - il cardinale di Milano e quello di San Paolo del Brasile - ha prodotto un risultato del tutto a sorpresa, frutto di uno sconvolgimento dei fronti in campo e di una soluzione in qualche modo di mediazione e «compromesso». Un Papa, Francesco, non giovanissimo come molti attendevano - ha 76 anni - con un profilo personale di austerità e semplicità, mostrate anche dalla scelta del nome che rimanda al santo di Assisi: un profilo che può mettere d'accordo, almeno momentaneamente, le diverse spinte sul futuro governo della Chiesa e sulle necessità del cattolicesimo nel mondo.
22.19 È con speranza che l'Islam, rappresentato da al Azhar - il più prestigioso centro di sapere sunnita che si trova al Cairo - guarda all'elezione di Francesco I. La speranza è quella di poter superare il `grande freddo´ che si è aperto due anni fa, in seguito ad alcune dichiarazioni di Benedetto XVI sulla protezione delle minoranze cristiane in Medio Oriente, considerate da al Azhar come un'ingerenza interna nei paesi della regione.
21.39 È già fitta l'agenda di appuntamenti di Papa Bergoglio. Domani terrà una Messa nella Cappella Sistina alle 17.
Venerdì alle 11 nella Sala Clementina riceverà in udienza i cardinali, sabato alle 11 nell'aula Paolo VI ci sarà l'incontro con i media. Domenica il primo Angelus di Papa Francesco e martedì 19 alle 9.30 la messa inaugurale di insediamento del pontificato. Il calendario degli appuntamenti di Papa Francesco è stato illustrato da Padre Lombardi.
21.36 «Sono orgoglioso e, da cattolico, commosso»: è il commento di Ricardo Alfonsin, figlio del presidente argentino Raul Alfonsin, tra i primi politici argentini a reagire l'elezione di Jorge Bergoglio.
21.34 Padre Lombardi: il papa incontrerà sabato i media nell'aula Paolo VI e Domenica ci sarà il primo Angelus
21.32 «Paladino dei poveri e dei più vulnerabili». Così il presidente americano Barack Obama descrive Francesco I. La scelta di un Papa delle Americhe, il «primo», mostra «la forza e la vitalità di una regione» sempre più importante per il mondo intero: «condividiamo la gioia di questo giorno storico».
21.31 Papa Francesco ha telefonato a Benedetto XVI e «vedrà di incontrarlo nei prossimi giorni». Lo ha detto Padre Lombardi.
21. 25 Lombardi: Il coraggio dei Cardinali
scelta di Papa Bergoglio è una «sorpresa» ed è stata una scelta che dimostra «il coraggio dei cardinali di allargare le prospettive. È la prima volta di un Papa da un altro continente». Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana accoglie così la scelta del successore di Benedetto XVI. Un Papa che dimostra «stile di semplicità e di testimonianza evangelica» e che rappresenta inoltre una «continuità con Benedetto XVI». Per Lombardi è «una bella risposta alle attese del popolo latino americano».
21.19 «Il Papa ha detto che vuole andare a pregare dalla Madonna e domani probabilmente andrà a Santa Maria Maggiore». Lo ha detto il direttore della sala stampa vaticana, Padre Federico Lombardi, nel briefing con i giornalisti
21.14 “Una gioia immensa”. È il commento a caldo dei frati francescani di Assisi - diffuso attraverso il loro sito internet www.sanfrancescopatronoditalia.it - sulla scelta del nome del nuovo Papa. I Francescani “rendono lode a Dio e gioiscono per l'elezione del Sommo Pontefice Jorge Mario Bergoglio. La famiglia francescana si stringe al Santo Padre Jorge Mario Bergoglio con sentimenti di gratitudine, sincero affetto e profondo ossequio, promettendo con Francesco obbedienza e riverenza al signor Papa”. “In questo Anno della Fede – aggiungono - nell'accompagnare l'inizio del Suo ministero con la preghiera incessante, spera di accogliere il Sommo Pontefice nei luoghi sacri alla memoria e alla profezia di S. Francesco, strettamente legati alla Sede Apostolica con la Chiesa che è in Assisi retta dal suo Vescovo Domenico Sorrentino”.
21.12 «Sono contento. E prego perché il Signore lo assista e lo sostenga nel suo compito». Così don Andrea Ferrero, parroco a Portacomaro (Asti), il paese di origine della famiglia di papa Francesco. «Sarebbe bello - dice il sacerdote - poterlo incontrare. Ma naturalmente non mi sogno nemmeno di chiedere una cosa del genere. E per favore, non lo scrivete ...». Don Andrea guida la parrocchia di San Bartolomeo
21.06 «Mi compiaccio soprattutto con i cristiani dell'America latina, che per la prima volta vedono uno di loro alla guida della Chiesa cattolica». Lo ha detto Angela Merkel in un messaggio di congratulazioni al Papa Francesco I.
20.53 Il Presidente Napolitano, che - ma quanto si apprende - ha seguito l'annuncio della elezione dell'arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio, ha condiviso l'emozione del Paese per il discorso di Papa Francesco, colpito dalla semplicità delle parole pronunciate nella lingua nostra e della sua famiglia d'origine in Piemonte.
20.40 «Habemus Papam Franciscum'. L'annuncio del nuovo Pontefice è stato twittato sull'account @Pontifex, che dal giorno delle dimissioni di Papa Benedetto XVI era stato temporaneamente sospeso.
20.37 Aperture a tutta pagina per i due principali quotidiani argentini, il Clarin e La Nacion, rispettivamente di centrosinistra e di centrodestra, che però - probabilmente colti di sorpresa - hanno tardato diversi minuti e ancora non avevano la notizia sui loro siti mentre diversi quotidiani spagnoli e anche brasiliani avevano già titolato "Il Papa è Bergoglio".
20.36 «È un papa storico, un momento storico, perché è il primo papa latino-americano della storia della chiesa». Lo dicono ancora stravolti otto ragazzi argentini tra i 23 e i 24 anni che oggi hanno trascorso il primo dei loro 3 giorni di vacanza a Roma. «È incredibile sia per il Sudamerica che per l'Argentina -continuano a ripetere quasi non credendoci - Noi siamo stati davvero fortunati a vivere questa grande emozione».
20.23 «Il dovere del Conclave era dare un vescovo a Roma: sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo». Sono le prime parole pronunciate da Papa Francesco I, con un riferimento alla sua origine argentina. Incominciamo questo cammino della chiesa di Roma, vescovo e popolo insieme, di fratellanza, amore, fiducia tra noi, preghiamo uno per l'altro, per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Questo cammino di chiesa sia fruttuoso per l'evangelizzazione».
«Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il vescovo benedica il popolo vi chiedo che voi preghiate Dio di benedire il vostro vescovo».
E’ stata tangibile la commozione in piazza San Pietro tra i fedeli, quando papa Francesco I ha chiesto che fedeli pregassero per alcuni istanti per lui. È stato un continuo vociare di fedeli che dicevano «Bravo, bravo».
Papa Francesco ha benedetto in latino tutti i presenti, concedendo l'indulgenza plenaria. "Buona notte e buon riposo" ha detto congedandosi dalla folla
20.20 Il nuovo papa è l'arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergolio, nato i 17 dicembre del 1936 nella stessa città argentina di cui oggi è arcivescovo. È gesuita.
20.10 Il nuovo papa è Bergoglio
19. 53 Subito dopo l'esito del voto, il cardinale decano Giambattista Re si è rivolto al porporato scelto con la domanda sull'accettazione: «Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?; Con quale nome vuoi essere chiamato?». Subito dopo è avvenuta la bruciatura delle schede e la fumata bianca. Lo riporta la Radio vaticana sul suo sito.
22.24 La presidente del Brasile, Dilma Rousseff, si è congratulata «con il Papa Francesco I, la Chiesa cattolica e il popolo argentino, a nome del popolo brasiliano».
«Maggior
Paese per numero di cattolici, il Brasile ha seguito con attenzione il
Conclave e la scelta del primo Papa latinoamericano. È con aspettativa
che i fedeli attendono l'arrivo di Francesco I a Rio de Janeiro per la
Giornata mondiale della Gioventù, nel prossimo luglio. Questa visita,
che cade a poca distanza dall'elezione del Papa, rafforza le tradizioni
religiose brasiliane e rafforza i legami tra il Brasile e il Vaticano»,
ha detto la presidente Rousseff.
22.22 Siamo orgogliosi che sia stato eletto Papa un uomo dalle radici astigiane». Lo afferma il sindaco di Asti, Fabrizio Brignolo, commentando l'elezione al soglio pontificio del cardinale argentino, ma di origini piemontesi, Mario Bergoglio.
A
fine febbraio il primo cittadino aveva inviato una lettera
all'arcivescovo di Buenos Aires, in cui lo invitava a visitare i luoghi
natali dei suoi avi. «In occasione del suo arrivo in Vaticano per il
Conclave, l'amministrazione comunale da me presieduta - era il testo
della lettera - sarebbe molto orgogliosa se ci onorasse della sua
presenza».
22.20 Tutti aspettavano Scola o Scherer, e invece è uscito Bergoglio. Il Conclave partito con una sorta di spareggio tra due candidati ritenuti più forti - il cardinale di Milano e quello di San Paolo del Brasile - ha prodotto un risultato del tutto a sorpresa, frutto di uno sconvolgimento dei fronti in campo e di una soluzione in qualche modo di mediazione e «compromesso». Un Papa, Francesco, non giovanissimo come molti attendevano - ha 76 anni - con un profilo personale di austerità e semplicità, mostrate anche dalla scelta del nome che rimanda al santo di Assisi: un profilo che può mettere d'accordo, almeno momentaneamente, le diverse spinte sul futuro governo della Chiesa e sulle necessità del cattolicesimo nel mondo.
22.19 È con speranza che l'Islam, rappresentato da al Azhar - il più prestigioso centro di sapere sunnita che si trova al Cairo - guarda all'elezione di Francesco I. La speranza è quella di poter superare il `grande freddo´ che si è aperto due anni fa, in seguito ad alcune dichiarazioni di Benedetto XVI sulla protezione delle minoranze cristiane in Medio Oriente, considerate da al Azhar come un'ingerenza interna nei paesi della regione.
21.39 È già fitta l'agenda di appuntamenti di Papa Bergoglio. Domani terrà una Messa nella Cappella Sistina alle 17.
Venerdì alle 11 nella Sala Clementina riceverà in udienza i cardinali, sabato alle 11 nell'aula Paolo VI ci sarà l'incontro con i media. Domenica il primo Angelus di Papa Francesco e martedì 19 alle 9.30 la messa inaugurale di insediamento del pontificato. Il calendario degli appuntamenti di Papa Francesco è stato illustrato da Padre Lombardi.
21.36 «Sono orgoglioso e, da cattolico, commosso»: è il commento di Ricardo Alfonsin, figlio del presidente argentino Raul Alfonsin, tra i primi politici argentini a reagire l'elezione di Jorge Bergoglio.
21.34 Padre Lombardi: il papa incontrerà sabato i media nell'aula Paolo VI e Domenica ci sarà il primo Angelus
21.32 «Paladino dei poveri e dei più vulnerabili». Così il presidente americano Barack Obama descrive Francesco I. La scelta di un Papa delle Americhe, il «primo», mostra «la forza e la vitalità di una regione» sempre più importante per il mondo intero: «condividiamo la gioia di questo giorno storico».
21.31 Papa Francesco ha telefonato a Benedetto XVI e «vedrà di incontrarlo nei prossimi giorni». Lo ha detto Padre Lombardi.
21. 25 Lombardi: Il coraggio dei Cardinali
scelta di Papa Bergoglio è una «sorpresa» ed è stata una scelta che dimostra «il coraggio dei cardinali di allargare le prospettive. È la prima volta di un Papa da un altro continente». Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana accoglie così la scelta del successore di Benedetto XVI. Un Papa che dimostra «stile di semplicità e di testimonianza evangelica» e che rappresenta inoltre una «continuità con Benedetto XVI». Per Lombardi è «una bella risposta alle attese del popolo latino americano».
21.19 «Il Papa ha detto che vuole andare a pregare dalla Madonna e domani probabilmente andrà a Santa Maria Maggiore». Lo ha detto il direttore della sala stampa vaticana, Padre Federico Lombardi, nel briefing con i giornalisti
21.14 “Una gioia immensa”. È il commento a caldo dei frati francescani di Assisi - diffuso attraverso il loro sito internet www.sanfrancescopatronoditalia.it - sulla scelta del nome del nuovo Papa. I Francescani “rendono lode a Dio e gioiscono per l'elezione del Sommo Pontefice Jorge Mario Bergoglio. La famiglia francescana si stringe al Santo Padre Jorge Mario Bergoglio con sentimenti di gratitudine, sincero affetto e profondo ossequio, promettendo con Francesco obbedienza e riverenza al signor Papa”. “In questo Anno della Fede – aggiungono - nell'accompagnare l'inizio del Suo ministero con la preghiera incessante, spera di accogliere il Sommo Pontefice nei luoghi sacri alla memoria e alla profezia di S. Francesco, strettamente legati alla Sede Apostolica con la Chiesa che è in Assisi retta dal suo Vescovo Domenico Sorrentino”.
21.12 «Sono contento. E prego perché il Signore lo assista e lo sostenga nel suo compito». Così don Andrea Ferrero, parroco a Portacomaro (Asti), il paese di origine della famiglia di papa Francesco. «Sarebbe bello - dice il sacerdote - poterlo incontrare. Ma naturalmente non mi sogno nemmeno di chiedere una cosa del genere. E per favore, non lo scrivete ...». Don Andrea guida la parrocchia di San Bartolomeo
21.06 «Mi compiaccio soprattutto con i cristiani dell'America latina, che per la prima volta vedono uno di loro alla guida della Chiesa cattolica». Lo ha detto Angela Merkel in un messaggio di congratulazioni al Papa Francesco I.
20.53 Il Presidente Napolitano, che - ma quanto si apprende - ha seguito l'annuncio della elezione dell'arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio, ha condiviso l'emozione del Paese per il discorso di Papa Francesco, colpito dalla semplicità delle parole pronunciate nella lingua nostra e della sua famiglia d'origine in Piemonte.
20.40 «Habemus Papam Franciscum'. L'annuncio del nuovo Pontefice è stato twittato sull'account @Pontifex, che dal giorno delle dimissioni di Papa Benedetto XVI era stato temporaneamente sospeso.
20.37 Aperture a tutta pagina per i due principali quotidiani argentini, il Clarin e La Nacion, rispettivamente di centrosinistra e di centrodestra, che però - probabilmente colti di sorpresa - hanno tardato diversi minuti e ancora non avevano la notizia sui loro siti mentre diversi quotidiani spagnoli e anche brasiliani avevano già titolato "Il Papa è Bergoglio".
"Il nuovo Papa è
l'argentino Jorge Bergoglio", titola Clarin con una grande foto del
cardinale con dietro una guardia svizzera, e poche informazioni
essenziali sulla cronaca dell'elezione. La Nacion titola in modo
sostanzialmente identico "L'argentino Jorge Bergoglio è il nuovo Papa",
ma presenta già tre articoli: "bergoglio, un sacerdote gesuita di
carriera", "Bergoglio, da rivale a successore di Ratzinger" e "I
discorsi più polemici di Bergoglio".
20.36 «È un papa storico, un momento storico, perché è il primo papa latino-americano della storia della chiesa». Lo dicono ancora stravolti otto ragazzi argentini tra i 23 e i 24 anni che oggi hanno trascorso il primo dei loro 3 giorni di vacanza a Roma. «È incredibile sia per il Sudamerica che per l'Argentina -continuano a ripetere quasi non credendoci - Noi siamo stati davvero fortunati a vivere questa grande emozione».
20.23 «Il dovere del Conclave era dare un vescovo a Roma: sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo». Sono le prime parole pronunciate da Papa Francesco I, con un riferimento alla sua origine argentina. Incominciamo questo cammino della chiesa di Roma, vescovo e popolo insieme, di fratellanza, amore, fiducia tra noi, preghiamo uno per l'altro, per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Questo cammino di chiesa sia fruttuoso per l'evangelizzazione».
«Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il vescovo benedica il popolo vi chiedo che voi preghiate Dio di benedire il vostro vescovo».
E’ stata tangibile la commozione in piazza San Pietro tra i fedeli, quando papa Francesco I ha chiesto che fedeli pregassero per alcuni istanti per lui. È stato un continuo vociare di fedeli che dicevano «Bravo, bravo».
Papa Francesco ha benedetto in latino tutti i presenti, concedendo l'indulgenza plenaria. "Buona notte e buon riposo" ha detto congedandosi dalla folla
20.20 Il nuovo papa è l'arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergolio, nato i 17 dicembre del 1936 nella stessa città argentina di cui oggi è arcivescovo. È gesuita.
20.10 Il nuovo papa è Bergoglio
19. 53 Subito dopo l'esito del voto, il cardinale decano Giambattista Re si è rivolto al porporato scelto con la domanda sull'accettazione: «Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?; Con quale nome vuoi essere chiamato?». Subito dopo è avvenuta la bruciatura delle schede e la fumata bianca. Lo riporta la Radio vaticana sul suo sito.
fonte: vaticaninsider.org
Francesco I: il Pastore di Roma dalla fine del mondo
Fratelli e sorelle, buonasera!
Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.
[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]
E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!
E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.
[…]
Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
[Benedizione]
Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!
Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.
[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]
E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!
E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.
[…]
Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
[Benedizione]
Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!
fonte: vatican.va
HABEMUS PAPAM: FRANCESCO I
Il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco I, S.I., Arcivescovo di Buenos Aires (Argentina), Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina e sprovvisti di Ordinario del proprio rito, è nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936. Ha studiato e si è diplomato come tecnico chimico, ma poi ha scelto il sacerdozio ed è entrato nel seminario di Villa Devoto.
L'11 marzo 1958 è passato al noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e nel 1963, di ritorno a Buenos Aires, ha conseguito la laurea in filosofia presso la Facoltà di Filosofia del collegio massimo "San José" di San Miguel.
Fra il 1964 e il 1965 è stato professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell'Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato le stesse materie nel collegio del Salvatore di Buenos Aires.
Dal 1967 al 1970 ha studiato teologia presso la Facoltà di Teologia del collegio massimo "San José", di San Miguel, dove ha conseguito la laurea.
Il 13 dicembre 1969 è stato ordinato sacerdote.
Nel 1970-71 ha compiuto il terzo probandato ad Alcalá de Henares (Spagna) e il 22 aprile 1973 ha fatto la sua professione perpetua.
È stato maestro di novizi a Villa Barilari, San Miguel (1972-1973), professore presso la Facoltà di Teologia, Consultore della Provincia e Rettore del collegio massimo. Il 31 luglio 1973 è stato eletto Provinciale dell'Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni.
Fra il 1980 e il 1986 è stato rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia della stessa Casa e parroco della parrocchia del Patriarca San José, nella Diocesi di San Miguel.
Nel marzo 1986 si è recato in Germania per ultimare la sua tesi dottorale; quindi i superiori lo hanno destinato al collegio del Salvatore, da dove è passato alla chiesa della Compagnia nella città di Cordoba come direttore spirituale e confessore.
Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno dello stesso anno ha ricevuto nella cattedrale di Buenos Aires l'ordinazione episcopale dalle mani del Cardinale Antonio Quarracino, del Nunzio Apostolico Monsignor Ubaldo Calabresi e del Vescovo di Mercedes-Luján, Monsignor Emilio Ogñénovich.
Il 3 giugno 1997 è stato nominato Arcivescovo Coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 Arcivescovo di Buenos Aires per successione, alla morte del Cardinale Quarracino.
È autore dei libri: "Meditaciones para religiosos" del 1982, "Reflexiones sobre la vida apostólica" del 1986 e "Reflexiones de esperanza" del 1992.
È Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina che non possono contare su un Ordinario del loro rito. Gran Cancelliere dell'Università Cattolica Argentina.
Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Roberto Bellarmino.
Relatore Generale aggiunto alla 10ª Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001).
È stato Membro:
- delle Congregazioni: per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; per il Clero; per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica:
- del Pontificio Consiglio per la Famiglia:
- della Pontificia Commissione per l'America Latina;
- del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.
Il 13 marzo 2013, secondo giorno del conclave, fu eletto Papa, 265° Successore di Pietro, con il nome di Francesco I.
L'11 marzo 1958 è passato al noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e nel 1963, di ritorno a Buenos Aires, ha conseguito la laurea in filosofia presso la Facoltà di Filosofia del collegio massimo "San José" di San Miguel.
Fra il 1964 e il 1965 è stato professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell'Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato le stesse materie nel collegio del Salvatore di Buenos Aires.
Dal 1967 al 1970 ha studiato teologia presso la Facoltà di Teologia del collegio massimo "San José", di San Miguel, dove ha conseguito la laurea.
Il 13 dicembre 1969 è stato ordinato sacerdote.
Nel 1970-71 ha compiuto il terzo probandato ad Alcalá de Henares (Spagna) e il 22 aprile 1973 ha fatto la sua professione perpetua.
È stato maestro di novizi a Villa Barilari, San Miguel (1972-1973), professore presso la Facoltà di Teologia, Consultore della Provincia e Rettore del collegio massimo. Il 31 luglio 1973 è stato eletto Provinciale dell'Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni.
Fra il 1980 e il 1986 è stato rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia della stessa Casa e parroco della parrocchia del Patriarca San José, nella Diocesi di San Miguel.
Nel marzo 1986 si è recato in Germania per ultimare la sua tesi dottorale; quindi i superiori lo hanno destinato al collegio del Salvatore, da dove è passato alla chiesa della Compagnia nella città di Cordoba come direttore spirituale e confessore.
Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno dello stesso anno ha ricevuto nella cattedrale di Buenos Aires l'ordinazione episcopale dalle mani del Cardinale Antonio Quarracino, del Nunzio Apostolico Monsignor Ubaldo Calabresi e del Vescovo di Mercedes-Luján, Monsignor Emilio Ogñénovich.
Il 3 giugno 1997 è stato nominato Arcivescovo Coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 Arcivescovo di Buenos Aires per successione, alla morte del Cardinale Quarracino.
È autore dei libri: "Meditaciones para religiosos" del 1982, "Reflexiones sobre la vida apostólica" del 1986 e "Reflexiones de esperanza" del 1992.
È Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina che non possono contare su un Ordinario del loro rito. Gran Cancelliere dell'Università Cattolica Argentina.
Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Roberto Bellarmino.
Relatore Generale aggiunto alla 10ª Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001).
È stato Membro:
- delle Congregazioni: per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; per il Clero; per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica:
- del Pontificio Consiglio per la Famiglia:
- della Pontificia Commissione per l'America Latina;
- del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.
Il 13 marzo 2013, secondo giorno del conclave, fu eletto Papa, 265° Successore di Pietro, con il nome di Francesco I.
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