Verso il Conclave: Card. Sherer

Il Cardinale Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo metropolita di São Paulo (Brasile), è nato il 21 settembre 1949 a São Francisco, municipio di Cerro Largo (RS), nella diocesi di Santo Ângelo (Brasile). I suoi genitori si chiamavano Edwino Scherer e Francisca Wilma Steffens.
Ha compiuto gli studi al seminario minore São José a Curitiba. Quindi ha studiato filosofia al seminario maggiore Rainha dos Apóstolos e teologia allo Studium theologicum, sempre a Curitiba. Poi ha studiato presso la facoltà di educazione all'università di Passo Fundo (1970-1975).
Ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale il 7 dicembre 1976 a Quatro Pontes, in diocesi di Toledo. Nel 1977-1978 è stato rettore e professore nel Seminario diocesano São José a Cascavel. Dal 1979 al 1982 e poi nel 1993 è stato rettore e professore nel seminario diocesano Maria Mãe da Igreja, a Toledo. Dal 1980 al 1985 è stato professore di filosofia presso la facoltà di scienze umane Arnaldo Busatto a Toledo e, dal 1985 al 1994, professore presso l'Universidade Estadual do Oeste do Paraná, a Toledo. Nel 1985 ha insegnato teologia presso l'Istituto teologico Paulo VI di Londrina. Nel 1985-1988 è stato vicario parrocchiale e parroco della parrocchia-cattedrale Cristo Rei di Toledo e membro della commissione nazionale per il clero nell'ambito della Conferenza episcopale brasiliana.
Nel 1991-1992 è stato rettore del Seminario teologico di Cascavel. Dal 1991 al 1993 ha ricoperto l'incarico di direttore e professore del centro interdiocesano di teologia di Cascavel. Nel 1992-1993 è stato membro della commissione teologica del Regional Sul II e, dal 1994 al 2001, consultore della Congregazione per i Vescovi.
Ha conseguito il dottorato in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana (1988-1991) e si è specializzato con un master in filosofia presso la stessa Università (1994-1996). Ha svolto una vastissima opera di insegnamento, per la quale ha avuto una particolare passione. La dimensione educativa e formativa è stata, infatti, la caratteristica principale del suo sacerdozio e del suo episcopato.
Il 28 novembre 2001 è stato eletto alla Chiesa titolare di Novi e nominato ausiliare dell'arcivescovo di São Paulo. Ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 2 febbraio 2002, a Toledo. Ha scelto come motto episcopale: In meam commemorationem.
Dal 2003 al 2007 è stato segretario generale della Conferenza episcopale brasiliana. Il 21 marzo 2007 è stato nominato arcivescovo di São Paulo. È succeduto nell'incarico al cardinale Cláudio Hummes, nominato da Benedetto XVI prefetto della Congregazione per il Clero.
Sempre nel 2007 ha svolto l'incarico di segretario generale aggiunto della quinta Conferenza generale dell'episcopato latinoamericano e dei Caraibi, svoltasi ad Aparecida, che ha visto la partecipazione del Papa. E proprio come arcivescovo di São Paulo ha accolto Benedetto XVI pellegrino in Brasile dal 9 al 14 maggio di quest'anno. A São Paulo il Papa ha canonizzato Frei Galvão, a cui egli è particolarmente legato così come tutta la gente della sua arcidiocesi.
Ha indicato proprio nell'insegnamento e nella testimonianza di Benedetto XVI a São Paulo e ad Aparecida i punti centrali della sua missione come pastore: la centralità della parola di Dio, la forza della carità, con una particolare attenzione alle tante «sacche» di povertà che contraddistinguono tragicamente la realtà brasiliana. E ancora, l'attenzione ai giovani, la catechesi, la formazione, la difesa della vita e la riaffermazione della centralità della famiglia nella società.
Tra le sue opere principali, da ricordare Justo sofredor: uma interpretação do caminho de Jesus e do discípulo (1995).

Presidente delegato alla 12ª Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (Ottobre 2008).

Da Benedetto XVI creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 24 novembre 2007, del Titolo di Sant’Andrea al Quirinale.
È Membro:

* della Congregazione per il Clero;
* del Pontificio Consiglio per la Famiglia;
* della Pontificia Commissione per l'America Latina;
* della Commissione Cardinalizia di vigilanza dell'Istituto per le Opere di Religione (I.O.R.);
* del Consiglio di Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede;
* del XII Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.
fonte: zenit.org

Verso il Conclave: Card. Oullet

Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Arcivescovo di Québec e Primate del Canada, è nato l'8 giugno 1944 a Lamotte, nei pressi di Amos nell’Abitibi.

È il terzo degli otto figli di Pierre Ouellet e di Graziella Michaud.

Dopo aver svolto gli studi teologici nel Seminario Maggiore di Montréal (1964-1968), nel 1968 ha conseguito la licenza in teologia presso l'Università di Montréal. Ordinato sacerdote per la Diocesi di Amos il 25 maggio 1968 nella sua parrocchia natale, è stato nominato vicario della parrocchia Saint-Sauveur di Val d'Or (1968-1970).

Successivamente ha insegnato filosofia nel Seminario Maggiore di Bogotà, in Colombia, allora diretto dalla Provincia canadese della Compagnia dei Sacerdoti di San Sulpizio. Prima di unirsi ai sulpiziani, da febbraio a maggio del 1972, ha svolto il noviziato presso il Seminario di filosofia di Montréal.

In seguito ha studiato a Roma, dove nel 1974 ha ottenuto la licenza in filosofia della Pontificia Università San Tommaso d'Aquino. Inviato, nel 1974, nel Seminario Maggiore di Manizales in Colombia, nel 1976 è stato richiamato nel Seminario Maggiore di Montréal, dove ha lavorato fino al 1978.

Ripresi gli studi, nel 1983 ha conseguito il dottorato in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana. Nominato, nel 1982, membro della direzione e docente nel Seminario Maggiore di Cali, in Colombia, è stato inoltre responsabile dei canditati sulpiziani.

Nel 1984 è diventato rettore del Seminario Maggiore di Manizales.

Nel 1988 è stato eletto primo consultore del Consiglio della Provincia canadese dei sulpiziani, incarico che ha svolto fino al 1994. Nel 1988 è stato nominato membro della direzione e docente del Seminario Maggiore di Montréal, dove è diventato rettore nel 1990, per poi svolgere lo stesso incarico nel 1994 presso il "St. Joseph's Seminary" di Edmonton.

Dal 1995 al 2000 è stato consultore della Congregazione per il Clero. Nel 1996 è stato eletto consultore del Consiglio generale dei Sacerdoti di San Sulpizio. Nel 1996-97 è stato docente presso l'Istituto Giovanni Paolo II della Pontificia Università Lateranense a Roma, diventando, nel 1997, titolare della Cattedra di Teologia Dogmatica.

Eletto Vescovo titolare di Agropoli e Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani il 3 marzo 2001, il 19 marzo seguente, nella Basilica di San Pietro, ha ricevuto l'ordinazione episcopale da Giovanni Paolo II. Come motto ha scelto: "Ut unum sint".

È stato Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Membro della Commissione Interdicasteriale Permanente per la Chiesa in Europa Orientale, Segretario della Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo; è Membro della Pontificia Accademia di Teologia. Il 15 novembre 2002 è stato nominato Arcivescovo metropolita di Québec. Ha preso possesso della Sede il 26 gennaio 2003. È il ventiquattresimo Vescovo, il quattordicesimo Arcivescovo e il settimo Cardinale dell'Arcidiocesi.
Parla francese, inglese, spagnolo, italiano, tedesco.

Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 ottobre 2003, del Titolo di S. Maria in Traspontina.

È membro:
- della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti;
- della Pontificia Commissione per l'America Latina;
- del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali.
fonte: zenit.org

Verso il Conclave: Card. Sodano

Il Card. Sodano è nato ad Isola d'Asti (Italia) il 23 novembre 1927, da Giovanni e Delfina Sodano ed è secondo di sei figli.

Il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato (fino alla morte di Giovanni Paolo II, ndr), Vice-Decano del Collegio Cardinalizio, proviene da una famiglia rurale piemontese, che ha dato notevole contributo alla vita della Chiesa e dello Stato. Tra l'altro, il compianto padre dell'Arcivescovo, mancato poco prima del Concistoro nel quale il figlio è stato creato cardinale, è stato anche Deputato al Parlamento Italiano per tre legislature, dal 1948 al 1963.

Compiuti gli studi filosofici e teologici nel Seminario vescovile di Asti, li perfezionò a Roma ottenendo, poi, la Laurea in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e quella in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense.

Ordinato sacerdote nella storica Cattedrale astense il 23 settembre 1950, dedicò i primi anni di ministero all'insegnamento della Teologia Dogmatica nel Seminario diocesano ed all'apostolato fra la gioventù studentesca.

Nel 1959 fu chiamato al servizio della Santa Sede da parte dell'allora Sostituto della Segreteria di Stato, il compianto Cardinale Angelo dell'Acqua.

Dopo aver frequentato i corsi della Pontificia Accademia Ecclesiastica, fu destinato, successivamente, alle Nunziature Apostoliche in Ecuador, Uruguay e Cile, quale Segretario di Nunziatura. Richiamato a Roma nel 1968, per un decennio prestò la sua opera nell'allora Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa. Durante tale periodo, ebbe modo di visitare la Romania, l'Ungheria e la Germania Orientale, quale Membro di Missioni della Santa Sede presso quei Governi.

Il 30 novembre 1977 il compianto Papa Paolo VI lo nominava Arcivescovo titolare di Nova di Cesare e Nunzio Apostolico in Cile. L'ordinazione episcopale gli fu conferita il 15 gennaio 1978 nella Collegiata di San Secondo in Asti, dal compianto Cardinale Antonio Samorè.

In Cile lavorò per più di dieci anni, visitando quasi tutte le diocesi e cooperando anche alla felice conclusione della mediazione pontificia fra Cile ed Argentina, per la soluzione pacifica della controversia sorta sulla sovranità dei due Stati, in alcune zone del territorio australe.

Il 28 maggio 1988 Sua Santità Giovanni Paolo II chiamava il Nunzio Apostolico in Cile ad assumere l'ufficio di Segretario dell'allora Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa. Il 1° marzo 1989, con l'entrata in vigore della Costituzione Apostolica "Pastor Bonus", egli assunse, poi, il titolo di Segretario per i Rapporti con gli Stati. Particolari attenzioni ha pure dedicato alla Pontificia Commissione per la Russia, di cui fu Presidente.

In forza del suo ufficio, ha rappresentato la Santa Sede in varie riunioni internazionali, soprattutto negli incontri dei Ministri degli Esteri della C.S.C.E. (Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa), tenutisi a Vienna, Copenaghen, New York e Parigi.

Il 1° dicembre 1990, il Segretario per i Rapporti con gli Stati era chiamato dalla fiducia del Santo Padre, ad assumere l'Ufficio di Pro-Segretario di Stato.

Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 28 giugno 1991, del titolo della Chiesa Suburbicaria di Albano (dal 10 gennaio 1994), ritenendo in commendam il titolo di Santa Maria Nuova.

Il 29 giugno 1991 è stato nominato dal Santo Padre Segretario di Stato.

Il 30 novembre 2002 è stato eletto Vice-Decano del Collegio Cardinalizio.

È membro:
- delle Congregazioni: per la Dottrina della Fede, per le Chiese Orientali, per i Vescovi;
- delle Pontificie Commissioni: per lo Stato della Città del Vaticano; Cardinalizia di Vigilanza dell'Istituto per le Opere di Religione.
fonte: zenit.org

Verso il Conclave: Card. Scola

Il Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia (Italia), è nato a Malgrate (Arcidiocesi di Milano) il 7 novembre 1941, da Carlo (1903-1996) camionista e da Regina Colombo (1901-1992) casalinga. È il minore di due figli (il fratello Pietro è morto nel 1983).

Ha ricevuto la prima educazione cristiana nella parrocchia di san Leonardo ed ha partecipato all'Azione Cattolica (Aspiranti e GIAC). Studente in filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore è diventato prima Vice-presidente e poi Presidente della FUCI dell'Arcidiocesi di Milano (1965-1967).

Conseguito il dottorato in Filosofia con Gustavo Bontadini (tesi sulla filosofia cristiana), è stato ordinato sacerdote il 18 luglio 1970. Ha proseguito gli studi teologici a Friburgo (Svizzera) e conseguito il dottorato in Teologia. Negli stessi anni e fino alla sua nomina episcopale ha partecipato attivamente a Comunione e Liberazione. Ha collaborato alla fondazione della Rivista Internazionale «Communio», entrando in rapporto con Henri de Lubac e Hans Urs von Balthasar, con i quali ha realizzato due libri-intervista.

All'Università di Friburgo è diventato - a partire dal 1979 - prima assistente ricercatore presso la cattedra di Filosofia politica diretta da Otfried Höffe e poi professore assistente in Teologia morale. Nel 1982 è stato nominato professore di Antropologia Teologica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, presso la Pontificia Università Lateranense. Più tardi è stato incaricato anche di un insegnamento di Cristologia contemporanea presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense.

Ha collaborato con la Congregazione per la Dottrina della Fede in qualità di consultore dal 1986 al 1991. Nel 1987 ha partecipato come perito alla VII Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla «Vocazione e missione dei laici». Nel 1991 è stato nominato consultore del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari.

Eletto Vescovo di Grosseto il 20 luglio 1991, ha ricevuto l'ordinazione episcopale dal Cardinale Bernardin Gantin, nell'Arcibasilica Liberiana di Santa Maria Maggiore in Roma, il 21 settembre 1991. Nel 1994 è stato nominato membro della Congregazione per il Clero, incarico che mantiene tuttora. Nel luglio del 1995 è stato nominato dal Santo Padre Rettore della Pontificia Università Lateranense e due mesi dopo Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia.

Dal giugno 1995 è membro della Commissione Episcopale per l'Educazione Cattolica, la Scuola e l'Università della Conferenza Episcopale Italiana e dal gennaio del 1996 è Presidente del Comitato per gli Istituti di Scienze Religiose. In questo quadro affronta le questioni legate alla formazione teologica dei laici in Italia. Dal 1996 al 2001 è stato membro del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari.

Il 5 gennaio 2002 è stato nominato Patriarca di Venezia. Il 3 marzo successivo ha fatto il suo ingresso in diocesi accolto dal Patriarca emerito, il Cardinale Marco Cè. Il 9 aprile 2002 è stato eletto Presidente della Conferenza Episcopale Triveneta.

Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 ottobre 2003, del Titolo dei Ss. XII Apostoli.

È membro:
- della Congregazione per il Clero;
- dei Pontifici Consigli: per la Famiglia; per i Laici
Fonte: zenit.org

Verso il Conclave: Card. Bagnasco

Il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo metropolita di Genova (Italia), è nato a Pontevico, provincia e diocesi di Brescia, il 14 gennaio 1943, da genitori genovesi sfollati per la guerra. Il papà Alfredo lavorava in una fabbrica di pasticceria. La mamma, Rosa, era casalinga. Ha una sorella maggiore di nome Anna.
La famiglia Bagnasco, alla fine del tragico conflitto, è rientrata quasi subito a Genova e Angelo ha così potuto frequentare il ginnasio e il liceo classico presso il seminario arcivescovile. Il 29 giugno 1966 è stato ordinato sacerdote.
Si è laureato in filosofia presso l'università statale di Genova nel 1979. È stato vicario parrocchiale dal 1966 al 1985 nella parrocchia di San Pietro e Santa Teresa del Bambino Gesù in Genova. Dal 1986 al 1995 ha svolto mansioni come aiuto pastorale con compiti diocesani.
Dal 1975 al 1984 ha insegnato italiano nel liceo classico del seminario genovese. Dal 1980 al 1998 è stato docente di metafisica e ateismo contemporaneo presso la facoltà teologica dell'Italia settentrionale, nella sezione parallela di Genova. Praticamente nello stesso periodo, dal 1980 al 1995, è stato assistente diocesano della Federazione degli universitari cattolici italiani (Fuci). Particolarmente significativa è stata poi l'esperienza educativa maturata come assistente degli scout.
Dal 1985 al 1996 è stato direttore dell'ufficio catechistico dell'arcidiocesi e della Liguria, nonché delegato regionale per la pastorale della scuola. Dal 1986 al 1994 è stato preside e docente dell'Istituto superiore di scienze religiose di Genova, con competenza per tutta la regione ecclesiastica ligure.
Dal 1990 al 1996 è stato direttore dell'ufficio per l'educazione, con il compito di formazione degli insegnanti di religione. Ha vissuto con grande passione il suo impegno nell'ambito educativo e formativo, nei diversi campi a lui affidati. Inoltre, dal 1993 al 1996 è stato direttore dell'opera diocesana Apostolato liturgico e dal 1995 al 1997 è stato vicario episcopale e direttore spirituale del seminario arcivescovile di Genova.
Il 3 gennaio 1998 è stato nominato vescovo di Pesaro ed ha ricevuto la consacrazione episcopale il 7 febbraio dello stesso anno. Con l'erezione ad arcidiocesi di quella sede, l'11 marzo 2000 è divenuto arcivescovo metropolita.
Nel 2001 è stato nominato presidente del consiglio di amministrazione del quotidiano «Avvenire». Dal 2002 al 2005 è stato segretario della commissione della Conferenza episcopale italiana per l'educazione, la scuola e l'università: dunque i temi che ha avuto a cuore in tutta la sua opera di sacerdote e di vescovo.
Il 20 giugno 2003 è stato nominato arcivescovo ordinario militare per l'Italia. Sono stati quelli per lui tre anni di forte impegno. Si è dedicato al rafforzamento del servizio dei cappellani militari, portando una parola di pace tra i soldati italiani impegnati nelle delicate missioni internazionali nei «punti caldi» del mondo. Dal 2005 è stato segretario della commissione della Conferenza episcopale italiana per la cultura e le comunicazioni sociali.
Il 29 agosto 2006 è stato nominato arcivescovo metropolita di Genova. È succeduto nell'incarico al cardinale Tarcisio Bertone che Benedetto XVI ha chiamato in Vaticano come segretario di Stato. Ha preso possesso dell'arcidiocesi ligure presiedendo la messa solenne nella cattedrale di San Lorenzo il 24 settembre successivo. Due giorni dopo è stato eletto presidente della Conferenza episcopale ligure.
Il 7 marzo 2007 è stato nominato da Benedetto XVI presidente della Conferenza episcopale italiana.
Da Benedetto XVI creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 24 novembre 2007, del Titolo della Gran Madre di Dio.
È Membro: delle Congregazioni: per le Chiese Orientali; per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; per i Vescovi.
fonte: zenit.org

La leggenda dell'Inquisizione


Il nome del Sant’Uffizio è spesso legata la leggenda nera dell’Inquisizione come di un tribunale sanguinario, autore di una spietata caccia alle streghe compiuta sotto le sacre insegne della Religione, identificabile come parte cospicua di quel male assoluto di cui sembra essere stata tinta la Media Aetas e, più in generale, la storia della Chiesa Cattolica. Nulla di più falso: quello dell’Inquisizione è uno dei tanti falsi miti sorti durante il secolo dei Lumi – basti pensare alla leggenda di Ipazia, diffusa da Voltaire  - e che un’attenta documentazione storica permette di dimostrare erroneo ed infondato.
Il 23 gennaio di 15 anni or sono venivano aperti gli archivi del Sant’Uffizio e l’allora prefetto della “Congregazione per la Dottrina della Fede”, il cardinal Joseph Ratzinger, dichiarò: “Sono sicuro che aprendo i nostri Archivi si risponderà non solo alle legittime aspirazioni degli studiosi, ma anche alla ferma intenzione della Chiesa di servire l’uomo aiutandolo a capire se stesso leggendo senza pregiudizi la propria storia"
Intervistato dallo scrittore Vittorio Messori nel 1984, lo storico Luigi Firpo (1915-1989), esponente di rilievo della cultura laicista, uno dei pochi studiosi che ha avuto accesso anche ai documenti riservati del Sant’Uffizio, si esprimeva così: "Sono sicuro che l’apertura di quell’archivio, sinora assai limitata anche per esigenze organizzative, gioverebbe molto all’immagine della Chiesa [...]. Aprendo a tutti gli studiosi quelle carte, cadrebbero altri pezzi della abusiva leggenda nera che circonda l’Inquisizione".
Lo studioso italo-americano John Tedeschi, che all’Inquisizione ha dedicato il libro “Il giudice e l’eretico. Studi sull’Inquisizione Romana” nota come, in merito alla diffusione del falso mito: "Si va dall’uso improprio delle fonti alle affermazioni non sorrette dai dati di fatto e, in qualche caso, a quelli che appaiono deliberati tentativi di distorcere la realtà", cui si aggiungono la tendenza da parte di alcuni autori a considerare regola le aberrazioni, la presenza di contraddizioni anche in una stessa opera e il disaccordo fra gli storici su punti fondamentali pure se facilmente verificabili sulla base dei documenti consultabili. Infatti, la gamma di fonti a disposizione degli studiosi è piuttosto ampia, nonostante le gravi perdite subìte dagli archivi dell’Inquisizione romana, distrutti o dispersi in Irlanda, in Belgio, in Francia, in Italia e, in misura minore, negli Stati Uniti d’America, in conseguenza del saccheggio del Sant’Uffizio operato da funzionari napoleonici nel 1810 e dei danni patiti dalle Inquisizioni provinciali di Firenze, di Milano e di Palermo a causa del vandalismo giacobino o della soppressione delle istituzioni religiose. "La politica della porta chiusa del Sant’Uffizio — osserva Tedeschi — si basa su una decisione burocratica interna e non rappresenta la posizione ufficiale della Chiesa cattolica riguardo all’accesso ai documenti dell’Inquisizione. Raccolte ecclesiastiche provinciali ricche di documenti su tale argomento a Napoli, Pisa, Udine, Firenze e altrove, in misura crescente vengono messe a disposizione degli storici a scopo di ricerca; e innumerevoli codici inquisitoriali conservati presso la Biblioteca Vaticana e l’Archivio Segreto Vaticano sono stati messi a disposizione di studiosi di tutto il mondo, anche sotto forma di microfilm".
L’Inquisizione, grazie alla prescrizione, sempre rispettata, di mettere per iscritto le fasi della procedura, le deposizioni e le testimonianze – giacchè gli inquisitori "[...] non ritenevano di avere niente di vergognoso da nascondere"—, è una delle prime istituzioni del passato su cui è disponibile una quantità di dati tale da rendere impossibile ogni travisamento storico sia sull’organizzazione sia sulla prassi adottata. Gli inquisitori erano, in genere, persone dotte, oneste e di costumi irreprensibili, poco inclini a decidere in fretta e arbitrariamente la sorte dell’imputato, volti invece ad accordare il perdono al reo e a farlo rientrare in seno alla Chiesa. Diverse garanzie giuridiche a tutela dell’accusato erano parte integrante della procedura inquisitoriale. È accertato che più di un imputato abbia chiesto e ottenuto il cambiamento della sede e la sostituzione dell’inquisitore che si occupava del suo caso, avendo potuto dimostrarne la mancanza di obbiettività. "Non è un’esagerazione affermare che il Sant’Uffizio fu in certi casi un pioniere della riforma giudiziaria. L’avvocato difensore era parte integrante della sua procedura [...], nei tribunali dell’Inquisizione l’imputato riceveva una copia autenticata dell’intero processo [...] e disponeva di un ragionevole lasso di tempo per preparare la propria replica". Inoltre, molti manuali inquisitoriali abbondavano di consigli su possibili strategie difensive.
Sebbene fino al secolo XVII l’Inquisizione, come tutti gli altri sistemi giudiziari europei – la voce di Cesare Beccaria contro tale pratica si alzerà solo nel 1764- non abbia rinunciato a ricorrere alla tortura in quelle particolari situazioni in cui si riteneva che una parte essenziale della verità venisse celata pervicacemente, gli inquisitori, a differenza dei giudici civili, ne facevano uso raramente, ritenendo che fosse un fragile e rischioso strumento, spesso incapace di condurre alla verità, soprattutto perché molti riuscivano a sopportare i tormenti grazie alla loro forza d’animo e fisica.
Sebbene si pensi generalmente il contrario, solo una piccola percentuale di procedimenti inquisitoriali si concludeva con la condanna a morte, che era riservata ai pertinaci, non disposti in alcun caso a riconciliarsi con la Chiesa, e ai relapsi, i ricaduti, giudicati colpevoli di eresia già in passato."I dati disponibili sui rei consegnati dall’Inquisizione al braccio secolare indicano che una percentuale decisamente modesta di essi fu giustiziata". Fra i primi mille imputati che comparvero davanti al tribunale di Aquileia fra il 1551 e il 1647 solo quattro furono giustiziati. A Milano nella seconda metà del 1500 si contarono dodici esecuzioni capitali per eresia e soltanto una a Modena, nel 1567. Quanto alle oltre duecento sentenze, alcune concernenti più di un imputato, contenute nei manoscritti del Trinity College, solo in tre di esse era invocata l’estrema sanzione, mentre a Roma si contarono novantasette condannati a morte dal Sant’Uffizio fra il 1542 e il 1761. Dati analoghi emergono dal confronto con l’Inquisizione spagnola, che fra il 1540 e il 1700 ha comminato 820 volte la pena capitale su un totale di 44.000 casi, cioè una percentuale dell’1,9 per cento. A tal proposito basti pensare che dal 1976 al 2000, in appena 24 anni e in epoca post-contemporanea (non medievale o moderna), negli aurei Stati Uniti, le sentenze capitali sono state 3.703.
Inoltre, poiché la carcerazione come pena anziché come misura precauzionale durante il procedimento fece la sua comparsa in Europa negli ultimi decenni del 1500, "[...] l’Inquisizione, col suo secolare ricorso alla detenzione ad poenam, dev’essere considerata all’avanguardia anche nel diritto penale, in un’epoca in cui le altre opzioni a disposizione del giudice si riducevano al rogo, alla mutilazione, alle galee e all’esilio". Basandosi su vari documenti, compresi quelli del processo a Giordano Bruno (1548-1600), nonché su un sopralluogo in prima persona, Luigi Firpo ha ricostruito le condizioni di vita nelle prigioni romane del Sant’Uffizio, demolendo le teorie fantasiose di alcuni autori: "Si scoprirebbe poi che gli Ucciardone e le Rebibbia di oggi sono le vere bolge infernali rispetto alle troppo diffamate celle dell’Inquisizione, dove la vita era ritmata da regolamenti severi ma non disumani. Era, per esempio, prescritto che lenzuola e federe si cambiassero due volte alla settimana: roba da grande albergo.... [...]Una volta al mese, i cardinali responsabili dovevano ricevere uno a uno i prigionieri per sapere di che avessero bisogno. Mi sono imbattuto in un recluso friulano che chiese di avere birra al posto del vino. Il cardinale ordinò che si provvedesse, ma, non riuscendo a trovare birra a Roma, ci si scusò con il prigioniero, offrendogli in cambio una somma di denaro perché si facesse venire la bevanda preferita dalla sua patria".
Ai responsabili di reati particolarmente gravi e ripugnanti era riservata invece la detenzione sulle galee, "[...] che possono essere considerate, in un certo senso, l’equivalente delle nostre carceri di massima sicurezza".
Per quanto riguarda la tipologia dei reati si colgono sostanziali differenze fra i due grandi sistemi inquisitoriali dell’età moderna, derivanti dal fatto che l’Inquisizione romana era stata rifondata nel 1542 per fronteggiare la diffusione del protestantesimo nella penisola italiana, mentre quella spagnola era stata istituita più di mezzo secolo prima per affrontare il problema delle false conversioni dall’ebraismo al cristianesimo. Negli Stati italiani, quindi, il "luteranesimo" fu la preoccupazione maggiore dei funzionari inquisitoriali, finché nel secolo XVII la pratica della magia soppiantò il protestantesimo come capo d’imputazione più comune. Peraltro, l’assidua vigilanza di Roma nei confronti della magia — nella quale raramente erano incluse la stregoneria o il satanismo — non comportò una grande severità in termini di pene. "Come riconosciuto anche da Lea quasi un secolo fa, entrambe le grandi Inquisizioni del Mediterraneo erano assai caute e moderate a questo riguardo, in confronto ai tribunali secolari". Tedeschi, fra l’altro, contesta la tesi secondo cui il manuale inquisitoriale Malleus maleficarum, scritto dai domenicani tedeschi Heinrich Kramer (1430 ca.-1505) e Jakob Sprenger (1436 ca.-1495), pubblicato nel 1486 e nominato in qualsiasi manuale scolastico di storia moderna, sia stato il testo canonico per la persecuzione dei sospettati di stregoneria nei due secoli seguenti, documentando come una filosofia radicalmente opposta trovasse consensi crescenti nei tribunali del Sant’Uffizio nella seconda metà del 1500 fino a raggiungere dignità di norma con l’Instructio pro formandis processibus in causis strigum, sortilegiorum et maleficiorum, del 1624.
La storia di questa istituzione è stata travisata e deformata per secoli, finché accurate ricerche documentarie hanno aperto la strada a lavori scientifici innovativi, anche grazie all’esempio e allo stimolo forniti dall’opera di John Tedeschi. È auspicabile ora che la nuova immagine dell’Inquisizione esca dall’ambito specialistico ed entri a pieno titolo nel patrimonio culturale anzitutto dei cattolici, i quali sono ancora affetti da un ingiustificato complesso d’inferiorità a causa di una scarsa conoscenza della loro storia.

"Un pellegrino all'ultima tappa"

Oggi, primo giorno della Sede Vacante dopo l'abdicazione di Benedetto XVI, proponiamo il testo integrale del discorso pronunciato ieri dal Papa Emerito in occasione del commiato dal Collegio Cardinalizio e le poche parole con cui si è congedato anche dalla folla di fedeli presente a Castel Gandolfo in serata. A partire dalla settimana prossima, La Gazzetta del PAGO proporrà diversi ritratti dei partecipanti al Conclave, per vivere pienamente il momento storico al quale assistiamo.

 DISCORSO AL COLLEGIO CARDINALIZIO

"Venerati e cari Fratelli!

Con grande gioia vi accolgo e porgo a ciascuno di voi il mio più cordiale saluto. Ringrazio il Cardinale Angelo Sodano che, come sempre, ha saputo farsi interprete dei sentimenti dell’intero Collegio: Cor ad cor loquitur. Grazie Eminenza di cuore. E vorrei dire – riprendendo il riferimento all’esperienza dei discepoli di Emmaus – che anche per me è stata una gioia camminare con voi in questi anni, nella luce della presenza del Signore risorto.

Come ho detto ieri davanti alle migliaia di fedeli che riempivano Piazza San Pietro, la vostra vicinanza e il vostro consiglio mi sono stati di grande aiuto nel mio ministero. In questi otto anni, abbiamo vissuto con fede momenti bellissimi di luce radiosa nel cammino della Chiesa, assieme a momenti in cui qualche nube si è addensata nel cielo. Abbiamo cercato di servire Cristo e la sua Chiesa con amore profondo e totale, che è l’anima del nostro ministero. Abbiamo donato speranza, quella che ci viene da Cristo, che solo può illuminare il cammino. Insieme possiamo ringraziare il Signore che ci ha fatti crescere nella comunione, e insieme pregarlo di aiutarvi a crescere ancora in questa unità profonda, così che il Collegio dei Cardinali sia come un’orchestra, dove le diversità – espressione della Chiesa universale – concorrano sempre alla superiore e concorde armonia.

Vorrei lasciarvi un pensiero semplice, che mi sta molto a cuore: un pensiero sulla Chiesa, sul suo mistero, che costituisce per tutti noi - possiamo dire - la ragione e la passione della vita. Mi lascio aiutare da un’espressione di Romano Guardini, scritta proprio nell’anno in cui i Padri del Concilio Vaticano II approvavano la Costituzione Lumen Gentium, nel suo ultimo libro, con una dedica personale anche per me; perciò le parole di questo libro mi sono particolarmente care. Dice Guardini: La Chiesa “non è un’istituzione escogitata e costruita a tavolino…, ma una realtà vivente… Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi… Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa, e il suo cuore è Cristo”. E’ stata la nostra esperienza, ieri, mi sembra, in Piazza: vedere che la Chiesa è un corpo vivo, animato dallo Spirito Santo e vive realmente dalla forza di Dio. Essa è nel mondo, ma non è del mondo: è di Dio, di Cristo, dello Spirito. Lo abbiamo visto ieri. Per questa è vera ed eloquente anche l’altra famosa espressione di Guardini: “La Chiesa si risveglia nelle anime”. La Chiesa vive, cresce e si risveglia nelle anime, che - come la Vergine Maria - accolgono la Parola di Dio e la concepiscono per opera dello Spirito Santo; offrono a Dio la propria carne e, proprio nella loro povertà e umiltà, diventano capaci di generare Cristo oggi nel mondo. Attraverso la Chiesa, il Mistero dell’Incarnazione rimane presente per sempre. Cristo continua a camminare attraverso i tempi e tutti i luoghi.

Rimaniamo uniti, cari Fratelli, in questo Mistero: nella preghiera, specialmente nell’Eucaristia quotidiana, e così serviamo la Chiesa e l’intera umanità. Questa è la nostra gioia, che nessuno ci può togliere.

Prima di salutarvi personalmente, desidero dirvi che continuerò ad esservi vicino con la preghiera, specialmente nei prossimi giorni, affinché siate pienamente docili all’azione dello Spirito Santo nell’elezione del nuovo Papa. Che il Signore vi mostri quello che è voluto da Lui. E tra voi, tra il Collegio Cardinalizio, c’è anche il futuro Papa al quale già oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza. Per questo, con affetto e riconoscenza, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica".


DISCORSO A CASTEL GANDOLFO

"Grazie!
Grazie a
voi!
Cari amici, sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del creato e dalla vostra simpatia che mi fa molto bene. Grazie per la vostra amicizia, il vostro affetto. Voi sapete che questo mio giorno è diverso da quelli precedenti; non sono più Sommo Pontefice della Chiesa cattolica: fino alle otto di sera lo sarò ancora, poi non più. Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra. Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità. E mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti insieme con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo. Grazie, vi imparto adesso con tutto il cuore la mia Benedizione.
Ci benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Grazie, buona notte! Grazie a voi tutti!".