NUMERO SPECIALE: Come si elegge un papa

Procedura del Conclave
Il giorno fissato per l'inizio del conclave, tutti i cardinali si riuniscono nella basilica di San Pietro dove celebrano la Missa Pro eligendo Romano Pontifice. Il pomeriggio i cardinali elettori in abito corale si recano in processione cantando il Veni Creator dalla cappella paolina verso la cappella Sistina, dove, nei giorni dell'interregno, sono stati allestiti i banchi per la votazione nel coro, è stata eseguita la bonifica da qualsiasi mezzo audiovisivo o di trasmissione all'esterno, ed è stata montata la stufa, nella quale verranno bruciati appunti e voti degli elettori e verrà dato, attraverso i segnali di fumo, una fumata nera per ogni avvenuta votazione, fino a quando non verrà raggiunto il quorum previsto, che è indicato all'esterno con una fumata bianca.
Il giuramento
Giunti nel coro della cappella, il cardinale decano (oppure nell'ordine seguente, il vice decano o il più anziano dei cardinali elettori secondo l'ordine cardinalizio consueto di precedenza, se uno o più dei precedenti sia assente o impedito o sia un cardinale non elettore) pronuncerà per tutti gli elettori il giuramento:
(LA)
« Nos omnes et singuli in hac electione Summi Pontificis versantes Cardinales electores promittimus, vovemus et iuramus inviolate et ad unguem Nos esse fideliter et diligenter observaturos omnia quae continentur in Constitutione Apostolica Summi Pontificis Ioannis Pauli II, quae a verbis « Universi Dominici Gregis » incipit, data die XXII mensis Februarii anno MCMXCVI. Item promittimus, vovemus et iuramus, quicumque nostrum, Deo sic disponente, Romanus Pontifex erit electus, eum munus Petrinum Pastoris Ecclesiae universae fideliter exsecuturum esse atque spiritualia et temporalia iura libertatemque Sanctae Sedis integre ac strenue asserere atque tueri numquam esse destiturum. Praecipue autem promittimus et iuramus Nos religiosissime et quoad cunctos, sive clericos sive laicos, secretum esse servaturos de iis omnibus, quae ad electionem Romani Pontificis quomodolibet pertinent, et de iis, quae in loco electionis aguntur, scrutinium directe vel indirecte respicientibus; neque idem secretum quoquo modo violaturos sive perdurante novi Pontificis electione, sive etiam post, nisi expressa facultas ab eodem Pontifice tributa sit, itemque nulli consensioni, dissensioni, aliique cuilibet intercessioni, quibus auctoritates saeculares cuiuslibet ordinis et gradus, vel quivis hominum coetus vel personae singulae voluerint sese Pontificis electioni immiscere, auxilium vel favorem praestaturos. »
(IT)
« Noi tutti e singoli Cardinali elettori presenti in questa elezione del Sommo Pontefice promettiamo, ci obblighiamo e giuriamo di osservare fedelmente e scrupolosamente tutte le prescrizioni contenute nella Costituzione apostolica del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II,Universi Dominici Gregis, emanata il 22 febbraio 1996. Parimenti, promettiamo, ci obblighiamo e giuriamo che chiunque di noi, per divina disposizione, sia eletto Romano Pontefice, si impegnerà a svolgere fedelmente il munus Petrinum di Pastore della Chiesa universale e non mancherà di affermare e difendere strenuamente i diritti spirituali e temporali, nonché la libertà della Santa Sede. Soprattutto, promettiamo e giuriamo di osservare con la massima fedeltà e con tutti, sia chierici che laici, il segreto su tutto ciò che in qualsiasi modo riguarda l'elezione del Romano Pontefice e su ciò che avviene nel luogo dell'elezione, concernente direttamente o indirettamente lo scrutinio; di non violare in alcun modo questo segreto sia durante sia dopo l'elezione del nuovo Pontefice, a meno che non ne sia stata concessa esplicita autorizzazione dallo stesso Pontefice; di non prestare mai appoggio o favore a qualsiasi interferenza, opposizione o altra qualsiasi forma di intervento con cui autorità secolari di qualunque ordine e grado, o qualunque gruppo di persone o singoli volessero ingerirsi nell'elezione del Romano Pontefice. »
(Papa Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis - III, 53)

Poi ciascun cardinale singolarmente si reca all'Evangeliario e pronuncia l'ultima parte del giuramento:
(LA)
« Et ego N. Cardinalis N. spondeo, voveo ac iuro. »
(IT)
« Ed io N. Cardinale N. prometto, mi obbligo e giuro. »
(Papa Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis - III, 53)

posta la mano sul Vangelo, prosegue:
(LA)
« Sic me Deus adiuvet et haec Sancta Dei Evangelia, quae manu mea tango. »
(IT)
« Così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli che tocco con la mia mano. »
(Papa Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis - III, 53)

Quando tutti i cardinali avranno pronunciato il giuramento il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie pronuncia:
(LA)
« Extra omnes. »
(IT)
« Fuori tutti. »
(Papa Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis - III, 52)

Questo ordine invita tutti gli astanti, fuorché lo stesso maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, l'ecclesiastico incaricato di tenere la meditazione e i cardinali elettori, a uscire dalla Cappella Sistina. Il Maestro chiude la porta di accesso sotto chiave. L'ecclesiastico conduce la sua meditazione concernente i problemi della Chiesa e le qualità che il nuovo eletto dovrà possedere. Dopo la sua meditazione l'ecclesiastico lascia la cappella insieme al maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie. Seguono le preghiere. Il cardinale decano chiederà se vi sono ancora dubbi relativi alle procedure. Con la chiarificazione dei dubbi, le operazioni di voto possono cominciare. I signori cardinali arrivati dopo l'inizio del conclave sono comunque ammessi. Un cardinale malato può lasciare il conclave e poi esserne riammesso, un cardinale che lasci il conclave per qualsiasi altra ragione, non può ritornarvi.
Anche se nel passato i cardinali elettori potevano essere accompagnati da assistenti ("conclavisti"), ora solo un infermiere può accompagnare un cardinale che per motivi di salute necessita di assistenza, come confermato dal Collegio dei Cardinali.
Per assolvere alle incombenze dell'elezione dovranno essere disponibili il segretario del collegio dei cardinali, Il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, due cerimonieri, due religiosi addetti alla sacrestia pontificia e un ecclesiastico assistente del decano del collegio dei cardinali, tutti preventivamente approvati dal camerlengo di Santa Romana Chiesa e dai suoi tre cardinali assistenti pro tempore. Il camerlengo e i tre cardinali assistenti pro tempore sono obbligati a vigilare perché non venga violata la riservatezza sia prima sia durante sia dopo le operazioni di voto e di spoglio. La segretezza è imposta per tutta la durata del conclave: ai cardinali, ai conclavisti e a tutto il personale non è permesso rivelare informazioni in merito all'elezione. Ai cardinali è fatto divieto di conversare con persone fuori dal conclave o di comunicate per posta, per radio o per telefono. La violazione del segreto da parte del personale ammesso ad assolvere alle incombenze del conclave è un reato punibile con la scomunica latae sententiae. Ai cardinali e' fatto ordine, graviter onerata ipsorum conscientia, di conservare il segreto anche dopo l'elezione del pontefice.
Gli scrutini 
Posto che la Universi Dominici Gregis abolisce le forme di elezione dette per acclamationem seu inspirationem e per compromissum, l'unica forma di elezione del Romano Pontefice ammessa è per scrutinium. Per la valida elezione sono richiesti i due terzi dei suffragi, conteggiati sul numero degli elettori presenti. Nel caso in cui il numero non sia divisibile per tre è necessario un voto in più.
Agli scrutini si accede subito dopo la chiarificazione degli ultimi dubbi di voto. Nel caso in cui le elezioni inizino il pomeriggio del primo giorno di conclave, vi sarà un solo scrutinio. I giorni seguenti vi saranno due scrutini al mattino, due al pomeriggio. Ciascun scrutinio si divide in tre fasi:
Antescrutinium
Scrutinium vere proprieque
Post-scrutinium
Antescrutinium. Questa prima fase prevede che i cerimonieri preparino e distribuiscano due o tre schede a ciascun cardinale elettore; che l'ultimo cardinale diacono estragga a sorte fra tutti i cardinali elettori, tre scrutatori, tre incaricati detti infirmarii che raccolgano i voti dei cardinali infermi presso la Domus Sanctae Marthae, e tre revisori; che i cardinali elettori, durante le votazioni, rimangano soli. Subito dopo la distribuzione delle schede, ma prima che gli elettori scrivano sulla propria scheda, il segretario del collegio dei cardinali, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie ed i cerimonieri escono. L'ultimo cardinale diacono chiude e apre la porta ogni volta si renda necessario (ad esempio quando gli infirmarii escono con una cassetta per raccogliere i voti dei cardinali infermi presso la Domus Sanctae Marthae, e poi ritornano).
Ciascun cardinale elettore dispone di una scheda di forma rettangolare, con riportata la scritta
« Eligo in Summum Pontificem »
(Papa Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis - V, 65)
sotto la quale ognuno scriverà con grafia non riconoscibile il nome del cardinale che intende eleggere a Romano Pontefice.
Scrutinium vere proprieque. Quindi un cardinale alla volta si reca, tenendo in mano la scheda piegata in due e ben visibile presso l'altare dove sono i tre scrutatori e un'urna con un piatto appoggiatovi sopra. 

Arrivato dinanzi all'affresco Giudizio Universale di Michelangelo pronuncerà il giuramento:
(LA)
« Testor Christum Dominum, qui me iudicaturus est, me eum eligere, quem secundum Deum iudico eligi debere. »
(IT)
« Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto. »
(Papa Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis - V, 66)

e posta la scheda sul piatto, lo alzerà per lasciarla scivolare all'interno dell'urna; quindi tornerà al proprio posto.
Compiute le operazioni di voto si procede alle operazioni di spoglio. Il primo scrutatore agita le schede nell'urna per mescolarle mentre l'ultimo scrutatore le conteggia una ad una ponendole in un'altra urna vuota, più piccola. Se il numero non corrispondesse al numero dei cardinali elettori le schede andrebbero bruciate subito, senza spoglio.
Il primo e il secondo scrutatore osservano e leggono il nome scritto su ciascuna scheda, mentre l'ultimo lo pronuncia a voce alta perché anche i cardinali elettori possano tenere il conto. Ciascun scrutatore riporta i voti in appositi fogli.L'ultimo scrutatore legge le schede e contemporaneamente le fora dalla parte interna, dove si trova la parola "Eligo", per farvi passare un filo. Una volta finito lo spoglio, l'ultimo scrutatore fa un nodo ai due capi del filo e lo pone in un contenitore.
Post-scrutinium. Quest'ultima fase comprende il conteggio dei voti e il bruciamento delle schede nella stufa, solo dopo il secondo scrutinio eccetto per il pomeriggio del primo giorno o in caso di avvenuta elezione già al primo scrutinio.
Gli scrutatori assommano i voti che ciascuno ha riportato. Sia che il quorum sia stato raggiunto sia in caso di esito negativo i revisori devono controllare tutte le schede e le annotazioni degli scrutatori per vigilare sul loro operato. Se il quorum non è stato raggiunto si procede a un'immediata nuova votazione, eccetto che per il primo giorno di conclave. Nel secondo scrutinio i cardinali ripeteranno le stesse operazioni ma senza pronunciare di nuovo il giuramento o altre ripetizioni. Al termine della seconda votazione e prima che i cardinali abbandonino la Sistina, le schede del secondo e del primo scrutinio vengono bruciate dagli scrutatori, dal segretario del collegio e dai cerimonieri, richiamati dall'ultimo cardinale diacono. Si fa ordine a ciascun cardinale di consegnare i propri appunti al camerlengo o ai cardinali assistenti, affinché anch'essi siano bruciati. È inoltre previsto che il camerlengo e i cardinali assistenti stilino una relazione sull'esito di ciascuna sessione di voto da consegnare al nuovo pontefice in una busta sigillata.
Elezione e proclamazione del nuovo pontefice
Se per un candidato i voti raggiungono i due terzi dei votanti, l'elezione del pontefice è canonicamente valida. L'ultimo dell'ordine dei cardinali diaconi richiama il maestro delle celebrazioni liturgiche e il segretario del collegio cardinalizio. Il decano o il vice decano oppure il primo cardinale dei cardinali vescovi si rivolge all'eletto dicendo:
(LA)
« Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem? »
(IT)
« Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice? »
(Papa Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis - VII, 87)

e a risposta affermativa, soggiunge:
(LA)
« Quo nomine vis vocari? »
(IT)
« Come vuoi essere chiamato? »
(Papa Giovanni Paolo II, Universi Dominici Gregis - VII, 87)

Il candidato risponderà con il nome pontificale. Dopo l'accettazione si bruciano le schede, facendo in modo che dalla piazza San Pietro possa vedersi la classica fumata bianca.
L'Ordo rituum conclavis prevede che, se il candidato non fosse vescovo, venga subito consacrato; lo stesso Ordo regola le procedure da seguire nel caso l'eletto risieda fuori del Conclave.
Stanza delle lacrime
Al termine del conclave il papa neo-eletto si ritira nella "stanza delle lacrime", ovvero nella sacrestia della Cappella Sistina, per indossare per la prima volta i paramenti papali con i quali si presenterà in pubblico dalla Loggia delle benedizioni della basilica di San Pietro. Il nome di tale luogo deriva dal fatto che, si presume, il pontefice scoppi a piangere per la commozione e per il peso della responsabilità del ruolo che è chiamato a svolgere.
Tradizionalmente, nella sacrestia sono presenti paramenti papali di tre diverse misure, che possono approssimativamente adattarsi alla taglia del nuovo eletto. Nel caso teorico che il papa eletto non fosse un cardinale partecipante al conclave, la vestizione del nuovo papa avverrebbe sul luogo dell'annuncio.
Preghiera per il nuovo Pontefice e ossequio dei cardinali
Dopo la vestizione con i paramenti papali, il neoeletto ritorna nella Cappella Sistina e siede alla cattedra. Il cardinale decano invita il nuovo Papa, «eletto alla Cattedra di Pietro», a rileggere il testo di Matteo 16,13-19, con il quale Cristo promise a Pietro e ai suoi successori il primato del ministero apostolico.
Dopo la lettura evangelica e la preghiera per il nuovo Papa, i cardinali si accostano al Sommo Pontefice per prestargli l'atto di ossequio e di obbedienza. Infine viene intonato il canto del Te Deum. A questo punto il conclave è terminato.
Annuncio dell'elezione: Habemus papam
Il Cardinale protodiacono si affaccia quindi dalla loggia della Basilica di San Pietro e dà l'annuncio della nuova elezione con l’Habemus papam; seguirà il nuovo pontefice, preceduto dalla croce astile, che impartirà la solenne benedizione Urbi et Orbi
adattato da Wikipedia®

Le Origini del Con-Clave

Il "conclave", l'assemblea porporata nella quale viene scelto il Sommo Pontefice, rappresenta la mirabile singolarità di un sovrano assoluto eletto in modo democratico, collegiale. Tale peculiarità è riflessa dall'evidente etimologia latina del suo nome ed indicante la segretezza di un'assemblea che si svolge appunto a porte chiuse a chiave (cum clave). Per rinvenire l'origine non solo del termine, ma anche della legittimità del suo uso, non occorre ritornare agli albori della bimillenaria storia della Chiesa: giacchè i primi papi vennero eletti da tutti i membri del clero residenti nei pressi di Roma, fino al 1059 quando Niccolò II stabilì che fossero solo i cardinali a riunirsi tra loro. Per il primo vero conclave bisogna attendere altri due secoli, quando fu istituita la procedura attuale per ovviare ai sempre più lunghi periodi di vacanza della Sede Apostolica. Fu Perugia a rinchiudere forzatamente per la prima volta i principi della chiesa nel 1216, allorché non si decidevano ad eleggere il papa, e nel 1241 il senatore di Roma Orsini imprigionò per due mesi gli elettori nei ruderi di un carcere per accelerare i tempi della nomina, tanto che Celestino IV così nominato morì pochi giorni dopo l’elezione sfiancato dalla prigionia.
Il Palazzo Papale di Viterbo
Si arriva così a Viterbo, con il primo conclave del 1261 seguito alla morte del pontefice nella medesima città, cui ne seguì un secondo nel 1265 con l’elezione di Clemente IV. I conclavi viterbesi furono in tutto cinque, nel ventennio 1261-1281, ma il più famoso è quello del 1268, il più lungo della storia, durato quasi tre anni. Il problema era il completo disaccordo tra i 18 elettori, i quali dopo qualche mese di inutili tentativi si videro rinchiusi nel Palazzo Papale con i viveri razionati e guardie che circondavano l’edificio, sembra su consiglio di San Bonaventura da Bagnoregio. Ma neanche questo produsse i risultati sperati e verso la Pentecoste del 1269 si arrivò alla famosa decisione di scoperchiare il tetto della sala del conclave, ad opera del podestà Corrado di Alviano e del capitano del popolo Raniero Gatti. I cardinali furono costretti a montare delle tende nel salone per ripararsi dalle intemperie (i fori sul pavimento sono ancora visibili) e chiesero ed ottennero di far uscire Enrico di Susa che si era ammalato. Si andò tuttavia avanti per molti altri mesi, tra minacce, pressioni esterne e la morte di uno degli elettori, prima della fumata bianca che arrivò il primo settembre 1271 con l’elezione di Teobaldo Visconti come Gregorio X. Fu lui che nel concilio di Lione (1274) con la costituzione Ubi periculum, incorporata da Bonifacio VIII nel diritto canonico, stabilì che i cardinali venissero rinchiusi in un locale con il vitto ridotto dopo tre giorni e ancor di più dopo cinque giorni di votazioni senza esito: legislazione che andò in vigore dall'elezione del suo successore Innocenzo V (1276). Il conclave, secondo la prima legge di Gregorio X, doveva tenersi nel luogo stesso dove era morto il papa. Tuttavia, da Callisto III (1455) in poi, si tenne sempre a Roma, nel palazzo Vaticano, fino a Pio VII, che fu eletto in Venezia nel 1799 in pieno terrore napoleonico. Non poche modificazioni ed eccezioni subì la costituzione di Gregorio X per opera di varî papi, principalmente di Pio IV, Gregorio XV e Clemente XII, fino a che Pio IX, con la bolla In hac sublimi del 23 agosto 1871, accordò alla maggior parte dei cardinali la dispensa dalla tradizionale clausura. Ulteriori modifiche sono state introdotte da Paolo VI, il quale, con la Ingravescentem aetatem (1970) ha escluso dallo scrutinio i cardinali ottuagenari, da Giovanni Paolo II, che con la Universi Dominici Gregis (1996) ha soppresso i metodi di elezione per acclamazione o compromesso, per arrivare all'emerito Benedetto XVI che ha reintrodotto il quorum dei 2/3 anche oltre il 34° scrutinio (dopo il quale il predecessore aveva disposto la maggioranza semplice). 

Verso il Conlcave: Card. O'Malley

Nato a Lakewood (Ohio), nella diocesi di Cleveland, il 29 giugno 1944. Frequentate le elementari nelle scuole cattoliche Saint Gabriel a Pittsburgh e Sacred Heart a Reading (Pennsylvania), è entrato fra i Cappuccini negli anni della scuola secondaria.
Il 14 luglio 1965 ha emesso la prima professione dei voti semplici, ed il 14 luglio 1968 la professione dei voti solenni. Dopo gli studi filosofici e teologici nelle scuole interne dell’Ordine (Saint Fidelis College a Herman, Pennsylvania, e Capuchin College a Washington, D.C.), è stato ordinato sacerdote il 29 agosto 1970. Ha frequentato quindi l’Università Cattolica d’America a Washington, dove ha conseguito il "Master of Arts" nelle Scienze Religiose e, nel 1972, la laurea in Letteratura Spagnola e Portoghese. Dal 1971 al 1973 è stato vicario e primo consigliere per la formazione nel Collegio dei Cappuccini a Washington.
Nel 1973 è stato assegnato dall’arcidiocesi di Washington come direttore dell’Apostolato degli ispanici, a cui nel 1974 si è aggiunta la carica di direttore del Centro Cattolico Spagnolo e nel 1978 di assistente arcidiocesano del Terz’Ordine di San Francesco e di direttore per i Social Services for Spanish Speaking Ministries.
Nel 1978 è stato nominato direttore del programma della Conferenza dei Vescovi dello Stato di Maryland, a cui si è aggiunta la nomina a direttore dell’Ufficio di Sviluppo Sociale per l’arcidiocesi di Washington, e a vicario episcopale degli ispano-parlanti. Nominato vescovo coadiutore della diocesi di Saint Thomas nelle Isole Vergini il 2 giugno 1984, è stato consacrato il 2 agosto successivo, ed è divenuto ordinario della diocesi il 16 ottobre 1985, succedendo per coadiutura.
Il 16 giugno 1992 è stato trasferito alla sede residenziale di Fall River (Massachusetts). In data 3 settembre 2002, è stato trasferito alla sede di Palm Beach (Florida). Il 1° luglio 2003 Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo metropolita di Boston (U.S.A.).
Oltre l’inglese, parla correntemente lo spagnolo ed il portoghese, e conosce bene anche il tedesco, l’italiano, ed il francese.
fonte: zenit.org

Verso il Conclave: Card. Tagle

Nativo della capitale filippina, dopo le scuole primarie frequenta il Seminario di San Giuseppe nella sua città, dove studia filosofia, per poi iscriversi successivamente all'Università Ateneo de Manila dove segue gli studi di teologia. Il 27 febbraio 1982 è ordinato sacerdote e incardinato nell'arcidiocesi di Manila dall'allora vescovo di Imus Felix Paz Perez. Dal 1987 al 1991 è negli Stati Uniti d'America, dove frequenta la prestigiosa Università Cattolica d'America e ottiene il dottorato in teologia. Direttore spirituale e poi rettore del seminario della diocesi di Imus, dal 1985 al 1992 si trasferisce a Roma, per approfondire gli studi. Nel 1997 entra a far parte della Commissione Teologica Internazionale: è considerato «una delle voci più rappresentative del pensiero teologico asiatico». Parroco della cattedrale di Imus dal 1998, il 22 ottobre 2001 papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Imus. Riceve la consacrazione episcopale il successivo 12 dicembre per l'imposizione delle mani del cardinale Jaime Lachica Sin, all'epoca arcivescovo di Manila. Nel 2005 è il vescovo più giovane a prendere parte al Sinodo sull'Eucaristia: nonostante questo è eletto nel Consiglio post-sinodale. Durante il suo episcopato a Imus rivolge la sua attenzione particolarmente ai giovani, che lo chiamano vescovo Chito, illustrando ogni settimane le letture in un video trasmesso su internet. Nel 2009 la diocesi di Imus ospita il primo incontro dei giovani asiatici, una versione continentale della Giornata mondiale della gioventù. Il 13 ottobre 2011 papa Benedetto XVI, dopo l'accettazione delle dimissioni per raggiunti limiti d'età del cardinale Gaudencio Rosales, lo nomina arcivescovo metropolita di Manila. Il 18 settembre 2012 è nominato padre sinodale della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Il 24 ottobre 2012 papa Benedetto XVI annuncia la sua nomina cardinalizia nel concistoro previsto per il 24 novembre dello stesso anno.
fonte: zenit.org

Verso il Conclave: Card. Erdo

Il Cardinale Péter Erdo, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, primate dell'Ungheria, è nato a Budapest il 25 giugno 1952, primo dei sei figli in una famiglia di intellettuali. Ha svolto i suoi studi liceali al Liceo dei Padri Scolopi di Budapest.

Si è preparato al sacerdozio nel Seminario Arcivescovile di Esztergom e in seguito al Seminario Centrale di Budapest, svolgendo gli studi di teologia prima alla Facoltà di Teologia Arcivescovile di Esztergom e quindi nell'istituzione allora chiamata Accademia di Teologia Cattolica.

Ordinato sacerdote il 18 giugno 1975, a Budapest, tra gli anni 1975-1977 è stato attivo nella città di Dorog in qualità di vicario parrocchiale. Conseguito il dottorato in teologia nel 1976, tra gli anni 1977-1980 con la borsa di studio dell'Istituto Pontificio Ungherese ha svolto studi di diritto canonico a Roma, presso l'Institutum Utriusque Iuris della Pontificia Università Lateranense, a conclusione dei quali ha conseguito il dottorato in Diritto canonico (1980).

Tra gli anni 1980-1986 è stato professore di Teologia della Facoltà di Teologia Arcivescovile di Esztergom, ottenendo nel 1983 l'abilitazione in Teologia presso l'Accademia di Teologia di Budapest. Dal 1986 al 1988 è stato professore incaricato, dal 1988 al 2002 professore invitato della Pontificia Università Gregoriana.

Nel 1987 è stato nominato Rettore incaricato dell'Istituto Pontificio Ungherese a Roma. Presso l'Accademia di Teologia «Péter Pázmány» che nel 1999 è divenuta Università Cattolica, è stato professore, direttore di dipartimento, Decano, fino a divenirne Rettore. Dal 1996 al 2003 è stato anche preside dell'Istituto Postgraduale di Diritto Canonico.

Due volte (1995, 1996) ha svolto con borse di studio ricerche presso la University of California. Negli anni 1994-1995 è stato vicario giudiziale del Tribunale Arcivescovile di Esztergom. Tra gli anni 1994 e 1998 è stato vicario vescovile nell'Arcidiocesi di Esztergom-Budapest. Nel contempo ha insegnato come professore invitato alla Pontificia Universidad Catòlica Argentina (Buenos Aires, 1996) e alla Pontificia Università Lateranense (Roma, 1997).

Il 5 novembre 1999 Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo titolare di Puppi e ausiliare di Székesfehérvár, ed il 6 gennaio 2000 gli ha conferito l'ordinazione nella Basilica di San Pietro.
Dal 1986 è stato segretario della Commissione di Diritto Ecclesiastico della Conferenza Episcopale Cattolica Ungherese, dal 1999 ne è Presidente. È consultore della Congregazione per l'Educazione Cattolica, del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, e della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Ha partecipato alla preparazione di numerose leggi dello Stato riguardanti la libertà di religione e la Chiesa, in rappresentanza della Chiesa Cattolica, nonché alla preparazione di diversi accordi tra la Santa Sede e la Repubblica di Ungheria. Dal 2001 è membro della «European Academy of Sciences and Arts» (Salisburgo).

Ha svolto una poderosa attività di letteratura scientifica che ha portato come frutto circa 200 saggi e 20 volumi nell'ambito del diritto canonico e della storia medievale del diritto canonico. Ha fondato e diretto riviste e collane editoriali.

Il 7 dicembre 2002 Giovanni Paolo II lo ha nominato Arcivescovo di Esztergom-Budapest, e primate d'Ungheria. L'11 gennaio 2003 ha preso possesso della Cattedrale di Esztergom e il successivo 2 febbraio è stato accolto dai fedeli della capitale nella Concattedrale di Santo Stefano.

Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 ottobre 2003, del Titolo di S. Balbina.

È Membro:
- della Congregazione per l'Educazione Cattolico;
- del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi;
- del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
fonte: zenit.org

Verso il Conclave: Card. Ravasi

Il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e Presidente delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra, è nato a Merate (provincia di Lecco e arcidiocesi di Milano, Italia) il 18 ottobre 1942 ed è originario di Osnago (Lecco).

È stato ordinato sacerdote dell'arcidiocesi di Milano dal cardinale Giovanni Colombo il 28 giugno 1966. Dopo aver perfezionato gli studi biblici a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Biblico, ha insegnato esegesi dell'Antico Testamento nella Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale e nei seminari della sua diocesi. Nel 1989 è stato nominato prefetto della veneranda Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana, la prestigiosa istituzione culturale milanese fondata nel 1607 dal cardinale Federico Borromeo.

Il 3 settembre 2007 Benedetto XVI lo ha nominato arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare e contemporaneamente presidente del dicastero della Cultura e delle Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archelogia Sacra, invitandolo a porre la sua esperienza e le sue specifiche e riconosciute competenze al servizio del successore di Pietro e della Chiesa universale. Il 29 settembre dello stesso anno, nella basilica Vaticana, gli ha conferito l'ordinazione episcopale.

La sua vasta produzione letteraria ammonta a circa centocinquanta volumi, riguardanti soprattutto argomenti biblici e scientifici, opere particolarmente amate dai lettori per la capacità di interpretazione dei testi sacri, per la chiarezza e la finezza letteraria e poetica. Tra queste, le edizioni curate e commentate dei Salmi, del Libro di Giobbe, del Cantico dei Cantici e di Qohelet. Di recente ha curato la nuova edizione in più volumi della Bibbia di «Famiglia Cristiana». Ancor più noti al grande pubblico sono i libri Breve storia dell'anima (2003), Ritorno alle virtù (2005), Le porte del peccato (2007), Le parole e i giorni. Nuovo breviario laico (2008), 500 curiosità della fede (2009), Questioni di fede (2010). Collabora regolarmente con testate giornalistiche e radiotelevisive: da molti anni conduce, su una rete nazionale, la rubrica domenicale Frontiere dello Spirito, scrive su «L'Osservatore Romano» e su altri quotidiani, e per quindici anni ha tenuto su «Avvenire» la rubrica Il Mattutino.

Nel 2007 l'università di Urbino gli ha conferito la laurea honoris causa specialistica in antropologia ed epistemologia delle religioni. Nel 2010 è stato annoverato tra i soci onorari dell'Accademia di belle arti di Brera e insignito del diploma honoris causa di secondo livello in comunicazione e didattica dell'arte.

Assumendo la presidenza dei tre organismi curiali, ha impresso una significativa svolta al dicastero creato da Giovanni Paolo II per il dialogo con le culture e il mondo della non credenza, e alle due commissioni che si occupano di beni culturali ecclesiali e dell'archeologia sacra. Nel Pontificio Consiglio della Cultura, in particolare, ha dato priorità ad alcuni settori tematici, organizzando strategicamente il lavoro in «dipartimenti» che si occupano del rapporto tra scienza e fede (il cosiddetto progetto Stoq), del legame tra arte e fede, del dialogo con il mondo dell'ateismo e della non credenza (il «Cortile dei Gentili»), della comunicazione e del linguaggio, del dialogo con le culture emergenti.

Insieme ai suoi collaboratori ha realizzato già significativi momenti di dialogo culturale, ottenendo positivi riscontri da parte di scienziati e artisti, uomini di cultura e filosofi non credenti, desiderosi di allacciare nuovi rapporti con la Santa Sede e di confrontarsi senza pregiudizi con le istanze scaturite e motivate dalla fede cattolica, nei diversi campi della cultura. Si ricordano, ad esempio, il congresso internazionale su Darwin, a cui hanno partecipato scienziati di fama mondiale, tra cui alcuni premi Nobel, e l'incontro del Papa con gli artisti, tenutosi nella Cappella Sistina il 21 novembre 2009.

Da Benedetto XVI creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010, della Diaconia di San Giorgio in Velabro.
fonte: zenit.org

Verso il Conclave: Card. Dolan

I media d’Oltreoceano l’hanno da tempo ribattezzato il “Papa americano”. In effetti, Timothy Michel Dolan, arcivescovo di New York, è uno dei personaggi più influenti della chiesa cattolica made in Usa. Nato a Saint Louis, il 6 febbraio del 1950, ordinato sacerdote nel 1976, è uno dei capofila fra i “conservatori creativi”: religiosi che non fanno sconti sull’identità cattolica ma che –al contempo – sanno stare nella modernità. Un metro e ottanta di altezza, 61 anni, risata fragorosa, amante da sempre del cibo, del buon vino e dei sigari, Dolan guida la campagna dei vescovi americani contro l’amministrazione Obama e la decisione riguardante i datori di lavoro (tutti i datori, anche gli enti cattolici) chiamati a includere nelle assicurazioni sanitarie dei dipendenti il pagamento delle pratiche anticoncezionali. “Nessun compromesso sulla libertà di coscienza”, ha detto chiaramente in più di un’occasione il prossimo cardinale.

Nominato arcivescovo di Milwaukee nel giugno del 2002, è diventato arcivescovo di New York (succedendo al cardinale Edward Michael Egan dimessosi per raggiunti limiti d’età) il 23 febbraio del 2009, nominato da Benedetto XVI. Celebre anche per essere un uomo dalla battuta facile, molto popolare negli States, nel 2010 viene eletto dai vescovi statunitensi alla presidenza della conferenza episcopale.


fonte: zenit.org